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Mattarella a Torino dopo l’assalto a La Stampa: “I giornali pilastri della democrazia” (VIDEO)

Solidarietà alla redazione colpita a novembre, poi l’omaggio a Gobetti con la lectio di Zagrebelsky al Carignano

Una redazione devastata da un centinaio di manifestanti, scritte sui muri, giornali e fogli sparsi a terra. Era il 28 novembre 2025 quando la sede torinese de La Stampa venne assaltata. Oggi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto di andare personalmente in visita al quotidiano, portando un messaggio chiaro e diretto: «I giornali sono i pilastri della democrazia».

Il capo dello Stato ha espresso «solidarietà per i fatti di fine novembre» aggiungendo «anche un apprezzamento per il giornale e gli auguri per il futuro». Un futuro che resta incerto per la testata, attualmente in vendita. In redazione Mattarella è stato accolto dal direttore Andrea Malaguti e dai vertici di Gedi, incontrando i giornalisti al lavoro e fermandosi in particolare nella redazione della cronaca.

Durante la visita ha ricevuto in dono due lastre: una con la prima pagina della sua elezione al Quirinale, l’altra con una sua fotografia al Niguarda. Proprio parlando dell’ospedale, il presidente ha sottolineato lo «straordinario lavoro dei medici, perché lavorare su molti casi contemporaneamente dimostra la grande professionalità». Un pensiero è stato rivolto anche «ai familiari dei ragazzi morti nel rogo di Crans Montana e per quelli ricoverati, che stanno affrontando una prova difficilissima».

IL PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA ALLA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DELLA MORTE DI PIERO GOBETTI

La tappa alla redazione è arrivata dopo la partecipazione, al Teatro Carignano, alla cerimonia per il centenario della morte di Piero Gobetti, intellettuale antifascista morto in esilio in Francia a soli 24 anni. L’evento ha inaugurato un anno di appuntamenti dedicati alla sua figura. Il 19 febbraio è previsto un incontro al cimitero Père Lachaise di Parigi e alla Maison de l’Italie.

A presiedere il Comitato nazionale per le celebrazioni è il giurista Gustavo Zagrebelsky, che ha tenuto una lectio magistralis. Ha ricordato un Gobetti dalla «cultura antiretorica naturalmente contraria alle infatuazioni roboanti e alle ubriacature nazionaliste di cui si nutrì il suo tempo (solo il suo?) al quale egli si oppose». E sull’eredità ideologica ha precisato: «Invece che liberale, la sua rivoluzione dovrebbe dirsi “liberatrice”: liberatrice di forze storiche latenti che attendevano energie intellettuali capaci di renderle consapevoli del compito storico al quale avrebbero dovuto e potuto accingersi».

Zagrebelsky ha anche analizzato il rapporto tra Gobetti e Antonio Gramsci, osservando: «Vicinanza, non vuol dire adesione». E ancora: «È probabile che la diversa estrazione sociale dell'uno e dell'altro creasse un ostacolo, per così dire esistenziale e identitario, impeditivo di una confluenza. Ma la simpatia è documentata, e così anche la vicinanza politica, che andò rinforzandosi dopo il delitto Matteotti».

A fare gli onori di casa sono stati il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Il primo cittadino ha salutato il capo dello Stato ricordando: «Il suo costante richiamo ai principi della Costituzione, alla dignità della persona e alla responsabilità civile trova una consonanza evidente con l'eredità di Gobetti». Cirio ha evidenziato «l'impegno quotidiano nella difesa della nostra amata Costituzione repubblicana e antifascista e soprattutto nella difesa del nostro Paese».

Nel foyer del teatro Mattarella ha inoltre incontrato Tommaso Brizio, quindicenne affetto da una malattia rara, trattenendosi qualche minuto con i genitori del ragazzo.

IL PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA INCONTRA TOMMASO BRIZIO, WISH CHILD

Una giornata densa di significati: la difesa della libertà di stampa dopo l’assalto a una redazione, l’omaggio a un simbolo dell’antifascismo come Gobetti, il richiamo costante ai principi costituzionali. Parole e gesti che riportano al centro il valore dell’informazione e delle istituzioni in una democrazia che non può permettersi di arretrare.

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