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Ivrea
31 Ottobre 2023 - 11:50
febbre alta
Ad agosto Sergio Spatafora, il suo medico di famiglia (o di fiducia) è andato in pensione. Lei ci ha provato a cercarne un altro ma non c’è stato nulla, ma proprio nulla da fare. O meglio: è riuscita a trovare una dottoressa per sé stessa ma quando s’è messa davanti al computer per cercare di inserire anche i suoi tre figli (si chiama “ricongiungimento) non ce l'ha fatta. Prima le han risposto di sì, due minuto dopo di "no".


Morale?
“L’altro giorno la bambina stava male - ci racconta - Ho cercato in tutti i modi di farla visitare dal mio medico confidando nella sua comprensione. Mi è stato detto di no. Sono andata al Poliambulatorio per cercare un altro medico per tutta la famiglia. Dopo la coda mi han detto che avrei dovuto prendere appuntamento ed era possibile farlo solo dalle 13 alle 15. Insomma, alla fine, ho pagato di tasca mia un dottore che venisse a visitare la bambina..”.
Dall’Asl confermano tutto: “La Dott.ssa … ha un massimale derivante da autolimitazione a 1.200 scelte e quindi, come previsto dalla normativa vigente, non può acquisire assistiti oltre tale massimale, neppure per ricongiungimento familiare…”.
Insomma siamo alle solite cronache di una sanità malata più dei malati che dovrebbe curare. E' la legge di Murphy

Il poliambulatorio di Ivrea...
La verità è che dal 2019 in Italia, gli ambulatori hanno chiuso con un ritmo di quasi mille all'anno, in pratica oltre due al giorno, e se si guarda agli ultimi dieci anni i medici di famiglia mai rimpiazzati sono quasi 6mila, oltre il 10% dell'intera platea. E così per tanti italiani sta diventando sempre di più una vera e propria corsa a ostacoli trovare il proprio dottore di fiducia tra i 40mila scarsi rimasti (erano 46mila nel 2012) che spesso sono costretti all'over booking e cioè a superare quel massimale di 1.500 assistiti fissato dai contratti.
Comunque, già oggi, il tetto di 1500 cittadini soprattutto in alcune zone del Nord Italia, in particolare nei grandi centri, è solo una chimera visto che è stato superato ampiamente con tetti che arrivano a 1.800 pazienti per medico e anche di più.
Un numero davvero difficile da seguire per garantire in tempi stretti una ricetta o un consiglio medico.
A mettere in fila gli ultimi numeri sull'emergenza carenza è l'Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, che ha aggiornato i dati al 2021. A fonte di 40.250 medici di famiglia complessivi la media di italiani assistiti per ognuno di loro è di 1.237 con il valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102).
Numeri che rappresentano appunto solo delle medie e che non raccontano le grandi differenze a livello regionale o locale, con Regioni che comunque sono a un passo dal massimale “storico” di 1.500 pazienti per medico soprattutto al Nord: oltre al record del Trentino Alto Adige con 1.454 pazienti per medico ci sono anche grandi Regioni come la Lombardia (1.450)0 il Veneto (1.370), ma anche la Calabria con la Sanità commissariata che nel 2021 balza a 1.423 assistiti per medico dai 1.055 del 2019.
Una importante boccata d'ossigeno per invertire questa tendenza che sembra inarrestabile arriverà grazie alla formazione delle nuove leve che potranno sfruttare le 900 borse in più all'anno approvate dal precedente Governo grazie ai fondi del Pnrr che si sommano ai finanziamenti ordinari.
E così per tre anni e cioè fino al 2025 le borse passano da 1.879 a un totale di 2.779.Il concorso, come al solito in ritardo rispetto al previsto, è fissato per marzo. Ma come ha ricordato lo stesso presidente dell'Ordine dei medici Filippo Anelli, il via libera alle nuove borse potrebbe non bastare: «È un numero finalmente congruo - osserva Anelli - ma le carenze sul territorio sono tali che, per i prossimi cinque anni, fino a che saremo sul picco della gobba pensionistica andrebbero stanziate 4000 borse l'anno»
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