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13 Febbraio 2026 - 16:27
Crans-Montana, gli Ordini forensi svizzeri condannano le aggressioni ai legali dei Moretti
Un clima teso, sfociato in un parapiglia pochi minuti prima di un interrogatorio atteso e delicato. E ora una presa di posizione ufficiale che richiama al rispetto delle regole fondamentali del processo. I presidenti degli Ordini degli avvocati di Vaud, Vallese e Ginevra condannano con fermezza gli attacchi verbali e fisici e le minacce rivolte ai difensori nel procedimento sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana.
L’episodio si è verificato ieri davanti all’aula universitaria dove era in programma l’audizione di Jessica Moretti. Poco prima dell’inizio dell’interrogatorio, si è acceso un confronto tra alcuni familiari delle vittime del rogo e i coniugi Moretti, che erano accompagnati dai propri avvocati e dalla polizia. La tensione è salita rapidamente, degenerando in un parapiglia.
La reazione degli Ordini forensi è stata netta. Gli atteggiamenti registrati, sottolineano i presidenti dei tre Ordini in una nota riportata dall’agenzia svizzera Ats, «compromettono la loro integrità, indeboliscono l'istituzione giudiziaria e mettono a repentaglio il diritto fondamentale alla difesa». Un richiamo diretto al principio cardine di ogni ordinamento democratico: il diritto di ogni imputato ad avere un avvocato che possa esercitare il proprio mandato senza intimidazioni.
I rappresentanti degli avvocati ribadiscono inoltre un punto centrale: «I legali non devono essere assimilati alla causa dei loro clienti e devono essere protetti quando sono minacciati nell'esercizio del loro mandato». Una distinzione che, nei processi ad alta emotività pubblica, tende spesso ad affievolirsi.
Il procedimento legato alla tragedia di Crans-Montana è accompagnato da una forte esposizione mediatica. Proprio questa attenzione costante, osservano i presidenti degli Ordini, contribuisce ad alimentare tensioni attorno al caso. In tale contesto ricordano che gli avvocati sono vincolati a doveri di esemplarità e dignità, soprattutto nelle prese di posizione pubbliche, e che la loro funzione si svolge principalmente nelle aule di giustizia, non sui media.
L’appello finale è alla serenità del dibattimento. «È indispensabile che tale procedura si svolga in un clima sereno, nel rispetto delle vittime, dei loro cari e dei diritti di tutte le parti. Solo così la giustizia potrà adempiere pienamente la sua missione», concludono.
Un intervento che va oltre l’episodio specifico e riporta al centro una questione strutturale: nei processi che toccano corde profonde dell’opinione pubblica, la difesa resta un pilastro dell’equilibrio giudiziario. E senza la tutela di chi la esercita, l’intero sistema rischia di incrinarsi.

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