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Cronaca
11 Febbraio 2026 - 19:40
Zoe uccisa a 17 anni, il killer resta in carcere
Alex Manna, 19 anni, resta in carcere ad Alessandria. Il gip Aldo Tirone ha convalidato il fermo per l’uccisione di Zoe Trinchero, 17 anni, avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato, nell’Astigiano.
Il giovane, reo confesso di avere preso a pugni la ragazza, «lasciandola poi cadere e non gettandola» in un canale, è accusato di «omicidio aggravato dai futili motivi», come sottolinea la sua legale Patrizia Gambino, del foro di Asti. Non è contestato al momento il femminicidio, ma le indagini sono in corso e non si esclude che l’ipotesi di reato possa cambiare.
Il giudice ha ritenuto fondati i gravi indizi di colpevolezza presentati dagli inquirenti e la confessione resa da Manna ai carabinieri, sciogliendo la riserva sulla misura cautelare dopo l’udienza di convalida di lunedì. Secondo la Procura di Alessandria sussiste anche un concreto pericolo di fuga, elemento che ha contribuito alla decisione di confermare la custodia in carcere.
«Continuo a dire che si tratta di una tragedia» ha dichiarato Patrizia Gambino, «e che ci sono indagini in corso, quindi la vicenda è da trattare in modo delicato».

Alex Manna ( dal suo profilo Instagram)
Nel collegio difensivo entra anche un secondo legale, Rocco Giuseppe Iorianni, del foro di Palmi, che ieri ha assistito all’autopsia della ragazza. Da una prima analisi sarebbe emerso anche un trauma da precipitazione. Oggi l’avvocato ha incontrato Manna in carcere. «È affranto, distrutto, nella più profonda disperazione e nello sconforto» ha riferito. Sul movente aggiunge: «Va indagato bene e lo faremo anche noi per capire».
Iorianni sottolinea anche un punto centrale sul piano processuale: «In quanto avvocati abbiamo la responsabilità sulle vite umane, anche quelle tolte. I processi si fanno in tribunale con gli addetti ai lavori, non mediatici. C'è stata la convalida del fermo e bisogna essere precisi» e ancora «perché anche la confessione sottoscritta va valutata per quello che vale nel processo. La dichiarazione autoaccusatoria va confrontata con i dati oggettivi».
Secondo quanto emerso, Zoe era uscita dal lavoro al bar della stazione la sera del 6 febbraio ed era rimasta a chiacchierare con Manna. Poi la scomparsa. Ai carabinieri il giovane avrebbe parlato di una discussione, di «un pugno, forse più pugni», ricordando di avere praticato boxe. La lite, a suo dire, sarebbe nata dal tentativo di riallacciare una relazione che per gli amici della ragazza non sarebbe mai esistita. Alcuni riferiscono che lui avrebbe già tentato un approccio nei giorni precedenti.
Dopo avere cercato di depistare amici e parenti parlando di un uomo di colore, Manna sarebbe tornato sul luogo dove giaceva il corpo di Zoe, piangendo in presenza dei familiari e degli amici della giovane.
Intanto a Montegrosso d’Asti la famiglia del ragazzo ha lasciato il paese. I genitori, conosciuti anche per avere gestito un bar vicino alle Poste, vivevano lì con i quattro figli da anni. Secondo quanto riferito dai residenti, si sarebbero trasferiti in un luogo segreto dopo avere ricevuto pesanti minacce telefoniche, in un clima di forte tensione che avrebbe fatto temere per la loro incolumità.
A Nizza Monferrato, ieri sera, circa duemila persone hanno partecipato a una fiaccolata in memoria di Zoe. Presenti anche i genitori della ragazza. Tristezza e rabbia si sono intrecciate lungo le strade della città, ripercorrendo le ultime ore di una 17enne che aveva appena finito il turno al bar e che non è più tornata a casa.
Il procedimento è solo all’inizio, ma il primo passaggio è stato segnato: il fermo è stato convalidato e Alex Manna resta in carcere.
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