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Costume e società

La letterina di Luciana Littizzetto a Mattarella: “È il presidente di tutti. Oggi ci mancano gli adulti”

A “Che tempo che fa” un monologo ironico e affettuoso racconta il Presidente e, indirettamente, la politica di oggi

Domenica sera, nello spazio ormai rituale della letterina a “Che tempo che fa”, Luciana Littizzetto ha scelto di rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non una satira aggressiva, né un attacco al potere, ma un monologo costruito come un elogio ironico che, dietro il sorriso, ha messo a fuoco un sentimento diffuso: il bisogno di misura, responsabilità e serietà nella vita pubblica.

La lettera si apre con il tono che il pubblico conosce bene. Littizzetto moltiplica titoli e aggettivi, gioca sull’iperbole, descrive Mattarella come un presidente dalla “cravatta storta” e dall’eleganza sobria, trasformando dettagli apparentemente secondari in elementi di riconoscibilità. È una comicità che non mira a ridicolizzare, ma a rendere umano il destinatario, avvicinandolo allo spettatore.

Fin dalle prime battute, però, il senso del monologo è chiaro: Littizzetto dichiara apertamente la propria stima per il Capo dello Stato. Dice di attendere il suo discorso di Capodanno più di molti eventi televisivi di punta e si definisce una “fan”. L’ironia resta, ma il registro è dichiaratamente affettuoso. Mattarella non è il bersaglio della satira, bensì il punto di riferimento attorno a cui costruire un discorso più ampio.

Uno dei passaggi centrali della letterina riguarda la recente visita del Presidente in ospedale. Littizzetto insiste sul fatto che non si sia trattato di una visita di circostanza, ma di una presenza concreta. Richiama le parole pronunciate da Mattarella, soffermandosi su un verbo: “dobbiamo”. Un plurale che, nel racconto della comica, diventa il simbolo di un’idea di Stato che si assume responsabilità collettive, coinvolgendo istituzioni, sanità pubblica, magistratura e società nel loro insieme.

Il monologo prosegue sottolineando un altro aspetto: Mattarella, secondo Littizzetto, comunica non solo con le parole, ma anche con i silenzi e con i gesti. Un modo per contrapporre la sua figura a una politica spesso dominata dall’eccesso di comunicazione, dall’urgenza di apparire, dal bisogno costante di visibilità.

È a questo punto che la letterina prende una piega più esplicitamente civile. Littizzetto introduce il tema degli “adulti”, dicendo apertamente che oggi sembrano mancare. Spiega cosa intende: persone consapevoli del proprio ruolo, capaci di distinguere tra il momento del divertimento e quello della serietà, tra la ricerca del consenso e il dovere istituzionale. Mattarella viene descritto come un adulto in un panorama politico che, troppo spesso, appare infantilizzato o ridotto a una sequenza di personaggi.

Nel confronto implicito con il resto della classe politica, la comica elenca figure riconoscibili: il politico che fa il duro, quello sempre in giro per sagre, quello perennemente arrabbiato, quello che vive di slogan. Tutti interpretano un ruolo. Mattarella, invece, secondo la letterina, “fa il presidente”. Non perché gli convenga, ma perché crede nel compito che gli è stato affidato.

Il finale del monologo, con la battuta sulla possibilità di “blindarlo” al Quirinale per altri sette anni, chiude il cerchio. È un’esagerazione comica, ma anche il segno di una preoccupazione reale: l’incertezza su ciò che verrà dopo. Non nostalgia fine a sé stessa, ma il timore che qualità come il garbo, la sobrietà e la misura diventino sempre più rare nello spazio pubblico.

La letterina di Littizzetto, questa volta, funziona meno come una gag e più come un ritratto. Racconta Mattarella, certo, ma soprattutto racconta un clima. Quello di un Paese che, tra polarizzazioni e slogan, sembra guardare con attenzione a chi esercita il potere senza trasformarlo in spettacolo. Una satira che fa sorridere, ma che resta addosso perché parla di ciò che molti percepiscono, anche fuori dallo studio televisivo.

Fabio Fazio e Luciana Littizzetto

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