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08 Febbraio 2026 - 18:06
Le micro e piccole imprese piemontesi guardano al 2026 con più dubbi che certezze. A dirlo non è una percezione isolata, ma un dato che emerge con forza dall’indagine sulle aspettative economiche realizzata dall’Area studi e ricerche di Cna su un campione rappresentativo a livello nazionale. In Piemonte, la quota di imprese che dichiara di non riuscire a formulare previsioni affidabili per l’anno prossimo raggiunge il 66%, il valore più alto d’Italia, ben al di sopra della media nazionale che si attesta al 58%.
Un numero che fotografa una regione in difficoltà, soprattutto nei comparti a più alta vocazione produttiva. Il sentiment è particolarmente negativo nel manifatturiero e nelle aree del Nord, dove pesa in modo diretto la crisi di un modello economico fortemente orientato all’export. In Piemonte, più che altrove, le imprese avvertono di trovarsi in una fase in cui programmare investimenti, assunzioni o semplicemente la continuità dell’attività diventa sempre più complesso.
«Siamo di fronte a un livello di incertezza che non ha precedenti recenti», afferma il segretario regionale di Cna Piemonte, Delio Zanzottera, sottolineando come il fenomeno colpisca in modo diretto la manifattura del Nord. «In Piemonte il sentiment negativo e l’area dell’incertezza hanno raggiunto livelli record, a conferma delle preoccupazioni legate ai dazi, ai conflitti internazionali e al rallentamento della domanda estera, in particolare dalla Germania». Parole che riportano al centro uno dei nodi strutturali dell’economia piemontese: la forte dipendenza dai mercati internazionali e, in modo particolare, da quelli europei.
A rafforzare questo quadro è anche l’analisi del presidente di Cna Piemonte, Giovanni Genovesio, che descrive una situazione di sostanziale navigazione a vista. «Le imprese che competono sui mercati internazionali stanno navigando a vista», osserva, evidenziando come l’instabilità geopolitica e commerciale renda sempre più fragile ogni tentativo di pianificazione a medio termine. Dazi, conflitti, incertezze sulle politiche industriali europee e un rallentamento generalizzato della domanda stanno comprimendo margini e prospettive, soprattutto per le realtà di dimensioni più ridotte.
Il dato piemontese assume un peso ancora maggiore se letto in controluce rispetto alla struttura produttiva regionale. Qui la micro e piccola impresa rappresenta un tessuto diffuso, spesso altamente specializzato, ma anche più esposto agli shock esterni. Quando il mercato rallenta o si complica, queste aziende sono le prime a sentirne gli effetti, senza sempre disporre degli strumenti finanziari o organizzativi per assorbirli.
Per Cna Piemonte, però, l’analisi non si ferma alla certificazione della crisi. L’obiettivo dichiarato è provare a indicare una strada, o almeno una direzione possibile. «La sfida non è solo certificare l’incertezza che attraversa la manifattura, ma costruire politiche capaci di integrare industria, artigianato, servizi, turismo e audiovisivo», spiegano Genovesio e Zanzottera, indicando la necessità di un approccio più ampio e meno settoriale allo sviluppo economico regionale.

Giovanni Genovesio presidente CNA
In questa visione, assume un ruolo centrale il rafforzamento delle filiere territoriali, intese non solo come catene produttive, ma come reti capaci di generare nuove opportunità di reddito e occupazione. Un modello che punta a valorizzare competenze già presenti sul territorio, mettendole in relazione tra loro e con nuovi ambiti di crescita.
Tra questi, il turismo viene indicato come una delle leve più concrete. Non un turismo di massa, ma un turismo diffuso, capace di intrecciarsi con l’artigianato, i servizi e la valorizzazione culturale dei territori. «Il turismo diffuso, sostenuto da strumenti di promozione innovativi e da competenze artigiane qualificate, può diventare una leva concreta per restituire prospettiva ai territori», sottolineano i vertici di Cna Piemonte. Un’idea che guarda soprattutto alle aree interne e ai piccoli centri, dove l’economia manifatturiera tradizionale fatica di più e dove il turismo può rappresentare una fonte integrativa, se non alternativa, di sviluppo.
Il quadro che emerge dall’indagine è dunque complesso e attraversato da tensioni profonde. Da un lato, una incertezza record che paralizza le aspettative delle imprese e rende fragile il futuro prossimo; dall’altro, la consapevolezza che continuare a puntare su un solo motore economico non è più sufficiente. Il 2026 si avvicina come un orizzonte ancora sfocato, ma per Cna Piemonte la risposta non può essere l’attesa passiva.
La partita, ora, si gioca sulla capacità delle istituzioni e delle rappresentanze economiche di tradurre queste analisi in politiche concrete, capaci di accompagnare le imprese in una fase di transizione che non è più rinviabile. In gioco non ci sono solo numeri e percentuali, ma la tenuta di un tessuto produttivo che, nonostante tutto, resta uno dei pilastri economici del Piemonte.
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