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Cronaca

Uccide la madre per la pensione e la seppellisce nel bosco: fermato nel Torinese il figlio dell’86enne scomparsa

Dalla denuncia di scomparsa al ritrovamento vicino alla statale 143: i carabinieri parlano di omicidio e occultamento di cadavere, l’uomo avrebbe ammesso tutto

Uccide la madre per la pensione

Uccide la madre per la pensione e la seppellisce nel bosco: fermato nel Torinese il figlio dell’86enne scomparsa (foto archivio)

Prima il silenzio. Poi i sospetti. Infine la confessione e il ritrovamento del corpo. La vicenda di Enrica Bardotti, 86 anni, residente a Piobesi Torinese, si è trasformata in poche settimane da caso di scomparsa a inchiesta per omicidio. Con un nome e un volto al centro delle accuse: Marco Paventi, 59 anni, figlio della vittima, fermato dai carabinieri e dalla procura di Torino.

Il corpo dell’anziana è stato trovato sepolto in una zona boschiva nei pressi della statale 143 Stupinigi-Vinovo, non lontano dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi, a circa dieci chilometri dal capoluogo piemontese. A indicare il punto, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato lo stesso Paventi durante l’interrogatorio con i militari dell’Arma. L’uomo avrebbe ammesso di aver ucciso la madre e di averne occultato il cadavere.

L’ipotesi investigativa che emerge nelle prime ore è netta: alla base del gesto ci sarebbe stato il timore di perdere la pensione dell’anziana, che rappresentava, secondo quanto si apprende, l’unica fonte di sostentamento per il figlio. Paventi era rimasto senza occupazione dopo la chiusura di una sua azienda e si trovava in una situazione economica difficile, con problemi di debiti.

L’indagine non è partita da un controllo casuale, ma da un campanello d’allarme preciso. A rivolgersi alle forze dell’ordine è stata un’amica della vittima. Non sentiva Enrica Bardotti da settimane. Un silenzio anomalo. Preoccupante. Ha chiesto spiegazioni al figlio, ma le risposte ricevute non l’hanno convinta. Da lì la segnalazione e l’avvio degli accertamenti.

Le ricerche si sono concentrate nell’area di Stupinigi, coinvolgendo i vigili del fuoco e i carabinieri di Carmagnola, Moncalieri e del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Torino. Fin dalle prime fasi gli investigatori hanno valutato anche l’ipotesi di occultamento di cadavere, segno che qualcosa non tornava nella ricostruzione fornita.

La svolta è arrivata con il fermo del 59enne. Durante l’interrogatorio, davanti ai carabinieri, avrebbe ammesso le proprie responsabilità e indicato il luogo dove aveva sepolto il corpo. I militari hanno scavato nel punto segnalato, trovando i resti dell’anziana.

Ora si apre la fase più delicata dell’inchiesta. Gli inquirenti dovranno ricostruire con precisione tempi e modalità del delitto. Quando è morta Enrica Bardotti? In quale contesto è avvenuto l’omicidio? Ci sono stati segnali premonitori? Saranno gli accertamenti medico-legali e i rilievi tecnici a fornire risposte decisive.

Il quadro accusatorio, intanto, è già gravissimo: omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il movente economico, se confermato, aggiunge un elemento di crudezza alla vicenda. Un rapporto familiare spezzato per denaro. Una pensione trasformata in motivo di morte.

La zona del ritrovamento, a ridosso della statale 143 e vicino a uno dei luoghi simbolo del territorio come la Palazzina di Caccia di Stupinigi, è stata per ore presidiata dai mezzi di soccorso e dalle pattuglie dell’Arma. Un contrasto forte tra la quiete del paesaggio e la gravità dei fatti.

La comunità di Piobesi è sotto shock. L’anziana era conosciuta in paese. La notizia del fermo del figlio ha rapidamente fatto il giro delle strade e delle case. Resta il peso di una tragedia maturata, secondo l’accusa, all’interno delle mura domestiche e nascosta per settimane sotto la terra di un bosco.

Le indagini proseguono. Ogni dettaglio dovrà essere verificato. In casi come questo la confessione non basta: servono riscontri, prove, coerenza tra racconto e dati oggettivi. Ma un punto è ormai certo: quella che era iniziata come una scomparsa si è trasformata in un caso di omicidio che lascia una scia di interrogativi e una ferita profonda in una famiglia e in un intero territorio.

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