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15 Dicembre 2025 - 17:26
Più distretti o più slogan? La Regione moltiplica il commercio, almeno sulla carta
La Regione Piemonte annuncia la nascita di quattro nuovi distretti del commercio – tre diffusi (Alto Tanaro, Unione Montana Valli Chisone e Germanasca, Scalenghe) e uno urbano (Beinasco) – portando a 98 il totale in tutta la regione nella speranza di sostenere le imprese locali e contrastare la desertificazione commerciale.
Secondo l’assessore Paolo Bongioanni, la misura dovrebbe offrire servizi “qualificati”, creare massa critica territoriale e presidi di comunità contro la chiusura delle attività, collegando l’offerta commerciale anche alle potenzialità turistiche e agroalimentari delle aree interessate.
Il Piemonte è storicamente una regione con una forte presenza economica e commerciale: al settore Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti viene attribuita circa una quota intorno al 20% del PIL regionale secondo dati storici e analisi economiche regionali.
Nel quadro più ampio dell’economia, la forza del Piemonte resta significativa: la regione vanta una delle maggiori economie italiane, con un prodotto interno lordo che – negli anni recenti – si è attestato intorno alle principali regioni del paese.

Bongioanni
Tuttavia, i numeri del commercio indicano chiaramente come il tessuto commerciale piemontese sia composto in larga parte da piccole e medie imprese, molte delle quali presenti nelle città medie e nelle aree interne. Le indagini dell’Osservatorio regionale del commercio raccolgono ogni anno dati su esercizi al dettaglio in sede fissa, mercati e posteggi, pubblici esercizi e mercati ambulanti, mettendo in luce strutture e dinamiche locali fondamentali per misurare la capacità di tenuta del settore.
Il coinvolgimento di distretti commerciali nasce anche dal bisogno di coordinare questa rete di attività: l’Osservatorio regionale gestisce anagrafiche e rilevazioni per monitorare la rete distributiva commerciale piemontese e le sue evoluzioni.
Al netto delle dichiarazioni di sostegno, resta però il dubbio sull’efficacia reale dei distretti. La crescita numerica (quasi cento in tutta la regione) non risolve automaticamente i problemi di fondo: negli ultimi anni molte piccole imprese hanno faticato ad adeguarsi ai cambiamenti dei consumi, alla concorrenza della grande distribuzione e alle dinamiche di spopolamento delle aree interne.
A Beinasco, per esempio, la Regione parla di proteggere il commercio di vicinato dalla vicinanza alla metropoli torinese e dagli effetti dei grandi centri commerciali. Ma senza una strategia complessiva di rilancio e investimenti strutturati, il rischio è che i distretti restino contenitori amministrativi senza impatto diretto sul terreno.
La tensione tra visione e realtà si riflette anche nelle reazioni politiche. Se da un lato Bongioanni celebra i nuovi distretti come “passi avanti”, dall’altro molti osservatori locali – commercianti, amministratori e associazioni di categoria – guardano ai numeri veri, chiedendo strumenti concreti e misurabili per invertire la tendenza alla chiusura delle attività e all’impoverimento delle comunità.
Il tempo dirà se i quattro nuovi distretti riusciranno davvero a invertire la rotta o resteranno un altro capitolo della narrazione politica sul commercio piemontese.
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