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Cronaca
15 Febbraio 2026 - 11:24
Finge di comprare gioielli, poi immobilizza la titolare e fugge con 28mila euro
Si era presentato come un normale cliente, interessato a osservare alcuni gioielli esposti in vetrina. Pochi minuti dopo, quel pomeriggio d’estate in un negozio di antiquariato di Torino si è trasformato in un incubo: la titolare immobilizzata, legata e imbavagliata, un cofanetto di preziosi sparito insieme a migliaia di euro in contanti.
A quasi sei mesi dai fatti, la Polizia di Stato ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Salvatore Gorini, 58 anni. Un nome che era già emerso a settembre, quando lo stesso uomo aveva confessato il colpo negli uffici della Polizia Ferroviaria di Mestre, dove era stato fermato per controlli.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la scorsa estate Gorini sarebbe entrato nell’esercizio fingendosi interessato all’acquisto di alcuni monili. Una mossa studiata per guadagnare la fiducia della titolare e avvicinarsi al bancone. A un certo punto, armato di coltello, avrebbe minacciato la donna. Lei avrebbe tentato di reagire, ma ne sarebbe nata una colluttazione.
L’uomo sarebbe riuscito a sopraffarla, legandole polsi e caviglie e imbavagliandola con del nastro adesivo, per poi trascinarla nel retrobottega. Un’azione rapida, violenta, portata a termine in pochi minuti. Dalla vetrina e dal registratore di cassa sarebbero stati portati via un cofanetto con gioielli e oggetti di valore per una stima complessiva di circa 20mila euro, oltre a 8mila euro in contanti.

L’attività investigativa è partita immediatamente. Gli agenti hanno analizzato le immagini delle telecamere di sicurezza, incrociandole con i tabulati telefonici e con altri elementi raccolti nelle ore successive alla rapina. Un lavoro silenzioso e metodico, che ha permesso di ricostruire i movimenti dell’autore e di stringere progressivamente il cerchio.
Un passaggio decisivo è arrivato a settembre, quando Gorini è stato fermato a Mestre e, negli uffici della Polizia Ferroviaria, ha reso una confessione in merito al colpo messo a segno a Torino. Un’ammissione che ha consolidato il quadro probatorio e che ora ha trovato un seguito giudiziario nell’ordinanza cautelare.
La misura è stata notificata nel carcere Lorusso e Cutugno, dove il 58enne si trova già detenuto da novembre. In quell’occasione era stato arrestato in flagranza per un’aggressione al personale sanitario dell’ospedale San Giovanni Bosco. Il nuovo provvedimento riguarda invece la rapina aggravata ai danni dell’antiquariato torinese e si inserisce in un percorso giudiziario che dovrà accertare in modo definitivo le responsabilità.
Il caso riaccende i riflettori sulla vulnerabilità dei piccoli esercizi commerciali, dove il confine tra una giornata di lavoro ordinaria e un episodio di violenza può essere sottilissimo. In questo episodio, la prontezza della titolare nel tentare di reagire e nel fornire elementi utili agli investigatori ha contribuito a delimitare con precisione il contesto temporale del reato.
Decisivo, ancora una volta, il ruolo della tecnologia: telecamere e incroci di dati hanno permesso di ricostruire un percorso che, senza riscontri oggettivi, sarebbe stato più complesso da delineare.
Resta ora la fase processuale. Per l’indagato vale il principio di presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. Ma per la commerciante, e per il quartiere che aveva vissuto quell’episodio con sgomento, la notifica della misura cautelare rappresenta un primo punto fermo in una vicenda che aveva lasciato paura e indignazione.
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