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Basta violenza in corsia, la Regione approva l'emendamento per tutelare medici e infermieri

Aggressioni ai sanitari, il Piemonte ammette l’emergenza e prova a reagire. Approvato l'emendamento del Movimento 5 Stelle

Basta violenza in corsia, la Regione approva l'emendamento per tutelare medici e infermieri

Basta violenza in corsia, la Regione approva l'emendamento per tutelare medici e infermieri (foto: Sarah Disabato)

La violenza contro medici, infermieri e operatori socio-sanitari non è più un fatto episodico né una somma di casi isolati: è una piaga strutturale che attraversa ospedali, pronto soccorso, ambulatori e servizi territoriali. Il Consiglio regionale del Piemonte lo ha messo nero su bianco approvando un emendamento del Movimento 5 Stelle al Piano socio-sanitario, un atto che certifica politicamente ciò che il personale denuncia da anni: lavorare in sanità significa sempre più spesso lavorare sotto minaccia.

A portare il tema al centro del dibattito è stata la capogruppo M5s Sarah Disabato, che ha parlato apertamente di un’emergenza non più rinviabile. Secondo Disabato, gli episodi di aggressione fisica e verbale contro chi opera nella sanità pubblica stanno aumentando in modo preoccupante e richiedono risposte sistemiche, non dichiarazioni di circostanza. L’emendamento approvato va proprio in questa direzione, tentando di costruire un argine strutturale a una deriva che rischia di diventare normalità.

Il testo inserito nel Piano socio-sanitario introduce per la prima volta un sistema regionale di monitoraggio degli episodi di violenza, superando l’attuale frammentazione dei dati e il sottodimensionamento del fenomeno. Accanto al monitoraggio, vengono previsti protocolli aziendali obbligatori per prevenzione, gestione e segnalazione delle aggressioni, con referenti dedicati all’interno delle strutture. Non più improvvisazione, dunque, ma procedure chiare e responsabilità definite.

C’è poi il nodo degli ambienti di lavoro, spesso lasciati soli davanti a situazioni di forte tensione. L’emendamento interviene anche sugli aspetti strutturali e organizzativi, chiedendo adeguamenti concreti nei luoghi più esposti, e punta sulla formazione del personale: gestione del conflitto, comunicazione con l’utenza, tecniche di de-escalation. Strumenti che non risolvono tutto, ma che possono fare la differenza nei momenti critici.

Un altro punto centrale riguarda il dopo. Troppo spesso chi subisce un’aggressione viene lasciato solo, a gestire paura, stress e conseguenze legali. Il testo approvato prevede forme di supporto psicologico e, quando necessario, tutela legale per gli operatori coinvolti. Un riconoscimento esplicito del fatto che la violenza non finisce con l’episodio, ma continua nei giorni e nei mesi successivi.

Disabato parla di «misure di buon senso» e chiama ora in causa direttamente la Giunta Cirio, chiedendo che quanto approvato non resti sulla carta. Il passaggio politico è chiaro: il Consiglio ha indicato una strada, ora tocca all’esecutivo regionale renderla operativa in tempi rapidi. Perché ogni ritardo significa lasciare scoperti migliaia di professionisti che garantiscono un servizio essenziale in condizioni sempre più difficili.

L’approvazione dell’emendamento segna anche un cambio di tono istituzionale. Non si tratta più solo di solidarietà a posteriori o di campagne simboliche, ma del tentativo di costruire una risposta strutturata a un fenomeno che mina alla base la tenuta del sistema sanitario pubblico. Se chi cura ha paura, l’intero sistema si indebolisce.

Resta ora la prova dei fatti. Le aggressioni non si fermano con un voto in aula, ma senza strumenti, protocolli e responsabilità chiare continueranno a crescere. Il Piemonte ha riconosciuto il problema. Adesso deve dimostrare di saperlo affrontare davvero.

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Sarah Disabato

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