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15 Dicembre 2025 - 15:00
Emissioni, industria e mercato: l’Anfia chiama l’Europa a una scelta di verità sul futuro dell’automotive
Alla vigilia della presentazione del nuovo pacchetto automotive della Commissione europea, l’Anfia rompe gli indugi e affida a un appello pubblico tutta la preoccupazione di una filiera che da anni vive sospesa tra transizione ecologica, incertezza normativa e crollo del mercato. Non è una presa di posizione di principio, ma una richiesta netta: l’Europa deve adottare una proposta chiara, concreta e realistica, capace di far ripartire insieme industria e domanda, evitando che la decarbonizzazione si trasformi in un boomerang economico e sociale.
Il messaggio dell’associazione che rappresenta l’industria automobilistica italiana ed europea è diretto a Bruxelles, ma parla anche ai governi nazionali e ai cittadini. Perché, sottolinea Anfia, il punto non è mettere in discussione l’obiettivo della riduzione delle emissioni, bensì il percorso scelto per arrivarci. Un percorso che, così com’è impostato oggi, rischia di allontanarsi dalla realtà dei mercati, dalle capacità industriali europee e dalle possibilità concrete dei consumatori.
Secondo Anfia, la strategia europea ha bisogno di essere ridisegnata partendo da un principio chiave: la neutralità tecnologica. Significa non puntare tutto su una sola soluzione, ma valorizzare un mix di tecnologie in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni. In questo quadro, l’associazione chiede di riconoscere pienamente il ruolo dei carburanti rinnovabili, sia liquidi che gassosi, dai biocarburanti ai carburanti sintetici, come complemento alla mobilità elettrica. Un riconoscimento che dovrebbe tradursi anche in strumenti regolatori concreti, come l’introduzione di un Carbon Correction Factor, capace di contabilizzare correttamente, ai fini della compliance, la riduzione di CO₂ ottenuta attraverso carburanti rinnovabili secondo i criteri della REDIII.
Altro nodo cruciale riguarda il metodo con cui vengono calcolate le emissioni. Anfia chiede una revisione profonda della metodologia, superando l’approccio limitato alle emissioni allo scarico e adottando il principio del life cycle assessment, che considera l’intero ciclo di vita del veicolo. Una scelta che permetterebbe di valutare in modo più aderente alla realtà l’impatto ambientale complessivo delle diverse soluzioni tecnologiche, evitando distorsioni e penalizzazioni ingiustificate.
Nel mirino dell’associazione finiscono anche alcune scadenze e automatismi regolatori considerati insostenibili. In particolare, Anfia chiede di sospendere l’adeguamento del fattore di utilità per le ibride plug-in e di valorizzare tecnologie come i range extender, mantenendo entrambe anche oltre il 2035. Una richiesta che nasce dalla constatazione che la transizione non procede allo stesso ritmo ovunque e che imporre accelerazioni forzate rischia di espellere dal mercato intere fasce di utenti e produttori.
C’è poi il tema delle sanzioni, che Anfia considera uno degli elementi più critici dell’attuale impianto normativo. L’associazione chiede di estendere la flessibilità temporale da tre a cinque anni, per consentire alle imprese di adeguarsi senza essere strangolate da multe che, in una fase di mercato già fragile, potrebbero avere effetti devastanti su occupazione e investimenti. Un discorso che vale anche, e forse soprattutto, per i veicoli pesanti, per i quali Anfia sollecita una modifica urgente del regolamento sulle emissioni di CO₂, chiedendo flessibilità già per le sanzioni del 2025 e l’anticipazione al 2026 della revisione in chiave di neutralità tecnologica.
Sul fondo di tutte queste richieste c’è una preoccupazione più ampia, che va oltre il singolo regolamento: il rischio concreto di una progressiva deindustrializzazione dell’Europa. Secondo Anfia, senza correttivi rapidi e incisivi, l’Unione rischia di perdere competenze, capacità produttiva e autonomia strategica, lasciando spazio a filiere extraeuropee. Da qui l’invito a rafforzare e tutelare il made in Europe, anche attraverso strumenti come il local content, in grado di valorizzare la produzione interna e proteggere l’ecosistema industriale continentale.
L’appello dell’Anfia non è una chiusura al cambiamento, ma una richiesta di governarlo. L’associazione ribadisce la propria disponibilità al confronto con le istituzioni europee e italiane, convinta che solo un equilibrio tra tutela ambientale e competitività industriale possa garantire una transizione davvero sostenibile. La palla ora passa alla Commissione: il pacchetto automotive atteso nelle prossime ore dirà se Bruxelles ha deciso di ascoltare la filiera o se intende proseguire lungo una strada che, secondo molti operatori, rischia di essere senza ritorno.

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