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18 Dicembre 2025 - 10:54
Gli oncologi non hanno dubbi: queste sono le due cause principali di tumore (foto di repertorio)
In Italia si continua a parlare di cancro soprattutto in termini di terapie, innovazione farmacologica e sopravvivenza. Eppure, accanto ai progressi della medicina, restano ben saldi due fattori di rischio oncologici che incidono in modo profondo e trasversale sulla salute della popolazione: il fumo di sigaretta e il sovrappeso. A ribadirlo sono gli oncologi dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), in occasione della presentazione del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, che dedica ampio spazio al legame tra stili di vita e rischio di sviluppare tumori.
Il quadro che emerge è complesso e, per certi versi, contraddittorio. Da un lato, la consapevolezza dei rischi legati a comportamenti scorretti è cresciuta; dall’altro, milioni di persone continuano a convivere con abitudini che aumentano in modo significativo la probabilità di ammalarsi. Il tabagismo, in particolare, resta uno dei principali nemici della salute pubblica. Secondo i dati illustrati da Aiom, l’abitudine al fumo è ancora oggi più diffusa tra gli uomini, con una prevalenza del 28%, rispetto alle donne, ferme al 20%.
Ma il dato più allarmante riguarda il legame tra fumo e svantaggio sociale. «L'abitudine tabagica resta più frequente fra gli uomini rispetto alle donne ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%)», spiega Rossana Berardi, presidente eletto Aiom. Una frattura che racconta come il fumo non sia soltanto una scelta individuale, ma anche il riflesso di condizioni economiche, culturali e ambientali che rendono più difficile adottare comportamenti salutari.
Accanto al tabagismo, l’altro grande fronte critico è rappresentato dal sovrappeso e dall’obesità, fattori sempre più riconosciuti come determinanti nel rischio oncologico. L’eccesso ponderale riguarda oggi il 43% degli adulti italiani, una percentuale che fotografa una condizione ormai strutturale, non più marginale. «Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell'eccesso ponderale a livello nazionale», osserva Berardi, sottolineando come il fenomeno sia sostenuto da un incremento «contenuto ma statisticamente significativo» dell’obesità soprattutto nel Nord Italia.
Il dato geografico è particolarmente rilevante, perché conferma un gradiente territoriale che penalizza storicamente il Mezzogiorno. Nonostante una lieve riduzione dell’obesità registrata negli anni più recenti nel Sud, il divario resta evidente. «Il gradiente geografico dell'eccesso ponderale resta a sfavore del Sud», afferma Berardi, aggiungendo che in alcune regioni la situazione assume contorni preoccupanti. In Campania, Puglia e Molise, infatti, «la metà della popolazione adulta è in sovrappeso». Un dato che va ben oltre la dimensione sanitaria e chiama in causa modelli alimentari, accesso a cibo di qualità, politiche di prevenzione e disuguaglianze socio-economiche.
Il sovrappeso, del resto, non è un problema isolato. Spesso si accompagna a un altro fattore di rischio rilevante: la sedentarietà. Per anni, l’assenza di attività fisica è cresciuta in modo costante, contribuendo a peggiorare il quadro complessivo della salute pubblica. Tuttavia, dal rapporto Aiom emerge anche un segnale incoraggiante. Dopo oltre un decennio di aumento continuo, il trend della sedentarietà ha mostrato una inversione di tendenza a partire dal 2020.
I numeri parlano chiaro: la quota di popolazione sedentaria è passata dal 32% del 2020 al 27% del 2024, con una riduzione di cinque punti percentuali in soli quattro anni. Un cambiamento che, pur non risolvendo il problema, indica una maggiore attenzione verso l’attività fisica, probabilmente anche come risposta alle conseguenze della pandemia e a una crescente sensibilità verso il benessere individuale.
L’impatto di sovrappeso, fumo e sedentarietà sul rischio oncologico è ormai ampiamente documentato. Non si tratta soltanto di fattori che aumentano la probabilità di sviluppare un tumore, ma anche di elementi che possono influenzare l’andamento della malattia, il rischio di recidiva e persino la risposta alle terapie. «Una riduzione dell'obesità migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie», sottolinea Berardi, richiamando l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato del percorso di cura.
In questo senso, la prevenzione non è più soltanto un capitolo preliminare rispetto alla malattia, ma diventa parte integrante della strategia terapeutica. «Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro», ribadisce la presidente eletto Aiom, inserendo questo approccio all’interno di una visione più ampia, coerente con il paradigma One Health, che lega indissolubilmente la salute umana a quella dell’ambiente e dei contesti sociali.
Il concetto di One Health richiama la necessità di interventi coordinati, che vadano oltre la singola responsabilità individuale. Promuovere stili di vita sani significa investire in educazione, urbanistica, politiche alimentari, sport di base, contrastando le disuguaglianze che rendono più difficile, per alcune fasce della popolazione, scegliere comportamenti salutari. Il dato sul legame tra fumo e difficoltà economiche, in questo senso, è emblematico: senza politiche mirate, il rischio è che la prevenzione resti un privilegio per pochi.
Il rapporto Aiom 2025 mette quindi in luce una verità scomoda: mentre la medicina fa passi avanti, una parte consistente del carico oncologico potrebbe essere evitata intervenendo su fattori noti e modificabili. Il problema non è la mancanza di conoscenze, ma la difficoltà di tradurle in azioni efficaci e diffuse. Campagne contro il fumo, promozione dell’attività fisica, contrasto all’obesità richiedono continuità, risorse e una visione di lungo periodo, spesso sacrificata di fronte a emergenze più immediate.
Eppure, i segnali di cambiamento esistono. La riduzione della sedentarietà dimostra che i comportamenti possono evolvere, se sostenuti da un contesto favorevole. La sfida, ora, è estendere questo cambiamento anche al fronte del peso corporeo e del tabagismo, soprattutto nelle aree e nei gruppi sociali più vulnerabili.
Il messaggio che arriva dagli oncologi è chiaro: il cancro non si combatte solo nei reparti ospedalieri o nei laboratori di ricerca, ma anche nelle scelte quotidiane, nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Ridurre il fumo, contrastare il sovrappeso, promuovere il movimento non significa soltanto vivere meglio, ma anche ammalarsi di meno e rendere il sistema sanitario più sostenibile.
In un Paese che invecchia e che vede aumentare il numero di persone che convivono a lungo con una diagnosi oncologica, la prevenzione diventa una responsabilità collettiva. E i dati del rapporto Aiom 2025, dietro la freddezza delle percentuali, pongono una domanda netta: quanto siamo disposti, come società, a investire davvero sugli stili di vita per ridurre il peso del cancro sul futuro dell’Italia?

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