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22 Dicembre 2025 - 12:17
Il presepe vivente non si fa? A San Mauro ci pensa la parrocchia
Dove non arriva il Comune arriva la parrocchia. Domenica scorsa, la chiesa di San Benedetto di San Mauro Torinese, ha provato a “mettere una pezza” al tradizionale presepe vivente che da circa 10 anni si teneva per le strade della città, ma che quest'anno è saltato.
I parroci e i ragazzi dell'oratorio ne hanno organizzato uno "statico" nel cortile della parrocchia. Niente corteo tra piazze e vicoli, niente percorso diffuso nel borgo storico come accaduto per oltre un decennio.
Una scelta obbligata, spiegata apertamente dai parroci e dall’oratorio: difficoltà organizzative e l’impossibilità, di fatto, di riproporre il presepe vivente nella sua forma tradizionale; si è anche aggiunta l'incertezza del meteo. Così si è deciso di salvare almeno il simbolo, concentrando tutto in un unico spazio, più contenuto, ma capace comunque di restituire un momento di comunità.
Il risultato è stato un evento comunque partecipato e sentito, con circa 400 persone presenti nel corso del pomeriggio. Una cifra tutt’altro che trascurabile, soprattutto se si considera che si trattava di una versione ridotta, ma inevitabilmente distante dai numeri a cui San Mauro era abituata: negli anni passati, il presepe vivente diffuso in città richiamava tra le 4mila e le 6mila persone, trasformando il centro storico in un grande spazio collettivo.
Nel cortile di San Benedetto si sono susseguiti i “Portatori di Luce”, la rappresentazione della Natività, l’arrivo di Babbo Natale, la festa con lo street food curato da Pro Loco e Alpini, la premiazione dei chierichetti e la benedizione dei bambinelli del presepe. Il tutto accompagnato dalla messa serale e, a chiudere, da un momento dedicato ai volontari.
Il messaggio della parrocchia è stato chiaro e carico di significato: non una rinuncia al presepe, ma un tentativo di mantenerne viva la tradizione, anche in una forma diversa. «A San Mauro il presepe vivente è tornato», si legge nel messaggio diffuso sui social dall'oratorio, con l’accento posto sul valore comunitario dell’iniziativa e sulla partecipazione trasversale di giovani, adulti e anziani.
Ed è proprio questo l’aspetto che emerge con più forza: la volontà di non spezzare una consuetudine che, per anni, ha rappresentato uno dei momenti più identitari del Natale sanmaurese. Un presepe “più piccolo”, certo, ma costruito con lo stesso spirito di sempre, grazie all’impegno dei parroci don Stefano Votta e don Luca Ramello, e di decine di volontari.
Resta però l'amaro in bocca a tanti cittadini. Perché il confronto con il passato è immediato e inevitabile. Il presepe vivente, negli anni, non era solo una rappresentazione religiosa, ma un evento capace di animare la città intera, attirare visitatori da fuori, dare visibilità a San Mauro e restituire centralità al suo borgo storico. La versione nel cortile, per quanto curata e partecipata, non può colmare del tutto quel vuoto.
All’evento hanno preso parte anche Paola Antonetto, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, e l’onorevole Augusta Montaruli. Antonetto, infatti, pochi giorni priva aveva portato in Consiglio comunale un’interrogazione sul patrocinio e sul ruolo del Comune in alcune iniziative natalizie, intervenendo proprio su temi legati al rapporto tra amministrazione, associazioni e tradizioni cittadine.
Nel messaggio condiviso sui social, Antonetto ha parlato apertamente di evento realizzato “nonostante le restrizioni imposte e il mancato contributo dell’Amministrazione”, ringraziando parroci e volontari e sottolineando come, anche in una forma ridotta, il presepe sia riuscito a creare partecipazione e senso di appartenenza.
Al netto delle letture politiche, il dato resta uno: il presepe vivente c’è stato, ma in scala ridotta. Bello, sentito, partecipato. Ma diverso. E per molti cittadini, soprattutto quelli che per anni hanno vissuto il presepe come un evento diffuso, aperto, capace di riempire strade e piazze, la sensazione è che questa edizione abbia più il sapore di una soluzione tampone che di una vera continuità.
La tradizione, per ora, è stata tenuta in vita. La domanda che resta aperta è se, nei prossimi anni, San Mauro tornerà a vedere quel presepe vivente che attraversava la città, con un'organizzazione condivisa tra parrocchie, volontari e Comune da iniziare con più anticipo e più attenzione.
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