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Cronaca

«Sono stanco, ammazzo mia madre e mia sorella»: l’audio inedito prima dell’aggressione con la sparachiodi a Caselle

Paolo Ferri racconta in un messaggio vocale la spirale di alcol e rabbia poche ore prima di colpire la madre

Un audio registrato poche ore prima della tragedia, inviato a un amico nella serata di venerdì, restituisce con crudezza il clima che ha preceduto il tentato omicidio avvenuto a Caselle Torinese. A parlare è Paolo Ferri, 40 anni, che nel messaggio vocale racconta una spirale di alcol, droghe e tensioni familiari culminate, nella notte, nell’aggressione alla madre Luciana Cat Berro, 65 anni, colpita alla testa con una pistola sparachiodi. La donna è stata trasportata in condizioni gravissime all’ospedale Giovanni Bosco di Torino, mentre l’uomo è stato fermato con l’accusa di tentato omicidio.

Nel messaggio vocale, inviato intorno alle 22 di venerdì sera, Ferri si lascia andare a uno sfogo che oggi assume un peso centrale nell’indagine. Le parole, pronunciate con lucidità nonostante l’alterazione dichiarata, anticipano in modo esplicito la violenza. «Sono tornato a fare il coglione, a bere, a rischiare il coma etilico, mi sono fatto anche un cannone. C’era una situazione di m***, ero già caduto in basso l’anno scorso in questo periodo qui, mi sono rimesso a posto, ma è un periodo di m***, passerò una settimana ko, ma non mi frega niente, però i miei familiari mi distruggono, in più io stanco e stufo di mia mamma e mia sorella mi sono sfogato con un’amica di mia mamma ed è andata a riportargli tutto, gli ha detto “ammazzo mia madre e mia sorella”. Ecco perché ho bevuto. Sto una m***, ma siamo vivi, purtroppo siamo vivi».

L’audio viene fatto ascoltare da un amico in un bar vicino all’abitazione di Paolo Ferri, conosciuto in zona come “Paolino”. L’uomo, che conosceva le difficoltà familiari del quarantenne, racconta di non aver mai immaginato un epilogo simile: «Sapevo che aveva dei problemi in famiglia, ma non immaginavo che sarebbe arrivato a tanto».

Poche ore dopo quel messaggio, intorno alle 3 di notte, Ferri ha chiamato il 112, confessando di aver colpito la madre. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe utilizzato una pistola sparachiodi, uno strumento normalmente impiegato per l’abbattimento degli animali. I soccorsi sono intervenuti rapidamente: Luciana Cat Berro è stata trasportata d’urgenza al Giovanni Bosco, dove resta ricoverata in condizioni gravissime. Paolo Ferri è stato fermato e si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria con l’accusa di tentato omicidio.

L’audio, ora agli atti, rappresenta un elemento chiave per gli inquirenti: non solo perché documenta lo stato di alterazione dell’uomo, ma perché anticipa il gesto e mette nero su bianco un’intenzione violenta esplicitata prima dei colpi. Una vicenda che continua a interrogare per la rapidità con cui uno sfogo, registrato su un telefono, si è trasformato in una tragedia familiare.

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