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03 Ottobre 2025 - 13:02
Rivarolo, la lezione civile degli studenti: corteo pacifico per la Palestina (foto archivio)
Una canzone simbolo della libertà, intonata a più voci, ha aperto una mattina di partecipazione civile a Rivarolo Canavese. Venerdì 3 ottobre 2025, gli studenti dell’Istituto superiore Aldo Moro hanno guidato un corteo pro Palestina che ha attraversato le vie della città, trasformando un’iniziativa nata tra i banchi in una mobilitazione capace di coinvolgere docenti, cittadini e amministratori locali. Una protesta che ha scelto di parlare con toni misurati, senza esasperazioni, rivolgendo lo sguardo al destino dei bambini di Gaza.
Il corteo si è mosso dallo Spazio Elementare, davanti alla scuola, dopo che i partecipanti avevano intonato “Il mio canto libero” di Lucio Battisti: un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, capace di affidare alla musica un linguaggio comune che supera divisioni e polemiche. Da lì, il percorso ha toccato la rotonda di piazza Chioratti, via Ivrea, viale Meaglia e via Farina, fino all’ingresso del castello Malgrà, cuore storico della città. Gli slogan e i cartelli esibiti parlavano chiaro: “attenzione a Gaza”, “proteggere i bambini”, “fermare la sofferenza dei civili”. Nessuna parola gridata, ma la scelta di mantenere compostezza e rigore.

La manifestazione è stata seguita in ogni momento da carabinieri e polizia locale, che hanno garantito sicurezza e fluidità al corteo. La presenza di sindaci e amministratori canavesani ha aggiunto una dimensione istituzionale a un’iniziativa che si è presentata fin dall’inizio come un gesto civico e non come una contrapposizione. Dall’inizio alla fine non si sono registrati incidenti, a conferma della natura pacifica della marcia.
Dietro i fatti — una marcia ordinata, un percorso pensato, una partecipazione corale — si coglie il senso più profondo dell’iniziativa: gli studenti hanno scelto di unire coscienza civile e responsabilità, evitando gli eccessi che spesso segnano le piazze di protesta. L’attenzione ai bambini di Gaza, raccontata con parole sobrie e con simboli condivisi, ha reso la manifestazione comprensibile anche a chi non ne condivide pienamente le premesse politiche.
Così, nel cuore del Canavese, una comunità ha assistito a un esempio concreto di impegno giovanile che non si limita a denunciare, ma propone una forma di protesta civile capace di parlare a tutti. La cornice cittadina, la cura del percorso e il presidio delle forze dell’ordine hanno contribuito a dare forza a un gesto che ha voluto mettere al centro non lo scontro, ma l’idea che la partecipazione sia uno strumento di responsabilità collettiva.
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