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16 Febbraio 2026 - 18:19
Domenica 15 febbraio la città di Ivrea si è svegliata presto, come nei giorni importanti. Le piazze sono già transennate, i carri allineati, le cassette di arance impilate come piccole montagne pronte a esplodere. L’aria è tesa, frizzante. Si sente che oggi è il giorno della battaglia.
Alla Stazione di Ivrea arrivano cori prima ancora che i treni. Bandiere nere e rosse sventolano tra i binari, un teschio bianco campeggia su sfondi scuri. Sono loro. Gli Aranceri della Morte.
Ridono, cantano, qualcuno batte le mani a ritmo. Hanno la casacca nera già addosso, il foulard bianco stretto al collo. I pantaloni rossi accendono la mattina grigia.
La storia della Morte comincia nel 1954, nel quartiere di San Grato. Una trentina di amici, il primo ritrovo al bar Tre Galli, una tuta blu da lavoro come divisa e un berretto improvvisato.

Aranceri della Morte
Già dai primi anni si distinguono per combattività e lealtà. Poi arriva la casacca nera, i pantaloni rossi, il foulard bianco. E soprattutto arriva lui: il teschio.
L’idea nasce da un cartello che tutti abbiamo visto almeno una volta: “Pericolo di morte”, affisso sui pali dell’alta tensione. Un simbolo semplice, diretto, quasi brutale. Perfetto per chi in piazza vuole farsi rispettare. Da allora il teschio bianco veleggia sopra la folla come un avvertimento e una promessa.
Negli anni ’60 nascono i canti della Morte. Negli anni ’70 arrivano i primi grandi successi e il drappo di prima squadra classificata. Poi i cambi di divisa, i nuovi direttivi, la crescita continua.
Il 2003 resta inciso nella memoria: cinquant’anni festeggiati con tanto di onorificenza e Primo Premio Assoluto. Il 2015 è il colpo di scena, la classifica letta al contrario, il cuore in gola e poi l’urlo liberatorio: “Primi!"
Il 2023, l’anno del settantennale, è la consacrazione dopo lo stop forzato del Covid: mille giorni senza battaglia, e poi di nuovo in piazza, di nuovo primi classificati.
Oggi la squadra conta numeri molto alti: oltre 1300 iscritti, più di 900 tiratori.
La loro forza non è solo nei numeri, ma nei gruppi interni che animano la squadra tutto l’anno, alcuni di questi sono stati formati di recente.
Goliardia, organizzazione, amicizia. Dalla stazione il corteo si muove compatto verso il centro. I cori rimbalzano sotto i portici, qualcuno dalle finestre saluta. Le bandiere con il teschio oscillano sopra le teste come vele scure.
“Quando per strada incontri la Morte, girale attorno, falle la corte.”
LA VOCE DEL CANAVESE
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