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06 Marzo 2026 - 18:14
Cuccioli malati e venduti illegalmente in un allevamento abusivo a Chivasso: la Procura chiede il processo
La vicenda degli allevamenti abusivi di cuccioli scoperti a Chivasso approda ora davanti a un giudice. La Procura di Ivrea ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per le persone coinvolte nell’inchiesta che, nel novembre 2024, aveva portato alla luce un presunto sistema organizzato di vendita illegale di cani.
A renderlo noto è LNDC Animal Protection, l’associazione che aveva presentato denuncia e che da allora segue il caso passo dopo passo. “Accogliamo con favore questo importante passaggio giudiziario, che rappresenta un segnale chiaro contro chi sfrutta gli animali per profitto e alimenta il mercato illegale dei cuccioli”, dichiara Piera Rosati, presidente dell’associazione. “Ci auguriamo che il processo possa fare piena luce su quanto accaduto e che eventuali responsabilità vengano accertate in modo rigoroso.”
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, al centro dell’indagine ci sarebbe un’organizzazione dedita alla gestione di un allevamento abusivo e alla vendita illegale di cuccioli, un’attività che sarebbe andata avanti per anni e che avrebbe coinvolto centinaia di animali generando profitti molto elevati. Tra gli indagati figurano una madre e i suoi due figli, oltre a due medici veterinari e la moglie di uno di loro.

L'operazione dei carabinieri
Le accuse sono pesanti: associazione per delinquere, maltrattamento di animali e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura, oltre ad altri reati collegati. Gli investigatori ritengono che molti cani fossero tenuti in condizioni igienico-sanitarie inadeguate, con la diffusione di malattie infettive come giardia e parvovirosi, patologie che in alcuni casi avrebbero provocato la morte degli animali.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Ivrea, era partita nel 2023 e aveva portato a diverse operazioni dei Carabinieri Forestali del Nucleo CITES di Torino, culminate nel novembre 2024 con perquisizioni e sequestri a Chivasso e in studi veterinari collegati all’indagine. Durante le attività investigative erano stati sequestrati 114 cani, oltre a denaro, assegni e documentazione sanitaria e fiscale. Le indagini avevano inoltre portato al sequestro di oltre 442 mila euro, di un immobile e di un’autovettura.
Secondo gli investigatori, il giro d’affari legato alla vendita dei cuccioli avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro, con un ulteriore profitto illecito di circa 214 mila euro collegato a episodi di estorsione aggravata.
L’associazione animalista rilancia anche il tema del mercato dei cuccioli. “L’adozione di un animale da un rifugio è un atto d’amore doppio: da un lato si dà una chance a chi è condannato a vivere in prigione senza alcuna colpa e dall’altro si evita di alimentare un mercato troppo spesso corrotto da comportamenti come quelli denunciati in questo caso. Nel caso si voglia comunque acquistare un cucciolo anziché adottarlo, è importante verificare sempre di persona le condizioni dell’allevamento e delle mamme”, prosegue Rosati.
Nel frattempo LNDC Animal Protection ha rilanciato la petizione nazionale per chiedere il divieto di vendita di animali sulle piattaforme online, ritenute terreno fertile per traffici illegali e controlli difficili.
La prossima tappa della vicenda è fissata per il 5 maggio, quando il GUP del Tribunale di Ivrea dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio. L’associazione ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo.
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