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21 Aprile 2026 - 16:36
Sindaca e presidente del consiglio in vacanza in Cina, i biglietti aerei li pagano i cittadini
C’è chi va in Cina per lavoro, chi per studio, chi per cercare fortuna. E poi c’è Settimo Torinese, che ci va per “rafforzare relazioni istituzionali ed economiche”. Che è un po’ come dire che si va alle Maldive per approfondire il rapporto con l’oceano.
La sindaca Elena Piastra e il presidente del Consiglio Luca Rivoira partiti e già tornati per una missione che — a leggere il comunicato finale — sembra a metà tra il G20 e una puntata di Pechino Express. Sei giorni intensissimi: incontri, strette di mano, visite, parole importanti. Mancava giusto la degustazione di ravioli come “momento di cooperazione gastronomica”.
Trenta imprese incontrate. Trenta. Che già detto così impressiona. Non è chiarissimo cosa si siano detti, ma l’importante è averle incontrate. Perché nel turismo istituzionale la quantità conta: più strette di mano fai, più sembra che stai cambiando il mondo. Poi torni e il mondo è rimasto esattamente dov’era, ma con un paio di foto in più.
E infatti il vero capolavoro è il lessico. “Internazionalizzazione del territorio”. “Nuove prospettive”. “Relazioni di grande valore”. Un bingo di frasi che non significano nulla ma fanno sentire tutti molto globali. A Settimo, ormai, non si amministra più: si geopolitica.
Poi c’è il “Patto di amicizia” con Wencheng. Bellissimo. L’amicizia è sempre una gran cosa. Non costa niente, non obbliga a niente, non produce niente — ma suona benissimo. È la versione istituzionale del “restiamo in contatto”.
E qui arriva la parte migliore. Si apprende — con sollievo quasi patriottico — che i costi della “vacanza” li hanno pagati i cinesi. A carico del Comune di Settimo Torinese solo i biglietti del viaggio… E sticazzi…. “Solo?”.
“La delibera sul patto di amicizia è stata votata all’unanimità dal consiglio comunale - sentenzia Rivoira - Nessuno può obiettare nulla. Noi siamo andati lì. Loro verranno qui…”
Insomma, i contribuenti possono dormire sereni, non hanno finanziato per intero questa epica cavalcata diplomatica.
Peccato che il punto non sia solo chi paga il volo, ma perché si vola. Perché se basta una delibera di consiglio per trasformare una trasferta in un affare imperdibile, allora siamo a posto: pronti a internazionalizzarci ovunque, basta trovare qualcuno disposto a pagarci l’albergo.
È una nuova frontiera dell’amministrazione pubblica: la geopolitica a costo zero (per loro). O meglio, a costo differito, impalpabile, raccontato in conferenze stampa e comunicati pieni di entusiasmo. Il tutto mentre si costruisce una narrativa in cui ogni partenza è una “missione” e ogni ritorno un “successo”.
“Che poi Settimo Torinese era l’unica delegazione italiana all’inagurazione dell’expo…” continua Rivoira… Ecco appunto. Facciamoci una domanda… Settimo Torinese, buco del culo del mondo, in Cina in rappresentanza dell’Italia… Ma non fa ridere?
“No c’era anche il Ministro Antonio Tajani in cerca di nuove collaborazioni…”… aggiunge.
Inutile spiegargli che passa una bella differenza tra un Ministro degli esteri che va in giro a promuovere il sistema paese e una sindaca di un comunello di meno di 50 mila abitanti…
Nel frattempo, però, si vola. E si vola parecchio. Settimo deve decollare. Deve pensarsi globale. Piastra un po’ ambasciatrice, un po’ esploratrice, un po’ influencer con fascia tricolore.
Il problema è che, mentre lei e Rivoira scoprono la Cina, i cittadini restano qui. Con le loro strade, i loro topi, l’illuminazione pubblica che va e viene, l’erba alta nei parchi, i cittadini “incazzati” che magari aspettano qualcosa di più concreto di una “prospettiva di collaborazione”.
Ma tranquilli: tra 18 mesi arriverà una delegazione cinese. E lì sì che succederà tutto. O forse no. Ma nel dubbio, ci sarà un altro comunicato. E magari un’altra foto.
Perché alla fine questa resterà una delle tante narrazioni della sindaca Elena Piastra in tournée . E in questa narrazione Settimo non è più Settimo ma una piccola capitale mondiale, proiettata verso orizzonti lontani, sospesa tra una valvola industriale, l’intelligenza artificiale e la biblioteca che tutto il mondo ci invidia.
Peccato che, una volta atterrati, ci sia sempre da fare i conti con la realtà. Che, di solito, non parla cinese. E nemmeno comunicatese.
A Settimo Torinese succede una cosa curiosa: più la città resta ferma, più chi la governa si muove.
È una specie di legge fisica locale. Le buche stanno ferme, i marciapiedi pure, l’illuminazione arranca… e invece l’agenda della sindaca decolla. Piemonte, Roma, incarichi nazionali, incontri, relazioni. Adesso pure la Cina. Manca solo Marte e poi il giro è completo.
Nel frattempo, a Settimo, i topi fanno quello che possono per internazionalizzarsi da soli.
L’ultima tappa è appunto la missione in Cina. Obiettivo: rafforzare relazioni, costruire collaborazioni, aprire prospettive. Tutto molto bello, tutto molto globale. Settimo che dialoga con Wencheng, Wenzhou, il mondo. Una piccola Farnesina con parcheggio in via Torino.
E per fortuna — notizia che merita quasi un brindisi — il viaggio non lo paga tutto il Comune. E meno male.
Che poi il punto non è nemmeno la Cina. È proprio la tendenza. Questa irresistibile vocazione al decollo. L’amministratore locale che non si accontenta più di amministrare: deve viaggiare, rappresentare, “creare connessioni” in business class.
Peccato che nel frattempo Settimo resti economy.
E sia chiaro: anche in passato qualcuno era andato in Cina. L’ex sindaco Corgiat, ad esempio. Ma lì c’era la Pirelli, c’era un contesto industriale, c’era una logica. Qui invece siamo alla diplomazia del comunicato: tante parole, molte foto, e un futuro sempre promettente — rigorosamente al futuro.
Nel presente, invece, resta una città che avrebbe bisogno di cose terribilmente poco internazionali: manutenzione, presenza, attenzione. Roba noiosa, poco instagrammabile, difficilmente raccontabile in un comunicato.
Ma attenzione, perché la politica è semplice quando vuole esserlo. E prima o poi qualcuno lo dirà.
E lì, più che un patto di amicizia con una città cinese, potrebbe diventare molto più interessante quello con gli elettori.
Che, a differenza di Wencheng, non si conquistano con un viaggio. Ma con i marciapiedi a posto.
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