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La guerra dei social
12 Marzo 2026 - 13:19
La guerra tra Iran e Stati Uniti si combatte anche sul terreno della propaganda digitale. L’ultima mossa arriva da Teheran, dove la televisione di Stato ha diffuso un video animato in stile Lego che attacca direttamente Donald Trump e Benjamin Netanyahu, trasformandoli in personaggi di un cartoon utilizzato per raccontare la versione iraniana del conflitto.
Il filmato, prodotto dall’istituto statale Revayat-e Fath e trasmesso dalla tv pubblica iraniana, è rapidamente diventato virale sulle piattaforme social, raccogliendo decine di migliaia di visualizzazioni, “mi piace” e condivisioni su X e sulle piattaforme di Meta.
Il video è costruito come una breve animazione senza dialoghi ma con una forte componente simbolica. Nelle prime scene compaiono le versioni giocattolo dei due leader occidentali, Trump e Netanyahu, rappresentati come amici fraterni mentre si abbracciano. Accanto a loro appare anche la figura di un diavolo con le corna, elemento che rafforza la narrazione propagandistica.

I due leader sfogliano un album fotografico mentre ridono. Poi l’inquadratura rivela il titolo dell’album: “Epstein Files”. A quel punto il personaggio che rappresenta il presidente americano diventa furioso.
Nella scena successiva Trump preme il celebre “pulsante rosso” nella stanza dei bottoni – una rappresentazione della Sala Ovale – dando il via ai bombardamenti congiunti tra Stati Uniti e Israele del 28 febbraio, l’operazione militare che secondo la narrazione iraniana ha ucciso la Guida suprema Ali Khamenei e scatenato il conflitto in Medio Oriente.
Il missile con la bandiera americana attraversa il cielo e la scena cambia improvvisamente tono. Il video mostra un’aula scolastica iraniana: una maestra insegna davanti a una classe di bambine con il velo rosa. Le studentesse rappresentano le 150 vittime del bombardamento che ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran.
Sulla lavagna compare la frase “La mia patria è la mia vita”. Pochi istanti dopo lo schermo si oscura e la scena riprende tra le macerie: una scarpetta e uno zainetto rosa emergono tra i detriti, simbolo delle bambine uccise.

L’intero filmato è dedicato proprio a loro, ricordate nella scena finale come “martiri dell’Iran”.
La narrazione prosegue con la rappresentazione della risposta iraniana. Un funzionario della Repubblica islamica, sempre in versione Lego, raccoglie lo zainetto di una delle vittime e piange. La tristezza si trasforma rapidamente in rabbia e dà il via alla controffensiva.

Nel video vengono colpiti diversi obiettivi occidentali: una base britannica a Cipro, infrastrutture nel Golfo Persico e il grattacielo a vela simbolo di Dubai. Le scene mostrano palazzi che esplodono e persone in fuga, accompagnate da una colonna sonora nazionalista che accompagna la reazione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
Il messaggio della propaganda è evidente: l’animazione serve a giustificare la risposta militare iraniana e a rafforzare la narrazione secondo cui il conflitto sarebbe stato provocato dagli attacchi occidentali.
La clip è stata interpretata anche come una risposta alla propaganda occidentale circolata sui social negli ultimi giorni, tra cui il remix della “Macarena” diffuso dalla Casa Bianca e altri montaggi video legati alle operazioni militari.
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L’uso di un linguaggio visivo simile a quello dei videogiochi o dei cartoon non è casuale. L’animazione, semplice e immediata, è pensata per essere condivisa rapidamente sui social e raggiungere un pubblico internazionale.
Il risultato è un esempio emblematico della propaganda di guerra nell’era dei social, dove la comunicazione politica utilizza gli stessi codici visivi della cultura pop e dell’intrattenimento.
Nel frattempo, il video continua a circolare online, trasformando il conflitto reale in una battaglia parallela fatta di immagini, simboli e narrazioni virali.
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