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01 Febbraio 2026 - 11:49
Gabriele Casadei e Carlo Tacchini
Esistono storie che nascono lontano dai riflettori, immerse nel silenzio dell’acqua e nella nebbia sottile del Lago di Candia, tra il freddo che punge e la fatica delle mattine di febbraio. È qui che Gabriele Casadei ha iniziato a costruire il proprio percorso, giorno dopo giorno, pagaiata dopo pagaiata, fino a trasformare un orizzonte di provincia in una rotta olimpica. Un cammino fatto di sacrificio e disciplina che venerdì 30 gennaio si è trasformato in un’emozione condivisa: l’Oratorio Sant’Andrea di Caluso ha fatto registrare il tutto esaurito per l’anteprima de Il ragazzo del lago, il documentario firmato dal regista Lorenzo Rinaldi, capace di raccontare un’impresa sportiva come una storia collettiva, profondamente radicata nel territorio.
A introdurre la serata è stato Fabio Rinaldi, che ha subito chiarito lo spirito dell’opera. «Lorenzo ha voluto che, prima di approdare sul web, questo video venisse proiettato proprio dove questa storia è nata, per condividerla con la comunità di Caluso e Candia». Una scelta controcorrente in un’epoca di consumo rapido delle immagini, accompagnata da un lavoro stilistico essenziale ma rigoroso. «Abbiamo cercato un linguaggio cinematografico fatto di pause, inquadrature lente, silenzi. L’emozione non deve travolgere subito, ma arrivare con calma, e restare».
Sul valore del territorio e sulla necessità di proteggere i tempi della crescita si è soffermato anche il presidente regionale del CONI, Stefano Mossino, richiamando la funzione educativa dello sport. «Il nostro compito è creare il perimetro giusto affinché la magia dello sport possa diventare professione. L’obiettivo è che ogni giorno ci sia un bambino o una bambina in più che possa sognare di diventare un campione».
L’autenticità del documentario emerge soprattutto dal racconto dei legami che hanno sostenuto Gabriele Casadei nel suo percorso. Al centro ci sono mamma Marcella Simeone e papà Gigi, presenze costanti e solide, capaci di trasmettere al figlio equilibrio e forza interiore. Una famiglia che è anche parte viva del tessuto locale: Marcella è l’anima del Bistrò di via Bettoja a Caluso, mentre Gigi gestisce il ristorante Lido Molo 34 sul Lago di Candia, a pochi passi da quelle stesse acque che hanno visto nascere il talento del figlio. È in questa normalità fatta di lavoro, relazioni e radici che Gabriele ha trovato la spinta per credere nel proprio sogno.
Un ruolo decisivo lo ha avuto anche il rapporto con l’allenatore Mihael “Misha” Vartolomei, un legame che va ben oltre la dimensione tecnica. Una storia nata quasi per caso e guidata dal cuore, come ha raccontato lo stesso Misha ricordando il suo arrivo in Italia per amore di Tania: «Tutto nasce dall’amore. Tania fa parte di quella medaglia». Un’intesa così profonda da diventare quasi familiare, tanto che Gabriele, a volte, arriva a chiamare il padre con il nome dell’allenatore. Un dettaglio che racconta meglio di mille parole il livello di fiducia e di condivisione umana raggiunto.

L'allenatore Mihaeil Misha Vartolomei, l'atleta Gabriele Casadei e il regista Lorenzo Rinaldi
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L'intervento del Presidente del Coni Regionale Stefano Mossino, intervistato da Fabio Rinaldi
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L'intervento della Sindaca di Caluso Maria Rosa Cena
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Misha, Gabriele Casadei, Lorenzo Rinaldi e Fabio Rinaldi
Misha ha ripercorso anche la propria crescita come tecnico, ricordando le sue prime atlete — Emma Maria De Andrea, Maria Vittoria Bazzarone, Madalina Foca, Martina Hrabrov — fondamentali per superare una visione puramente muscolare dello sport e approdare a una consapevolezza totale del gesto. «Io sono cresciuto come allenatore insieme a loro. Oggi sono grandi persone e professioniste, e il successo di oggi nasce anche da quel percorso».
Significativa anche la testimonianza del regista Lorenzo Rinaldi, che con ironia ha raccontato il proprio cambio di strada professionale: «Gabriele ha preso molto da Misha, così come io ho preso molto dal “muro”». Un riferimento alle difficoltà incontrate nella sua carriera da ciclista, interrotta bruscamente. «Quando non ho più potuto pedalare, ho iniziato a studiare ciò che amavo. Nel documentario sono partito dallo sport perché è una metafora perfetta della vita. E in questa storia, legata al lago, ho trovato qualcosa di unico». Un lavoro portato avanti con estrema cura, rimandando più volte il montaggio definitivo per raggiungere un risultato che lo stesso Casadei ha definito un tributo di grande valore artistico.
Davanti alla macchina da presa emerge un Gabriele lucido, quasi chirurgico, descritto come un vero “matematico in barca” per la precisione dei suoi gesti. L’atleta ha raccontato il momento in cui tutto cambia. «Già nel riscaldamento il silenzio diventa il mio compagno. Ma quando si abbassa il blocco il mondo scompare: resta solo l’obiettivo di divorare l’acqua nel minor tempo possibile». Ripensando all’oro olimpico di Parigi, ha ricordato l’ultima pagaiata: «In quell’istante ho scaricato tutta la rabbia e la tensione accumulate. Oggi il mio desiderio più grande è restituire ciò che ho ricevuto. Spero di essere per i giovani un esempio di dedizione, così come Carlo Tacchini lo è stato per me».
A chiudere la serata è stato l’intervento della sindaca di Caluso, Maria Rosa Cena, che ha dato voce all’orgoglio di un’intera comunità. «Con Gabriele abbiamo portato un pezzo di Canavese nel mondo. Se organizzassimo un’altra proiezione domani, riempiremmo di nuovo questa sala: il pubblico percepisce che qui non c’è solo sport, ma tanta umanità e una vera scuola di vita». Il suo augurio è andato a Gabriele e al suo allenatore, perché continuino a brillare sui podi internazionali, e a Lorenzo Rinaldi, affinché il documentario possa continuare a “correre veloce”.
Una serata che è diventata il ritratto di una terra capace di generare talento senza perdere il senso delle proprie radici. Un Canavese che parla al mondo attraverso i suoi protagonisti: Nikita Perotti, pioniere della danza e della formazione a Chivasso; Pecco Bagnaia, che dal territorio chivassese detta i ritmi del motociclismo globale; e l’eporediese Sofia Tarantino, giovanissimo talento del canto che sta conquistando il pubblico nazionale con un racconto senza barriere.
Sulle rive del lago di Candia resta la lezione più semplice e più vera di Gabriele Casadei: non esistono acque troppo fredde o nebbie troppo fitte per chi ha la pazienza, la dedizione e il coraggio di trasformare un sogno nato in provincia nel traguardo più alto del mondo.
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