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27 Aprile 2026 - 16:52
Il Teatro delle Vittorie diventa terreno di scontro tra artisti, istituzioni e Rai. A guidare la protesta è Fiorello, che insieme a Biggio ha inscenato un vero e proprio blitz davanti allo storico edificio di via Col di Lana a Roma, affiggendo cartelli con la scritta “Questo teatro non è in vendita” e “Questo teatro non si dovrebbe vendere”.
L’attacco dello showman è diretto e senza mezzi termini. “E' un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non di dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro, per il grande varietà, i grandi Fantastico di Pippo Baudo, e poi Raffaella Carrà, Mina...Tutti i grandi dello spettacolo sono stati qua dentro”, afferma Fiorello, annunciando anche che la puntata de La Pennicanza sarebbe partita proprio da lì.

CAMERA ARDENTE PIPPO BAUDO USCITA DEL FERETRO DAL TEATRO DELLE VITTORIE
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A rilanciare la mobilitazione era stato Renzo Arbore, che in un’intervista aveva definito la vendita “avvilente”, invitando lo showman a esporsi pubblicamente.
La posizione della Rai resta però netta e va nella direzione opposta. L’azienda spiega che la vendita del teatro rientra in un piano immobiliare più ampio, orientato alla modernizzazione tecnologica e alla trasformazione in Digital Media Company. Il Teatro delle Vittorie, pur riconosciuto come parte importante della storia Rai, viene considerato non più sostenibile: costi di gestione elevati, problemi strutturali, vincoli condominiali e limitazioni tecniche renderebbero difficile il suo utilizzo. La dismissione, sottolinea l’azienda, era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022.
Secondo la Rai, l’obiettivo non è cancellare la storia ma proiettarla nel futuro, attraverso investimenti su poli come Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini, l’utilizzo della sede di via Alessandro Severo e il completamento degli interventi in via Teulada.
Nel dibattito interviene anche la politica. La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, si schiera apertamente contro la vendita: “Ha ragione Fiorello, che si dimostra molto più serio e lungimirante di chi amministra la Rai: il Teatro delle Vittorie non può essere dismesso. Chiedo formalmente a tutti i gruppi parlamentari di superare immediatamente lo stallo in Commissione di Vigilanza e di consentire la convocazione con urgenza dei vertici della Rai per un'audizione sul piano immobiliare”.
Floridia amplia poi il discorso al valore simbolico del teatro: “Non si tratta di metri quadri, di impianti o di ‘obsolescenza’. Si tratta di storia, di memoria collettiva, di identità del servizio pubblico”.
E ancora: “In quel teatro è passata una parte fondamentale dello spettacolo italiano, della cultura popolare, della stessa idea di televisione pubblica”.
Critiche dure anche alla risposta dell’azienda: “La risposta della Rai è esattamente ciò che non serve: un linguaggio da burocrati, freddo, autoreferenziale, incapace di cogliere il valore simbolico dei luoghi”.
Infine l’appello alla politica e alla società civile: “Se il servizio pubblico non sa difendere i suoi simboli, tocca farlo alla società civile, alla comunità artistica e alla stessa politica. Mi auguro che i partiti sappiano riconoscere l'importanza di questa vicenda e consentire alla vigilanza Rai di occuparsene, altrimenti sarebbe l'ennesimo strappo gravissimo di cui chi dovesse opporsi si assumerebbe tutta la responsabilità”.
La vicenda del Teatro delle Vittorie diventa così molto più di una questione immobiliare: è uno scontro aperto tra memoria e futuro, tra identità culturale e logiche industriali, con il mondo dello spettacolo pronto a difendere uno dei luoghi simbolo della televisione italiana.
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