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Carnevale

Ivrea consegna la città al Generale Mario Gusta: il Giovedì Grasso accende piazze e tradizione. "Arvedse a giobia n’bot"

Dalle scuole al Passaggio dei Poteri, dalla Marcia storica alla Generala in piazza di Città: una giornata intensa tra rito, festa popolare e identità eporediese

È l’ora. Arvedse a giobia n’bot, arrivederci a giovedì all’una. Ivrea si è data appuntamento così, con quella formula che sa di tradizione e di attesa trattenuta. E giovedì 12 febbraio 2026 il Carnevale è entrato davvero nel vivo, consegnando alla città una delle sue giornate più dense, stratificate, simboliche.

La mattina si apre con il giro delle scuole del Generale Mario Gusta, affiancato dallo Stato Maggiore, dai Pifferi e Tamburi e dagli Alfieri. Non un semplice saluto istituzionale, ma un itinerario che attraversa l’infanzia San Michele e le primarie Cardinal Cagliero, San Bernardo e Nigra, fino alla tappa conclusiva alla Fiorana. Qui la visita si intreccia con una tradizione che dura dal 1977: la fagiolata organizzata dalla scuola, appuntamento che negli anni è diventato parte integrante del Giovedì Grasso. Tra grembiuli, applausi e occhi spalancati, il Carnevale entra nelle aule e si consegna simbolicamente ai più piccoli, che ne saranno custodi domani.

Alle 14 il cuore si sposta in Piazza di Città. In Municipio si rinnova il Passaggio dei Poteri: il sindaco Matteo Chiantore affida simbolicamente al Generale i poteri civili della Piazza. La lettura dell’Ordinanza, affidata alla Sostituta della Gran Cancelliera, precede la calzata del Berretto Frigio. È il gesto che sancisce l’inizio ufficiale del tempo carnevalesco, il momento in cui la città accetta di farsi guidare dalla propria storia.

Subito dopo, il Generale sale a cavallo. Il Corteo Storico si ricompone e prende la strada: corso Cavour, corso Nigra, Borghetto, piazza Gioberti, via Arduino, via Palestro, corso Massimo d’Azeglio fino alla Chiesa di San Lorenzo, poi il rientro verso il centro attraverso via Palma e via delle Torri, fino a piazza Castello. È una marcia solenne, accolta da ali di folla lungo i marciapiedi e dai balconi affacciati sulle vie.

Alle 15, mentre il Corteo attraversa la città, piazza Ottinetti e piazza Maretta si trasformano nel regno dei bambini. Giochi, animazione, coriandoli e musica riempiono gli spazi. In piazza Ottinetti, da sempre, i più piccoli sono i protagonisti assoluti: il Carnevale qui si declina in sorrisi e corse, in un’energia che si sovrappone al rullare dei tamburi.

Alle 16, al passaggio del Corteo, si apre la fagiolata di via Palma, in via IV Martiri. I paioli fumano, le porzioni si distribuiscono, il profumo dei fagioli si mescola all’aria fredda di febbraio. È uno dei momenti più popolari della giornata, quello che restituisce l’idea di una comunità che si ritrova attorno a un gesto semplice e condiviso.

Poco dopo, il Corteo raggiunge il Vescovado. Tra le novità di questa edizione c’è il ritorno del gruppo storico al palazzo vescovile, accolto dal vescovo Daniele Salera. Le cerimonie si svolgono nel salone dei Papi, al secondo piano, con un passaggio anche nel salone degli affreschi riservato al Generale. Un ritorno alle origini che rinsalda il legame tra la tradizione carnevalesca e i luoghi storici della città.

Nel tardo pomeriggio il Generale risale a cavallo in piazza Castello e il Corteo riprende la marcia lungo via Macchieraldo, via Palestro e piazza di Città. Alle 17.30, nella Sala Dorata del Municipio, si tiene la visita degli Abbà al Sindaco: i piccoli Priori rendono omaggio e ricevono i doni di rito, in uno dei passaggi più delicati e simbolici dell’intera giornata.

Alle 17.45, in piazza di Città, risuona la Generala. I Pifferi e Tamburi eseguono il brano in onore del Generale, chiudendo idealmente il grande giro cittadino. Subito dopo, il Generale visita la fagiolata di via Palma, tra saluti e strette di mano.

Alle 18.30, in Municipio, si svolge la cerimonia di investitura degli Oditori e degli Intendenti Generali delle Milizie e Genti da Guerra del Canavese. Per il 2026 gli Oditori sono Massimo Nicolotti, Laura Bethaz, don Giuseppe Durettoe Renè Enriello: nomi che entrano ufficialmente nel solco della tradizione.

La giornata si chiude dalle 21 con bande e spettacoli nel centro storico. Piazza Ottinetti, piazza di Città, piazza Maretta e il Borghetto si trasformano in un palcoscenico a cielo aperto attraversato da gruppi itineranti. Otto le formazioni coinvolte, ognuna con un’identità precisa: dagli Amis dal Furn, street band canavesana dal repertorio rock, dance ed eurobeat e dall’attitudine teatrale, alla Street Brass Band, nata dall’esperienza della Filarmonica Valperghese per portare jazz e pop fuori dalle sale da concerto; dalla General Vincent Marching Band, ispirata ai Drum Corps americani e capace di unire musica e coreografie, alla Cürva Street Band con le sue sonorità folk e swing; fino alla Prisma Band di Cuneo, alla Tequila band itinerante che punta sulla musica senza amplificazione e sul coinvolgimento diretto del pubblico, ai Desperados show band con il loro repertorio che attraversa dance anni ’70, funky e successi contemporanei, e al Corpo Bandistico Città di Mede, espressione della tradizione musicale della Lomellina rinata nel 2018.

Così si chiude il Giovedì Grasso 2026: una giornata compatta, intensa, costruita su riti codificati e su una partecipazione che non viene mai meno. Ivrea si è mossa al passo del suo Corteo, ha ascoltato la Generala, ha condiviso fagioli e musica. E ancora una volta ha dimostrato che il Carnevale non è solo un calendario di eventi, ma un racconto collettivo che continua a scriversi, anno dopo anno.

FOTO FONDAZIONE STORICO CARNEVALE

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