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Cronaca
16 Febbraio 2026 - 19:56
VITTORIO SGARBI, CRITICO E STORICO DELL'ARTE
Vittorio Sgarbi non è colpevole di riciclaggio nel caso del dipinto attribuito a Rutilio Manetti, “La cattura di San Pietro”. Il critico d’arte è stato assolto a Reggio Emilia, con rito abbreviato, con la formula della vecchia insufficienza di prove. La Procura reggiana, guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci, aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.
L’inchiesta era nata a Macerata, dove Sgarbi ha il domicilio a San Severino Marche, città di cui fu sindaco, per poi essere trasferita nella città emiliana. Le indagini avevano preso le mosse anche dalle dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che aveva riferito agli investigatori – e alle telecamere di Report e del Fatto Quotidiano – di aver aggiunto una fiammella sul dipinto su incarico del critico d’arte. Proprio dalle inchieste giornalistiche delle due testate erano scaturiti gli accertamenti.

Secondo l’accusa, l’opera era stata rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel febbraio 2013. Il quadro era poi riapparso nel 2021, sotto forma di riproduzione 3D realizzata – secondo i carabinieri della Tutela del patrimonio culturale di Roma, che hanno condotto le indagini – da un laboratorio grafico di Correggio, nel Reggiano. L’opera era stata presentata come inedito di Manetti e come proprietà di Sgarbi alla mostra “I pittori della luce” a Lucca, da lui curata.
Nel corso del procedimento, Sgarbi era rimasto imputato soltanto per il reato di riciclaggio. Due contestazioni originarie – la contraffazione di beni culturali e l’autoriciclaggio di beni culturali – erano già state archiviate all’esito delle indagini preliminari.
I difensori del critico, Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, hanno dichiarato: «Sgarbi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall'imputazione residua, dopo l'archiviazione per due reati originariamente contestati, già conseguita all'esito delle indagini preliminari. Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente».
Sull’esito del processo è intervenuto anche il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, che ha commentato: «L'assoluzione smonta un teorema ma non fa giustizia. Ora chi risarcirà Vittorio Sgarbi?».
Con la sentenza di assoluzione si chiude, almeno in primo grado, una vicenda giudiziaria che aveva coinvolto uno dei critici d’arte più noti d’Italia, ruotando attorno a un’opera attribuita al Seicento e a un presunto circuito di riproduzioni e attribuzioni contestate.
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