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12 Febbraio 2026 - 21:16
Saliamo le scale della loro sede e il rumore ci investe ancora prima di aprire la porta. Voci sovrapposte, risate fragorose, giochi improvvisati tra un tavolo e l’altro. E poi birra. Birra, birra e ancora birra.
Dentro è un mondo a parte. Qualcuno canta, qualcuno batte il ritmo con il boccale sul tavolo. L’atmosfera è quella di una grande piola canavesana trasferita nel cuore del Carnevale. Siamo nella sede dei Mercenari.
E pensare che tutto, almeno così racconta la leggenda, sarebbe nato proprio in un bar, con un dialogo semplice, quasi buttato lì: "Sent Gianni, second mi a l’é ora da fé ‘n’aota squadra". "Bòn, fait: ‘ndoma dal comitato e disoma che ‘st’ane a ié ‘na neuva squadra".
La storia non ci permette di sapere dove né chi fossero i protagonisti, ma di certo erano tra i fondatori di quella che nel 1974 sarebbe diventata una nuova squadra con una nuova divisa, un nuovo simbolo e un nome destinato a farsi sentire: i Mercenari d’l Purtigal.
All’inizio erano in 33. Divise particolari, basco in testa, un asinello al seguito, una fisarmonica. Già al primo colpo d’occhio si capiva che il loro modo di vivere il Carnevale era diverso. Meno gerarchie, più amicizia. Meno “guerra”, più festa popolare.
La prima sede? Un’angusta stanzetta a Bajo Dora. Poi, nel 1979, il trasferimento nella centralissima Via dei Patrioti, alla mitica Taverna “Stella d’Italia”. Dieci anni di riunioni, risate, organizzazione e leggende.
I Mercenari sono sempre stati definiti un po' anticonformisti. In realtà, come ci raccontano tra un brindisi e l’altro, tutto nasceva da un clima preciso: una squadra a misura d’uomo, un insieme di gruppi di amici. Nessun capo assoluto, ma un direttivo. Lavoro di gruppo. Partecipazione.
Nel 1986 diventano ufficialmente Associazione, mettendo nero su bianco i principi che li guidano: il Carnevale come grande festa popolare, tradizione che si rinnova, amicizia prima di tutto.

E' festa nella sede dei Mercenari
E poi le idee. Le bandiere che nel 1989 iniziano a colorare la zona dei Giardinetti.
"Come facciamo a far diventare nostro quell’angolo?" "Lo imbandieriamo".
Nascono così le prime bandiere dei Mercenari.
Sempre nel 1989 inaugurano la prima “Festa Mercenaria”. Il Sabato sera diventa il loro salotto a cielo aperto. E nello stesso anno vincono il primo torneo di calcio degli Aranceri. Ma il 1990 è l’anno che ancora oggi, quando lo nominano, fa venire la pelle d’oca.
Martedì, fine battaglia. In Piazza di Città si attende la premiazione. I Mercenari non vengono nominati fino al secondo posto. Qualcuno sta già per andarsene. Poi dagli altoparlanti: "Storico Carnevale d’Ivrea 1990, primo premio squadre aranceri… i Mercenari".
È il finimondo. Baci, abbracci, lacrime. Lacrime vere, soprattutto dei fondatori. La piazza esplode in un applauso che sa di rispetto conquistato.
La storia poi continua: il Ventenario nel ’94, il Castello dei Mercenari “Stella d’Italia”, la mostra fotografica per i 25 anni, la vittoria del 2001 accolta da un boato sotto il Municipio. Oggi la squadra conta circa 500 soci aranceri e 200 sostenitori, guidati da un direttivo di una ventina di persone e da un presidente.
Ma dentro la sede tutto questo è racchiuso in un’unica parola: spirito.
A un certo punto qualcuno intona la canzone dei Mercenari:
“Siamo i Mercenari
e da Baio noi veniam
ci teme ogni carro
perché forti noi siam…”
Le voci si uniscono, si alzano, rimbombano contro le pareti: “Senza un capo, senza un grado, senza un nome
noi siamo i Mercenari d’l Purtigal.”
E forse è proprio questo il segreto. Una squadra nata quasi per scherzo, cresciuta per amicizia, rimasta fedele alla sua anima libera. Una squadra che lavora tutto l’anno perché il Carnevale resti il più bello spettacolo del mondo.
Quando scendiamo le scale, le risate continuano a farsi sentire fino in strada.
I Mercenari sono così: ironici, sportivi, imprevedibili.
LA VOCE DEL CANAVESE
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