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08 Febbraio 2026 - 20:29
La premier Giorgia Meloni
La vetrina è globale, l’immagine dell’Italia rimbalza sui media internazionali, ma insieme alle medaglie e alle cerimonie dei Giochi invernali tornano anche le immagini degli scontri di piazza. Scene che, come sottolinea Giorgia Meloni, sono finite “sulle televisioni di mezzo mondo”, comprese quelle americane. Ed è proprio da qui che riparte l’offensiva politica della presidente del Consiglio, che nella notte affida ai social tutta la sua indignazione: «chi manifesta contro i Giochi è un nemico dell’Italia».
Parole dure, che segnano un nuovo passaggio nello scontro tra governo e opposizioni sulla gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Secondo Meloni, davanti a una vetrina internazionale di tale portata, «gli sforzi di migliaia di persone», spesso volontari, rischiano di essere «vanificati» dall’azione di «bande di delinquenti» che si sono rese protagoniste delle proteste a Milano contro i Giochi e, poche ore dopo, anche a Bologna, dove sono stati tranciati i cavi della ferrovia. Episodi diversi ma accomunati, nella lettura della premier, da una volontà precisa: colpire l’immagine del Paese.
Il tono è netto, senza sfumature. E trova sponda nel ministro della Difesa Guido Crosetto, che allarga il fronte dello scontro puntando il dito contro alcune decisioni giudiziarie. Con un riferimento diretto agli scontri di Torino, parla di agenti che «prima vengono presi a calci dai violenti e poi dallo Stato», specificando amaramente «con la s minuscola». Una frase che sintetizza il sentimento di frustrazione che il centrodestra dice di intercettare tra le forze dell’ordine.
Ma proprio qui si innesta la replica delle opposizioni, che rovesciano completamente la narrazione. «Sulla sicurezza il governo ha fallito», è il refrain che torna con insistenza, accompagnato dall’accusa di voler usare gli scontri per coprire inefficienze e ritardi. A respingere l’idea di una mancata condanna delle violenze, chiamando in causa direttamente Elly Schlein e Giuseppe Conte, è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. «I soliti noti tornano devastando città e aggredendo le Forze dell’Ordine», dice, mentre «il mondo si complimenta con l’Italia» per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina. Il danno, secondo Bignami, non è solo d’immagine ma anche economico, e riguarda «tutta la nazione». Da qui l’appello a «tutte le forze politiche, senza ambiguità e distinguo», perché isolino i violenti con una condanna esplicita.
La risposta del leader del Movimento 5 Stelle è secca. «È ripartita la litania per distrarre l’opinione pubblica», liquida Conte, ricordando che il M5s ha sempre condannato «gli aggressori di ogni colore politico». E rilancia: «Ora siete voi al governo». Un passaggio che suona come una resa dei conti politica, con Conte che ricorda come, quando il centrodestra era all’opposizione, «chiedevate le dimissioni dei ministri a ogni disordine», mentre oggi «le falle su sicurezza e ordine pubblico non vi riguardano». Sulla stessa linea il Partito Democratico, che attraverso i capigruppo di Camera, Senato e Parlamento europeo attacca: «Chi governa non può limitarsi a chiedere dichiarazioni agli altri, deve garantire risultati». E aggiunge di non «accettare lezioni da chi usa la sicurezza come bandiera politica».
Nel mirino delle opposizioni finisce anche il nuovo pacchetto sicurezza, approvato in Consiglio dei ministri giovedì scorso e già destinato a una battaglia parlamentare. I testi, infatti, non sarebbero ancora arrivati al Quirinale. Il decreto legge è in attesa della bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, chiamata a certificare le coperture finanziarie, mentre deve ancora essere chiuso il percorso del decreto Pnrr approvato la settimana precedente. Il primo dovrebbe approdare alla Camera, il secondo al Senato, ma i tempi si allungano e l’attesa diventa essa stessa terreno di scontro politico.
Come se non bastasse, nelle stesse ore esplode anche una lite interna al fronte della sicurezza, che coinvolge il ministro Crosetto e l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. Crosetto accusa chi «polemizza» in un momento in cui, a suo dire, bisognerebbe «essere compatti nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità». Il riferimento è diretto a Gabrielli, che in una recente intervista, dopo i fatti di Torino, aveva ricordato che «la divisa va difesa» anche «da chi fa propaganda».

Ll’ex capo della Polizia Franco Gabrielli.
Il ministro della Difesa si dice sorpreso da quelle parole e richiama una circolare del 2017, firmata dallo stesso Gabrielli all’epoca dei fatti di piazza San Carlo, definendola «giustamente durissima». «Perché polemizzare», si chiede Crosetto, «dimenticando la sua stessa cultura politica, che è uguale alla mia?». La replica di Gabrielli non tarda ad arrivare ed è tutt’altro che conciliante. Nessuna polemica, chiarisce, e soprattutto nessuna ricerca di «strapuntini» dopo l’esperienza nel governo Draghi. La sua scelta, spiega, è quella di «fare politica dicendo la mia», perché «quella stagione che ci accomuna mi ha insegnato che la dignità passa dalla capacità di dire le cose in cui si crede e non quelle che conviene dire».
Il risultato è un clima sempre più teso, in cui Giochi, sicurezza e ordine pubblico diventano il terreno di una contrapposizione che va ben oltre i singoli episodi di piazza. Da un lato il governo che rivendica la difesa dell’immagine del Paese e alza il livello dello scontro, dall’altro le opposizioni che parlano di fallimento e chiedono fatti, non parole. Nel mezzo, un decreto sicurezza ancora in bilico e una vetrina internazionale che continua a riflettere, insieme alle medaglie, anche le fragilità di un sistema sotto pressione.
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