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Bagnaia è già fuori dai piani Ducati? Tra Marquez intoccabile, silenzi pesanti e un futuro tutto da difendere

Dopo una stagione deludente e segnali poco rassicuranti da Borgo Panigale, il pilota di Chivasso affronta mesi cruciali mentre il mercato MotoGP accelera

Bagnaia è già fuori dai piani Ducati?

La calma di Francesco Bagnaia è quella di chi sa di essere arrivato a un bivio vero, non annunciato ma evidente. Il sorriso controllato, le parole misurate, la fiducia ostentata raccontano solo una parte della storia. L’altra è fatta di segnali politici, di equilibri che si spostano, di gerarchie che cambiano in silenzio. Dopo una stagione MotoGP 2025 ben al di sotto delle aspettative, il due volte campione del mondo si prepara a vivere mesi decisivi, forse i più delicati da quando è diventato il volto della Ducati vincente.

Il calendario non concede tregua. I test in Malesia e Thailandia diventano molto più di semplici prove invernali: sono un esame pubblico, tecnico e mentale. Bagnaia deve ritrovare sintonia con la Ducati Desmosedici GP, ma soprattutto deve dimostrare di essere ancora centrale in un progetto che, oggi, sembra guardare altrove. E da Borgo Panigale, almeno per ora, non arrivano messaggi distensivi.

Il dato politico è chiaro: Bagnaia non è più la priorità. Non lo dicono esplicitamente, ma lo suggeriscono in modo fin troppo esplicito le parole pronunciate durante la presentazione del team a Madonna di Campiglio. Dal presidente Claudio Domenicali al team manager Davide Tardozzi, il concetto è stato ribadito con una coerenza che pesa come un macigno: il futuro passa da Marc Marquez.

Ducati non fa mistero della propria strategia. Continuare con Marc Marquez è l’obiettivo numero uno. Tutto il resto viene dopo. Anche Pecco Bagnaia, che fino a poco tempo fa era il simbolo della continuità e della rinascita vincente della Rossa. Oggi, invece, il suo rinnovo viene rimandato, subordinato ai risultati, rinchiuso in una formula che sa di attesa vigilata: vediamo come va nei primi Gran Premi, poi ne riparliamo.

Le dichiarazioni ufficiali sono diplomatiche, ma il messaggio è inequivocabile. Domenicali parla di un contratto “complesso”, di una soluzione da trovare insieme, di soddisfazione reciproca. Parole che, lette tra le righe, dicono una cosa semplice: Ducati sta negoziando da una posizione di forza con Marquez, e non ha fretta di chiudere con Bagnaia. Tardozzi è ancora più esplicito quando ammette che solo dopo la decisione di Marc si penserà al secondo pilota. Tradotto: Pecco è in lista d’attesa.

Tutto lascia pensare che Marquez resterà in Ducati almeno fino al 2028. L’annuncio potrebbe arrivare già a febbraio, prima dell’inizio del Mondiale, chiudendo di fatto ogni spazio di manovra. E questo cambia completamente lo scenario per Bagnaia. Perché il mercato piloti non aspetta, e chi non ha certezze è costretto a preparare un piano B, anche quando giura fedeltà.

C’è poi il capitolo economico, che pesa quanto quello sportivo. Quando Marquez è arrivato nel team ufficiale nel 2025, lo ha fatto da una posizione contrattuale debole. Accettava le condizioni, puntava a rilanciarsi, aveva bisogno di Ducati tanto quanto Ducati aveva bisogno di lui. Oggi la situazione è ribaltata. Dopo aver dominato la stagione, il nove volte campione del mondo si presenta al tavolo delle trattative con un peso specifico enorme. E le richieste, inevitabilmente, salgono.

Ducati, però, non è Honda né Yamaha. Non dispone di risorse infinite. Se una fetta importante del budget viene assorbita da Marquez, il resto del box deve adeguarsi. Questo significa una cosa molto concreta: il secondo pilota dovrà accontentarsi. E qui la domanda diventa inevitabile. Bagnaia è disposto ad accettare un ingaggio ridimensionato, dopo essere stato campione del mondo e uomo simbolo del progetto?

È una domanda scomoda, ma reale. Perché il mercato non offre molte alternative di pari livello. E perché Ducati, oggi, non sembra più disposta a costruire attorno a lui come in passato.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il nome che rimbalza con sempre maggiore insistenza: Pedro Acosta. Il suo approdo in Ducati viene ormai dato per certo da più parti. Resta solo da capire come e quando. Passaggio diretto nel team ufficiale o percorso graduale in un team satellite come VR46, replicando lo schema già visto con Marquez in Gresini. Ma la direzione è tracciata.

Gigi Dall’Igna non ha mai nascosto il fascino esercitato dal talento spagnolo. Acosta è giovane, aggressivo, mediaticamente fortissimo. Un investimento sul presente e sul futuro. Massimo Rivola, da Aprilia, dà per scontato il suo passaggio in rosso. E soprattutto, Acosta spinge. Vuole la Desmosedici, accetterebbe qualsiasi condizione pur di salirci sopra. Un dettaglio non irrilevante in una fase in cui Ducati deve fare i conti anche con i bilanci.

In questo scenario, Bagnaia rischia di diventare l’uomo di mezzo. Non più intoccabile, non ancora scaricato, ma sospeso. La sua calma, in questo contesto, appare quasi una necessità comunicativa. Durante la scorsa stagione non sono mancate le tensioni. Più volte Pecco ha puntato il dito contro gli ingegneri Ducati, lamentando problemi all’avantreno, difficoltà di feeling, scelte tecniche che non lo convincevano. Segnali di un rapporto che, pur restando professionale, ha perso parte della sua armonia.

Oggi il tono è cambiato. «Sono tranquillo riguardo al rinnovo del mio contratto. Voglio solo iniziare bene la stagione e concentrarmi su questo», ha detto Bagnaia. Una dichiarazione che suona come un tentativo di abbassare la pressione, ma che pochi, nel paddock, prendono alla lettera. Perché le squadre ufficiali non amano le situazioni aperte. E perché entro l’inizio del Mondiale tutte vorranno definire le proprie formazioni per il biennio 2027-2028. Ducati compresa.

Il tempo, quindi, non è dalla parte di Pecco. Le prime gare non saranno solo una questione di punti, ma di credibilità interna. Ritrovare velocità, costanza e leadership diventa fondamentale. Non per battere Marquez, ma per restare rilevante in un progetto che sembra già proiettato oltre.

Il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi improvvisamente con un curriculum prestigioso ma senza una sella all’altezza. Perché la MotoGP non aspetta nessuno. E nemmeno Ducati, oggi, sembra disposta a farlo.

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