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Cronaca

Cinquanta cani in un allevamento abusivo: scatta il sequestro a Favria

Chihuahua e bassotti trovati in una struttura non autorizzata. Gli animali stanno bene e saranno affidati alle associazioni del territorio in attesa dell’adozione

Cinquanta cani in un allevamento abusivo: scatta il sequestro a Favria

Cinquanta cani in un allevamento abusivo: scatta il sequestro a Favria (foto archivio)

Dietro l’apparenza di una normale abitazione, nel territorio di Favria, era stato allestito un allevamento che però non aveva alcuna autorizzazione per esistere. All’interno della struttura vivevano cinquanta cani di piccola e media taglia, tra cui chihuahua e bassotti. La loro presenza è emersa dopo una serie di segnalazioni arrivate al Comune da parte di alcune associazioni impegnate nella tutela degli animali.

Da quelle segnalazioni è partita una verifica che, circa un mese fa, ha portato all’intervento della Polizia locale, coordinata dal comandante Ivan Ravalli. Gli agenti hanno effettuato un sopralluogo per accertare se nella struttura fosse in corso un’attività di allevamento non autorizzata.

I controlli hanno confermato i sospetti: l’attività non risultava in regola con la normativa regionale che disciplina gli allevamenti di animali. Per questo motivo l’amministrazione comunale ha disposto il sequestro amministrativo dei cani, una misura che consente di mettere sotto tutela gli animali pur lasciandoli temporaneamente nella struttura in cui si trovano, sotto il controllo delle autorità sanitarie.

Subito dopo l’intervento della Polizia locale è entrato in azione il servizio veterinario dell’Asl To4, incaricato dal Comune di verificare lo stato sanitario degli animali e avviare tutte le procedure necessarie.

I veterinari hanno avviato la profilassi sanitaria, partendo dalle vaccinazioni obbligatorie, tra cui quella antirabbica, e proseguendo con i controlli generali sullo stato di salute dei cani. Parallelamente è stato avviato anche il lavoro di identificazione degli animali, perché molti di loro risultavano privi di microchip, requisito fondamentale per la registrazione all’anagrafe canina e per la tracciabilità degli animali.

Nonostante la situazione di irregolarità amministrativa, i controlli hanno evidenziato un dato importante: i cani sono stati trovati in buone condizioni di salute. Non sono emersi segni di maltrattamento né situazioni di evidente sofferenza.

Per questo motivo le autorità hanno classificato il caso come abusivismo amministrativo, legato alla mancanza delle autorizzazioni previste per l’attività di allevamento, piuttosto che come un caso di maltrattamento animale.

Durante il sopralluogo è emerso infatti che la struttura non rispettava diversi requisiti previsti dalla normativa regionale per chi intende avviare un allevamento.

Tra i documenti richiesti dalla Regione Piemonte, per esempio, figurano la richiesta formale di autorizzazione, il curriculum professionale del responsabile dell’attività, oltre alla planimetria dei locali e delle attrezzature utilizzate per la gestione degli animali.

Si tratta di elementi indispensabili per garantire standard minimi di sicurezza, igiene e benessere per gli animali. Nel caso della struttura di Favria, alcuni di questi requisiti risultavano mancanti, rendendo quindi impossibile considerare l’attività come un allevamento regolarmente autorizzato.

Nel frattempo, mentre proseguono le procedure sanitarie, è già stato organizzato il trasferimento dei cani verso le associazioni del territorio.

Il passaggio avverrà gradualmente nelle prossime settimane. Una volta completate vaccinazioni e controlli sanitari, gli animali verranno progressivamente spostati dalla struttura e affidati a diverse realtà che si occupano di tutela e recupero degli animali.

Tra queste c’è anche il Canile di Caluso, che ha dato la propria disponibilità ad accogliere una parte degli esemplari sequestrati. La struttura potrà ospitarne circa una decina, tenendo conto degli spazi disponibili e della presenza di altre cucciolate arrivate negli ultimi mesi e ancora in attesa di adozione.

Le associazioni che prenderanno in carico gli animali avranno il compito di accudirli e seguirli durante il periodo di custodia previsto dalla legge. Infatti, quando viene disposto un sequestro amministrativo, i cani non possono essere affidati immediatamente ai privati cittadini.

È necessario prima un periodo di gestione da parte di enti o associazioni riconosciute, durante il quale vengono completate tutte le procedure sanitarie e amministrative che portano al dissequestro degli animali.

Solo al termine di questo percorso i cani potranno essere ufficialmente dati in adozione e trovare una nuova casa.

Per molti di loro potrebbe trattarsi della prima vera occasione di vivere in famiglia. Chihuahua, bassotti e altri piccoli cani che nelle prossime settimane passeranno dalle gabbie di una struttura irregolare alle cure dei volontari, in attesa di incontrare chi deciderà di portarli a casa.

La vicenda riaccende anche l’attenzione sul fenomeno degli allevamenti abusivi, spesso legati alla richiesta di razze molto popolari. In questi casi il rischio è che dietro attività apparentemente innocue si nascondano realtà prive di controlli e di autorizzazioni, con conseguenze che possono ricadere sul benessere degli animali e sulla sicurezza delle adozioni.

A Favria, almeno in questo caso, l’intervento delle autorità e la collaborazione tra Comune, Polizia locale, servizio veterinario e associazioni ha permesso di individuare la situazione e avviare una soluzione che mette al centro la tutela dei cani.

E se i tempi delle procedure verranno rispettati, tra qualche settimana quei cinquanta animali sequestrati potranno iniziare una nuova vita, lontano da un allevamento irregolare e più vicini alla possibilità di una adozione definitiva.

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