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Cronaca

Crans-Montana, in fiamme il memoriale delle 41 vittime della strage di Capodanno

Un incendio accidentale distrugge fiori e ricordi mentre il Comune finisce di nuovo sotto accusa

Crans-Montana, in fiamme il memoriale delle 41 vittime della strage di Capodanno

Il fuoco che divampa nel luogo del silenzio, tra candele, fiori e parole lasciate a mano, aggiunge un nuovo strato di dolore a una tragedia che non smette di interrogare una comunità intera. A Crans-Montana, domenica mattina, è stato seriamente danneggiato da un incendio il memoriale dedicato alle 41 vittime della strage avvenuta nel locale Constellation nella notte di Capodanno. Un rogo che, secondo la polizia cantonale, avrebbe origine accidentale e sarebbe stato provocato, con ogni probabilità, proprio dalla fiamma di una candela accesa in segno di ricordo.

Il memoriale, al centro di polemiche sin dalla sua collocazione, era diventato in poco più di un mese un punto di passaggio obbligato per migliaia di persone. Sotto una tenda di plastica a forma di igloo, l’altare della memoria aveva accolto fiori, biglietti, peluche, vestiti, oggetti simbolici e messaggi di cordoglio. Tutto ciò che serviva, per familiari, amici e semplici cittadini, a dare una forma al lutto. Proprio lì le fiamme hanno attecchito, distruggendo numerosi oggetti commemorativi e bruciando in parte la copertura in plastica. A salvarsi è stato il libro delle condoglianze, rimasto miracolosamente intatto dopo l’intervento dei soccorritori.

Dopo i rilievi scientifici, le autorità hanno escluso la responsabilità di terze persone. Nessun gesto doloso, nessuna mano esterna. Ma l’incendio arriva in un contesto già profondamente segnato da tensioni e accuse, e rischia di diventare un ulteriore simbolo di una gestione giudicata da molti inadeguata, se non imbarazzante.

Il memoriale, infatti, era finito al centro di un acceso dibattito nelle settimane precedenti. Inizialmente collocato davanti al Constellation, in pieno centro, era stato spostato dopo circa venti giorni dal Consiglio comunale in una zona più appartata, nei pressi della cappella Saint-Christophe, lontano dalle vie centrali e dai negozi di lusso della stazione sciistica. Una scelta che aveva scatenato la reazione di numerosi familiari delle vittime, convinti che il Comune volesse “nascondere” uno dei simboli più visibili della tragedia, anche in vista dello svolgimento, a fine gennaio, della Coppa del Mondo di sci alpino.

L’amministrazione aveva respinto le accuse, spiegando che il trasferimento era stato deciso per «mantenere un luogo di raccoglimento accessibile, che offra la calma e la sicurezza necessarie alle persone accorse per onorare le vittime». Una motivazione che non aveva convinto tutti, lasciando aperta una frattura tra istituzioni e cittadini colpiti dal lutto. L’incendio di domenica mattina, in questo contesto, assume un peso che va oltre il danno materiale.

Ma il rogo del memoriale non è l’unico fronte critico per l’amministrazione di Crans-Montana. Negli stessi giorni, il Comune si è trovato a dover ammettere un’altra falla significativa: molte sale destinate a eventi pubblici non rispettano le norme di sicurezza. Una scoperta tardiva, probabilmente legata all’assenza di controlli sistematici negli ultimi anni, che ha costretto il municipio a intervenire in fretta, riducendo – e in alcuni casi dimezzando – la capienza massima di palestre e sale utilizzate anche per eventi sportivi e culturali privati.

«I controlli delle sale messe a disposizione del pubblico ci hanno indotto a rivedere la capienza di alcune di esse, al fine di garantire la sicurezza degli utenti», ha spiegato l’amministrazione, precisando che verifiche inizialmente previste per l’estate sono state anticipate “per rassicurare i cittadini e per dare l’esempio”. Una giustificazione che, però, non cancella l’imbarazzo di una scoperta arrivata solo dopo una tragedia che ha messo al centro proprio il tema della sicurezza.

La sequenza di episodi cade in un momento delicatissimo. La procura di Sion, che indaga sulla strage di Capodanno, sta infatti analizzando a fondo il dossier sulle responsabilità del Comune. Venerdì è stato interrogato l’attuale responsabile della sicurezza pubblica, Christophe Balet, da cui sarebbero emerse sorprendenti falle e gravi ritardi nel dispositivo di prevenzione. Lunedì toccherà al suo predecessore, Ken Jacquemoud, in carica fino al 2024.

Jacquemoud, che nel 2019 aveva effettuato l’ultima ispezione al Constellation, dovrà chiarire perché, da allora, nessun rappresentante del Comune si sia più fatto vivo nel locale poi teatro della strage e perché la spugna acustica che ha preso fuoco in pochi secondi fosse stata considerata a norma. Una domanda che pesa come un macigno, perché chiama in causa anni di controlli mancati o superficiali.

Esaurita questa fase, che potrebbe coinvolgere anche altri rappresentanti pubblici, gli inquirenti torneranno a concentrarsi sui proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, che saranno nuovamente interrogati mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio. Un passaggio atteso, in un’indagine che procede per cerchi concentrici, allargando progressivamente il campo delle responsabilità.

Jacques e Jessica Moretti, che saranno nuovamente interrogati mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio

Nel frattempo, a Crans-Montana resta l’immagine di un memoriale ferito, di candele che da simbolo di ricordo diventano causa involontaria di distruzione, e di un’amministrazione costretta a fare i conti con errori, ritardi e scelte contestate. La strage di Capodanno continua così a produrre onde lunghe, che investono non solo le aule giudiziarie, ma anche la credibilità delle istituzioni e il rapporto di fiducia con una comunità che chiede verità, rispetto e sicurezza.

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