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Ricordare non basta: San Mauro Torinese trasforma il Giorno della Memoria in un percorso civile

Sabato 1° febbraio l'incontro in municipio con Marco Brunazzi, storico e docente universitario, per ricordare la catena degli eventi che portarono alla Shoah, con un occhio puntato sul presente

Ricordare non basta: San Mauro Torinese trasforma il Giorno della Memoria in un percorso civile

Ricordare non basta: San Mauro Torinese trasforma il Giorno della Memoria in un percorso civile

Non un solo evento celebrativo, ma un percorso articolato, costruito nel tempo e affidato a linguaggi diversi. Così San Mauro Torinese ha attraversato il Giorno della Memoria, scegliendo di affrontarla non come una ricorrenza formale, ma come un’occasione di approfondimento storico e di assunzione di responsabilità civile.

L’ultimo appuntamento, in ordine cronologico, si è tenuto sabato 1° febbraio, con l’incontro promosso dall’ANPI con il patrocinio e il supporto della Città. Protagonista della mattinata è stato Marco Brunazzi, storico, docente universitario e presidente della Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini, che ha guidato il pubblico in una ricostruzione rigorosa delle leggi razziali del 1938 e delle loro conseguenze concrete sulla vita degli ebrei italiani.

Un passaggio chiave della storia del Novecento, spesso ridotto a una data simbolica, che Brunazzi ha invece restituito nella sua dimensione reale: un processo graduale fatto di esclusione, perdita dei diritti, emarginazione sociale, fino alla deportazione e alla Shoah. Una macchina persecutoria che non nacque all’improvviso, ma fu costruita nel tempo, con responsabilità precise e diffuse.

Proprio su questo punto si è soffermato anche l’intervento dell’assessore Matteo Fogli, che ha richiamato il senso profondo della memoria come strumento attivo, non consolatorio: «Vivere il 27 gennaio – ha sottolineato – significa tenere insieme storia e responsabilità. Nominare colpe e complicità, senza rimozioni né autoassoluzioni. Nel passato e nel presente. Riconoscere i segni del male di oggi e intervenire, senza esitazioni». Un richiamo esplicito al rischio di trasformare il ricordo in una liturgia svuotata di significato.

L'incontro nella sala consiliare

L’incontro del 1° febbraio ha rappresentato il naturale completamento di un percorso avviato nei giorni precedenti. Lunedì 26 gennaio, alla vigilia della ricorrenza ufficiale, San Mauro aveva infatti dedicato un momento specifico alla memoria degli Internati Militari Italiani (IMI), spesso rimasti ai margini del racconto pubblico sulla Seconda guerra mondiale. Con la presentazione del libro Un Alpino nello Stalag 398 di Osvaldo Mascarello, organizzata insieme all’ANEI Torino, è stata riportata al centro la vicenda di quei circa 650 mila soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, dissero “no” alla Repubblica di Salò e alla collaborazione con il nazismo, pagando quella scelta con la prigionia nei lager.

Una forma di Resistenza silenziosa, definita “Resistenza senz'armi”, che attraversò l’Europa dei campi di internamento e che rappresenta oggi uno dei capitoli più dimenticati della storia civile italiana.

Tra questi due momenti, il 27 gennaio ha segnato il punto di raccordo simbolico tra le diverse iniziative, con un momento di raccoglimento davanti al municipio e di visita alle pietre d'inciampo presenti a San Mauro, per ricordare i concittadini deportati dal regime nazifascista.

Nel loro insieme, gli appuntamenti sanmauresi hanno disegnato un filo chiaro: dalla persecuzione giuridica degli ebrei italiani alla deportazione, fino alla scelta di dissenso degli IMI, la memoria non come esercizio del passato, ma come lente sul presente. Un invito a riconoscere i segnali, a interrogarsi sulle responsabilità collettive e a non relegare la storia a una pagina di un libro chiuso.

Un modo diverso di attraversare il Giorno della Memoria. Meno retorico, e con un occhio puntato verso il presente. E proprio per questo, più necessario.

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