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27 Aprile 2026 - 17:17
Silvia Salis arriva a Che tempo che fa, sul Nove, accolta da un’ovazione e incalzata da Fabio Fazio sul suo ruolo politico, ormai osservato ben oltre i confini di Genova. Ex atleta, due Olimpiadi alle spalle, già vicepresidente vicaria del Coni tra il 2021 e il 2025, oggi sindaca del capoluogo ligure, Salis prova però a riportare tutto sul terreno amministrativo: «Faccio la sindaca di Genova, questo è il mio obiettivo, e anche dimostrare insieme alla nostra giunta di saperlo fare bene».
Alla domanda su come sia arrivata alla politica, la sindaca ricostruisce il passaggio dallo sport alle istituzioni: «Prima sono passata dalla politica sportiva quando mi sono infortunata a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro, poi sono entrata nel Consiglio federale della Federazione di Atletica Leggera. Dopo quel quadriennio dove ero seduta anche nel Consiglio Nazionale del Coni e sono diventata vicepresidente del Comitato Olimpico, che devo dire è stata una scuola politica importante». Una scuola, spiega, fatta di rapporti con le istituzioni politiche e amministrative del Paese.
Il punto più atteso resta però il possibile ruolo nazionale nel centrosinistra. Fazio la incalza sull’ipotesi di una federatrice del campo largo, ma Salis evita ogni apertura esplicita: «Io sono molto concentrata nella mia vita cittadina, in quello che stiamo facendo a Genova». Il ragionamento parte proprio dal valore simbolico della città: Genova, ricorda, ha una storia progressista forte ed è stata l’unica città italiana in cui i nazisti si arresero al Comitato di Liberazione Nazionale prima dell’arrivo degli Alleati. Per la sindaca, il ritorno del centrosinistra alla guida della città con una coalizione ampia ha attirato attenzione perché quel modello, a Genova, sta funzionando: «Questa coalizione progressista nella sua massima ampiezza funziona perché parliamo di progetti, parliamo di cose da fare, abbiamo avuto un programma chiaro».
Più netta la posizione sulle primarie, che la sindaca boccia come strumento per scegliere una leadership nazionale. «Non sono una fan delle primarie», dice. Poi chiarisce: «Io credo che una parte del dilemma della sinistra sia sempre stata la sua divisione, le frammentazioni». Da ex atleta, aggiunge di tifare per la vittoria: «Per vincere non bisogna essere tutti uguali, ma bisogna avere tutti lo stesso obiettivo». Secondo Salis, le primarie rischiano di trasformarsi in una gara interna in cui i candidati devono dimostrare di essere migliori degli altri, offrendo anche argomenti alla destra. «In questo momento parlo da elettrice di sinistra e dico: non vorrei vedere una gara tra i nostri leader». E se la sfida fosse tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, la risposta è secca: «No, ma non voterei». Anche perché, sottolinea, entrambi sostengono la sua amministrazione a Genova.
Il tema centrale da cui ripartire, per Salis, è il lavoro. «Credo che debba ripartire innanzitutto dal tema del lavoro, che è centrale in questo paese». La sindaca mette l’accento sulla nuova povertà di chi lavora ma non riesce comunque a vivere dignitosamente: «Noi abbiamo numeri crescenti alle mense sociali di persone che vengono vestite come lei stasera, che escono dal lavoro però non hanno i soldi per fare la spesa». Accanto al lavoro, indica la casa come altro nodo decisivo, perché la perdita dell’abitazione può diventare l’ingresso in una spirale di povertà difficile da interrompere.
Sul campo largo, Salis non nega le tensioni interne, ma le legge come parte della cultura politica della sinistra. «L’alternativa è stare all’opposizione e far governare la destra, quindi è meglio abituarsi». La sintesi, spiega, è più semplice sul territorio, quando si è chiamati a governare processi concreti, ma resta necessaria anche su scala nazionale. «Quando poi sei al governo, quando hai la responsabilità di governare i processi devi avere un approccio più pratico».
Ampio spazio anche ai diritti. Fazio ricorda il riconoscimento, da parte dell’amministrazione Salis, di 11 figli concepiti all’estero tramite procreazione medicalmente assistita, dopo l’opposizione della precedente amministrazione di centrodestra. La sindaca, cattolica, rivendica la scelta in nome della laicità delle istituzioni: «Perché le istituzioni devono essere laiche, indipendentemente da quello che sia l'approccio personale». Poi affonda: «Quello che non capisce la destra è che queste bambine e questi bambini esistono, indipendentemente dal fatto che loro li vogliano riconoscere o meno». Negare tutele a quelle famiglie, aggiunge, è una forma di aggressività verso i minori: «Io sono cattolica, ho le mie idee personali, ma quando amministro uno Stato che è laico devi tutelare i diritti delle persone, soprattutto se sono dei minori».
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La sindaca respinge anche l’idea che occuparsi di diritti tolga spazio ai temi economici. «Questa è la favoletta del benaltrismo che ci propone la destra». Per Salis, si può lavorare contemporaneamente su diritti, sviluppo, infrastrutture, porto e industria. Lo dimostrerebbe anche il suo impegno accanto agli operai dell’ex Ilva e dell’Ansaldo: «Un sindaco non può non stare al fianco di chi lavora». Tra i progetti citati c’è la Scuola delle Professioni del Mare, pensata per formare figure richieste dal porto e dalla nautica: saldatori, falegnami, tappezzieri e professionalità manuali oggi difficili da trovare.
In chiusura, Salis usa la platea nazionale di Che tempo che fa per lanciare un vero spot su Genova: «Questo è il momento per investire a Genova». La sindaca cita il Terzo Valico, l’alta velocità verso Milano, le opere per la movimentazione delle merci del porto e il lavoro con Cassa Depositi e Prestiti per rendere la città sempre più universitaria. «Chi investe adesso prende i posti migliori, perché Genova nei prossimi anni avrà uno sviluppo incredibile». Poi l’appello finale: «Venite a investire a Genova, venite a vivere a Genova».
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