«Ora a questo non c'è rimedio. Non esiste perdono. Almeno io ora non lo concepisco. Non voglio trovare altri colpevoli, se non l'unico che ha deciso di strapparla a me. Al suo papà, alle sue sorelline, ad Andrea, alla famiglia, agli amici. Le ho insegnato il valore dell'amicizia e della verità. Del dire no se non voleva qualcosa. Le ho insegnato a difendersi se incontrava un bullo. A sostenere i più deboli. Lei odiava la violenza, però invece sapeva parlare».
È la voce di Mariangela Auddino, madre di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa nell’Astigiano la notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato. Parla per la prima volta attraverso un audio diffuso dai legali della famiglia, gli avvocati Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannone.
La ragazza era stata trovata morta nel Rio Nizza. Alex Manna, 19 anni, sabato pomeriggio ha confessato una lite, pugni e il volo della giovane nel corso d’acqua. Ora si trova in carcere ad Alessandria.

Alex Manna, il 19enne ha confessato il femminicidio di Zoe Trinchero
La madre di Zoe lancia un appello che va oltre la vicenda giudiziaria. «Vogliamo la verità. Vogliamo che tutta la società civile si mobiliti - prosegue la donna -. Perché un uomo non deve nemmeno alzare un dito su una donna. E siamo noi genitori a doverlo insegnare ai figli. Sono le scuole a dover educare al rispetto e non alla rivalità. Zoe. Il suo nome - dice della figlia - significa l'essenza della vita. Alla vita, al diritto alla vita, al diritto di dire di no quando si vuole dire di no. E io me ne farò portavoce. Insieme alle altre migliaia di mamme, alle migliaia di genitori che piangono e lottano contro il femminicidio».
Al momento, però, l’accusa contestata a Manna non è quella di femminicidio ma di omicidio aggravato dai futili motivi. La linea difensiva è affidata agli avvocati Rocco Giuseppe Iorianni e Patrizia Gambino. «Ci sono dichiarazioni di Alex che potrebbero trovare riscontro nell'omicidio preterintenzionale. È una vicenda molto più ingarbugliata di quanto potesse apparire all'inizio», sostiene Iorianni.
Il legale si sofferma anche sul depistaggio compiuto dal giovane dopo l’accaduto. Mentre familiari e amici cercavano Zoe, che si era fermata a parlare con lui, aveva indicato come aggressore un uomo di colore residente in paese fin dall’infanzia, facendo rischiare un linciaggio. «I due amici ai quali è contestato il coinvolgimento a titolo di favoreggiamento sul depistaggio delle indagini - prosegue l'avvocato - sono della stessa compagnia e tra quelli che, intervistati in tv, si dicevano affranti. Chi ha fatto cosa? Al momento il coinvolgimento dei due amici è per favoreggiamento, ma è ancora tutto da definire. Alex è stato descritto anche come 'lo scemo della compagnia'. Gli si voleva appioppare tutta questa storia?».
Sulla confessione di Manna, l’avvocato aggiunge: «Indagheremo per capire perché abbia confessato. Intanto aspettiamo i risultati ufficiali dell'autopsia che, comunque, già dai primi dati parla di morte da precipitazione. Ma come è precipitata Zoe?».
Le indagini proseguono per chiarire la dinamica dei fatti. Gli abiti di Zoe e di Manna verranno inviati al Ris di Parma per ulteriori accertamenti.
Intanto la comunità si prepara a stringersi intorno alla famiglia. Questa sera il rosario in memoria di Zoe, domani i funerali. Una città ferita, una madre che chiede verità e una vicenda che resta ancora piena di interrogativi.