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Torino ricorda i tre operai morti nel crollo della gru, il silenzio delle famiglie accusa: “Non può essere normale morire così”

Alla commemorazione assenti i parenti delle vittime, istituzioni e sindacati tornano a chiedere più sicurezza sul lavoro

Torino ricorda i tre opera

Torino ricorda i tre operai morti nel crollo della gru, il silenzio delle famiglie accusa: “Non può essere normale morire così”

Non erano presenti fisicamente, ma la loro assenza è stata la presenza più forte. A Torino, nel giorno della commemorazione dei tre operai morti nel crollo della gru di via Genova, il vuoto lasciato dai familiari di Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti ha attraversato la cerimonia come un segno indelebile. Una scelta dolorosa, spiegata con parole che restituiscono tutta la fatica di chi, a distanza di anni, continua a convivere con una perdita che non trova pace.

Il loro messaggio è stato letto dal direttore di Sicurezza e Lavoro, Massimiliano Quirico, davanti alle istituzioni e ai rappresentanti sindacali presenti. «Quest'anno non ce la sentiamo proprio di venire a parlare. Non c'è più nulla da dire. È stato un lungo anno, le udienze ci hanno provato davvero tanto e ascoltare le varie testimonianze e le svariate teorie sull'accaduto stanno quasi facendo dubitare che sono morti per colpa di loro stessi e questo, anche se gli avvocati fanno il loro dovere, fa veramente male». Parole che raccontano lo strazio di un percorso giudiziario che, invece di lenire, riapre ferite. «Restiamo in silenzio nel nostro dolore che purtroppo non passa, grazie comunque per la commemorazione saremo lì con il pensiero come tutti i giorni ormai da 4 anni».

Il crollo della gru, avvenuto il 18 dicembre 2022, è una ferita ancora aperta nella memoria della città. Una tragedia che ha segnato un confine netto tra prima e dopo, diventando simbolo di una emergenza sicurezza sul lavoro che continua a mietere vittime. Alla cerimonia, i sindacati hanno ribadito la necessità di un cambio di passo, non solo normativo ma culturale. Erano presenti «per ricordare tre amici e per chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, una cultura della sicurezza, partendo anche dalle scuole, perché i nostri ragazzi meritano un lavoro stabile, sicuro e dignitoso». E il dato che pesa come un macigno: «Un morto ogni due giorni non è più una cosa possibile».

Accanto ai rappresentanti dei lavoratori, anche le istituzioni hanno preso la parola. Il presidente della Circoscrizione 8, Massimiliano Miano, ha ricordato che «siamo qui per rendere omaggio a Filippo, Roberto e Marco e a tutti i caduti sul lavoro che, purtroppo, continuano a esserci e sono la piaga del nostro Paese». Un richiamo che allarga lo sguardo oltre il singolo episodio, trasformando la commemorazione in una denuncia collettiva.

A sottolineare il ruolo della politica è stata la consigliera regionale Valentina Cera, che ha chiesto un’assunzione di responsabilità netta: «Ognuno di noi deve fare la propria parte, le istituzioni devono fare di più e meglio perché non può venir considerata una cosa normale morire sul lavoro e perché si deve capire che la sicurezza non è un costo ma la condizione necessaria per poter lavorare». Un concetto ribadito anche dal presidente della Commissione Legalità della Città, Luca Pidello, che ha sintetizzato il senso della giornata con una frase destinata a restare: «Ogni investimento porta a una commemorazione in meno».

Nel silenzio delle famiglie, nel peso delle parole pronunciate e in quelle taciute, Torino ha ricordato non solo tre nomi, ma una responsabilità collettiva che continua a interrogare il presente. Perché dietro ogni cerimonia, ogni corona di fiori, resta una domanda che non può più essere rimandata.

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