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Cronaca
08 Febbraio 2026 - 23:19
Erik Pettavino
La montagna gli era casa, mestiere e vocazione. È lì, su un pendio della Valtellina, che il cuore di Erik Pettavino — 30 anni, nato e cresciuto a Limone Piemonte — ha smesso di correre dietro al futuro che si era scelto: quello del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, tra addestramenti, notti fredde e salvataggi che fanno la differenza. Domenica 8 febbraio, i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno dichiarato la morte cerebrale del giovane finanziere, rimasto per due giorni aggrappato alla vita dopo essere stato travolto da una valanga durante un’esercitazione.
Erik stava operando con un collega nell’area di Crocetta del Cardine, nel territorio di Madesimo, in provincia di Sondrio. Un addestramento come tanti, parte essenziale del lavoro di chi presidia la montagna anche quando si fa difficile. Poi la massa di neve che si stacca, corre a valle e lo investe in pieno. Il compagno di squadra, solo sfiorato dalla valanga, riesce a dare immediatamente l’allarme. Sono minuti che pesano, perché in quota il tempo non scorre: morde.
Recuperato in elicottero e trasportato d’urgenza a Bergamo, Pettavino è stato affidato al team del Papa Giovanni XXIII, uno dei centri di riferimento per i traumi complessi. I medici hanno avviato il trattamento ECMO, la circolazione extracorporea che sostiene cuore e polmoni nelle situazioni più critiche. Ma le ferite riportate sotto la valanga erano troppo gravi: dopo due giorni di lotta silenziosa, è arrivata la constatazione della morte cerebrale.
La notizia ha percorso in poche ore la valle e ha raggiunto Limone Piemonte, dove Erik era un volto familiare e una presenza viva: la passione per la montagna, lo sport, lo scialpinismo; il lavoro scelto non per caso ma per vocazione. In paese la commozione è diventata subito corale. Amici, colleghi, conoscenti: tutti hanno sperato in un epilogo diverso, tutti oggi si stringono attorno alla famiglia e al corpo del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza della provincia di Sondrio, che perde un giovane operatore preparato e generoso.
Le esercitazioni servono a salvare vite quando il margine d’errore si assottiglia. È una verità che chi indossa quella divisa conosce bene: il confine tra addestramento e intervento è sottile, e i rischi non scompaiono. La vicenda di Valtellina lo ricorda con durezza. Restano l’esempio professionale di Erik e l’impegno quotidiano di chi, come lui, lavora dove l’ambiente impone rispetto e prudenza. È un tributo silenzioso, spesso invisibile, che rende più sicure le nostre montagne.

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