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12 Marzo 2026 - 10:26
Gasolio verso i 2,1 euro al litro: il caro carburanti minaccia il prezzo del cibo
Il prezzo del carburante torna a correre e rischia di trasformarsi in una nuova stangata per le famiglie italiane. Il gasolio si avvicina rapidamente alla soglia psicologica dei 2,1 euro al litro, mentre la benzina continua a salire. Numeri che, secondo il Codacons, potrebbero avere un effetto immediato e a catena su tutta l’economia, a partire dai prezzi degli alimenti che arrivano sulle tavole degli italiani.
Il dato più preoccupante riguarda proprio il diesel, il carburante utilizzato dalla maggior parte dei mezzi pesanti e dei camion che trasportano merci lungo la penisola. Quando il gasolio aumenta, spiegano gli esperti, il rincaro non resta confinato alla pompa di benzina ma si trasferisce rapidamente lungo tutta la filiera della distribuzione.
Secondo l’analisi del Codacons sui dati regionali pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio continua a salire in tutta Italia. In alcune aree del Paese i valori sono ormai vicinissimi ai 2,1 euro al litro.
Tra le regioni più care spicca il Friuli Venezia Giulia, dove il diesel ha raggiunto una media di 2,061 euro al litro. Subito dietro si collocano Sicilia con 2,053 euro, Valle d’Aosta con 2,050 euro e Calabria con 2,040 euro al litro. Ancora più alto il prezzo nella provincia autonoma di Bolzano, dove un litro di gasolio viene venduto in media a 2,072 euro.
La situazione diventa ancora più pesante lungo la rete autostradale. Qui il diesel al self service ha raggiunto una media nazionale di 2,095 euro al litro, mentre la benzina verde viene venduta a circa 1,905 euro al litro.
Anche la benzina infatti continua a salire. I picchi più alti si registrano proprio nelle aree dove già il diesel ha raggiunto livelli elevati. A Bolzano la benzina ha toccato 1,863 euro al litro, mentre in Calabria si attesta a 1,844 euro. Poco sotto si collocano Basilicata con 1,843 euro e Sicilia e Valle d’Aosta con 1,836 euro al litro.
Per il Codacons non si tratta soltanto di una questione legata alla mobilità degli automobilisti. Il vero problema riguarda le ripercussioni economiche sull’intero sistema dei prezzi.
Il diesel è infatti il carburante che alimenta la grande rete della logistica italiana: camion, furgoni e mezzi che ogni giorno percorrono migliaia di chilometri per portare merci dai porti ai centri di distribuzione, dai magazzini ai supermercati. Quando il prezzo del carburante cresce, aumentano inevitabilmente anche i costi di trasporto delle merci.
Questo meccanismo rischia di tradursi in una nuova ondata di rincari sugli scaffali, con effetti diretti soprattutto sui prodotti alimentari. Pane, pasta, frutta, verdura e prodotti confezionati potrebbero diventare più cari nel giro di poche settimane se la tendenza dei carburanti non si arrestasse.
L’associazione dei consumatori punta il dito contro i ritardi del governo nella valutazione di un eventuale intervento sulle accise. Da giorni, spiegano dal Codacons, il Ministero dell’Economia e delle Finanze starebbe studiando la possibilità di applicare il sistema delle accise mobili, un meccanismo che consente di ridurre temporaneamente la tassazione sui carburanti quando i prezzi salgono oltre determinate soglie.
Una misura già utilizzata in passato, che potrebbe contribuire ad alleggerire il costo alla pompa per automobilisti e imprese.

Ma, secondo l’associazione dei consumatori, il tempo delle valutazioni starebbe ormai finendo. «Ci chiediamo quanto tempo serva ancora ai tecnici del Ministero dell’Economia per decidere il taglio delle accise», si legge nella nota diffusa dal Codacons.
L’organizzazione sottolinea come il ministero stia studiando da oltre una settimana la misura delle accise mobili senza arrivare a una decisione, un ritardo che rischia di avere conseguenze dirette sui prezzi al consumo.
Il timore è che, se non si interviene rapidamente, il rincaro del carburante possa trasformarsi in un aumento generalizzato dei prezzi al dettaglio.
La dinamica è già stata osservata in altre fasi di forte tensione sui mercati energetici. Durante la crisi energetica degli ultimi anni, l’aumento del costo del carburante ha contribuito a spingere verso l’alto l’inflazione, con effetti particolarmente pesanti sui beni di prima necessità. Oggi il rischio è che si ripeta uno scenario simile, proprio mentre molte famiglie stanno ancora facendo i conti con il caro vita accumulato negli ultimi anni.
A rendere ancora più delicata la situazione è il contesto internazionale. Le tensioni geopolitiche e l’instabilità dei mercati energetici continuano infatti a influenzare i prezzi del petrolio, che a loro volta si riflettono sui listini dei carburanti. Per questo motivo gli esperti sottolineano come il tema del costo dell’energia e dei carburanti resti uno dei fattori più determinanti per l’economia reale.
Se il diesel dovesse superare stabilmente la soglia dei 2,1 euro al litro, spiegano gli analisti, l’effetto potrebbe essere immediato soprattutto per il settore del trasporto merci, uno dei pilastri dell’economia italiana. Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante. Perché ogni aumento alla pompa non riguarda soltanto chi guida un’auto, ma incide su tutta la catena che porta i prodotti dal campo alla tavola. E quando aumenta il costo del carburante, alla fine, a pagare sono sempre i consumatori.
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