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14 Febbraio 2026 - 22:40
Dipendente Stellantis
Se Torino vuole restare città dell’auto, deve smettere di aspettare il ritorno del “vecchio amore” e cominciare a corteggiare nuovi partner. È la scossa che CNA Torino prova a dare al dibattito sul futuro dell’automotive: uscire dall’attesa di Stellantis, guardare con pragmatismo al mercato globale e costruire una strategia di attrazione per nuovi costruttori.
In una lettera indirizzata alle istituzioni torinesi e piemontesi, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Torino chiede un cambio di passo netto: non un aiuto dall’alto, ma “forze nuove” portate da nuovi produttori di auto. L’automotive, ribadisce CNA, resta un asset “insostituibile” per il territorio, pur dentro un’economia che ha saputo diversificarsi. Tradotto: il settore va difeso e rilanciato, ma non ancorando ogni speranza al destino di un solo gruppo.
Secondo CNA, confidare in un rinnovato impegno di Stellantis a Torino — con al centro il rilancio dell’ex stabilimento Fiat Mirafiori — è una speranza “velleitaria”. A sostegno, la Confederazione richiama il piano industriale presentato dal nuovo CEO di Stellantis, Antonio Filosa: - Stati Uniti: circa 13 miliardi di dollari di investimenti in quattro anni, lancio di cinque nuovi modelli e incremento produttivo del 50%. - Sud America: 40 nuovi prodotti e sviluppo di propulsori bio-hybrid, sostenuti da circa 5,6 miliardi di investimenti. - Nuovi poli produttivi in aree strategiche: bacino del Mediterraneo (Algeria, Marocco, Sudafrica, Egitto), India e Malesia. Un dato, per CNA, è emblematico: oggi Stellantis costruisce direttamente in Italia meno di 400 mila autoveicoli, mentre in Spagna la produzione complessiva dei principali player europei supera i 2 milioni di unità. Il messaggio è chiaro: il baricentro degli investimenti si sta spostando altrove e Torino non può limitarsi ad attendere.
La scommessa su nuovi player non nasce nel vuoto. CNA cita un ecosistema che si dimostra già attrattivo: in Piemonte operano 1.300 imprese a controllo estero, con ricavi in aumento dell’8%, un’occupazione definita solida e chiare intenzioni di permanenza e crescita. Sono segnali che fanno del territorio un candidato credibile per nuovi insediamenti automotive, a patto di mettere in campo politiche attive e coerenti.
La richiesta della Confederazione alle istituzioni locali è di passare dalle petizioni d’intenti alla costruzione di condizioni concrete per l’arrivo di nuovi costruttori. In gioco non c’è solo una trattativa industriale, ma un metodo: tornare a competere sul terreno dell’attrazione degli investimenti, valorizzando filiere, competenze, servizi e tempi amministrativi. CNA non archivia l’automotive: lo rimette al centro, ma lo libera da una dipendenza univoca che il mercato globale, oggi, non giustifica.
L’analisi di CNA è netta: perseverare nell’attesa di una risposta risolutiva da Stellantis rischia di bloccare decisioni necessarie. I piani del gruppo — per come sono annunciati — indicano priorità lontane dall’Italia. Nel frattempo, Torino e il Piemonte dispongono di dati che raccontano una regione ancora capace di attrarre capitali, imprese e lavoro qualificato. Aprire la porta a nuovi costruttori non significa voltare le spalle alla storia, ma offrirle un futuro praticabile.

Antonio Filosa, Ceo Stellantis
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