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Cronaca

Zoe uccisa a 17 anni, la chiamata persa, il silenzio dopo l’aggressione e una comunità spezzata

Dal femminicidio alla confessione di Alex Manna, tra indagini, dolore collettivo e domande senza risposta

Zoe

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Una chiamata rimasta senza risposta, una notte finita in tragedia e un’intera comunità travolta dal dolore. La morte di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato, continua a sollevare interrogativi mentre emergono nuovi dettagli dalle indagini e dalle testimonianze di chi le era più vicino. A confessare il delitto è stato Alex Manna, 20 anni, ora detenuto nel carcere di Alessandria, in attesa della convalida del fermo.

Intorno alle 23.30 di venerdì sera, sul telefono di Nicole, migliore amica di Zoe, compare una chiamata non risposta. Un dettaglio che pesa come un macigno. «Non capita mai – dice Nicole al Corriere della Sera della chiamata – ma sono andata a dormire prestissimo e non riesco a perdonarmelo. Io e lei abbiamo la posizione condivisa, così sappiamo sempre dove siamo». Nicole conosceva bene Alex: con lui aveva avuto una relazione in passato. A Repubblica spiega: «Ci siamo lasciati perché non mi piaceva il suo comportamento e non l'ho mai più sentito da aprile dell'anno scorso. Non usciva più tanto spesso con il nostro gruppo, ma quando lui c'era io non andavo». E il ritratto che ne fa è inquietante: «Non ha un carattere facile e non è un tipo tranquillissimo. Con me era ossessivo e possessivo, non potevo parlare né uscire con nessuno. Una volta ha sferrato un violento pugno contro la finestra per un motivo banalissimo: aveva litigato con suo fratello». Alla Stampa aggiunge: «Non è cattivo, però è un po' aggressivo. Con me non ha mai alzato le mani, ma perde la pazienza facilmente. Di punto in bianco diventava oppressivo, geloso. Non ha un brutto carattere, però quando perdeva la pazienza rompeva le cose. Una volta ha distrutto i vetri della sua stanza, prendendosela con gli oggetti».

Zoe e Alex

Nel frattempo Nizza Monferrato si prepara a salutare Zoe. Il sindaco Simone Nosenzo ha annunciato che il giorno dei funerali sarà proclamato lutto cittadino. «Zoe era una ragazza solare, che spesso incontravo per le vie della città. Era conosciuta e benvoluta qui a Nizza: credo sia giusto che venga salutata come merita dall'intera comunità che l'ha cresciuta e amata», ha dichiarato. La salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia, mentre la data delle esequie non è ancora stata fissata. «Siamo tutti sconvolti, l'intera comunità è traumatizzata», racconta il primo cittadino, ricordando Zoe anche come studentessa dell’indirizzo musicale alle medie e come giovane lavoratrice: da meno di due mesi era stata assunta al Bar della Stazione per quattro ore al giorno. «Il titolare era soddisfatto di lei e del suo lavoro e le avrebbe rinnovato il contratto. So che da grande sognava di diventare psicologa per aiutare gli altri». Poi la frase che riassume lo strappo irreparabile: «Adesso non diventerà più grande: non si può morire così, aveva 17 anni».

Il femminicidio ha acceso anche la reazione civile. Ad Asti, l’associazione Non Una di Meno scende in piazza San Secondo alle 18.40. «C'è qualcosa che non stiamo insegnando», affermano le attiviste. «Diciassette anni lei. Venti lui. Non possiamo più fingere che questo non dica nulla sulle generazioni che stiamo crescendo». Poi l’analisi politica e culturale: «L'autore del femminicidio ha confessato e, ancora una volta, il colpevole non è “l'altro” costruito dalla propaganda razzista, ma il figlio sano del patriarcato: un uomo cresciuto in una cultura del possesso, che non insegna a riconoscere i limiti, a rispettare i confini, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni». La richiesta finale è netta: «Un cambiamento profondo, che parta dall'educazione affettiva, dal rispetto reciproco e dalla prevenzione della violenza di genere fin dall'infanzia».

Il dolore si allarga anche a Montegrosso d’Asti, paese di poco più di duemila abitanti, dove Zoe era cresciuta. La sindaca Monica Masino ricorda l’infanzia spezzata: «Zoe e Matilde correvano insieme per le vie del paese ridendo». Un riferimento a Matilde Baldi, la ragazza di 20 anni travolta e uccisa da una Porsche a dicembre. «Matilde e Zoe erano cresciute insieme, abitavano in centro a Montegrosso, giocavano nello stesso cortile del caseggiato dove vivevano da bambine con le loro famiglie, le sentivamo ridere». Poi il silenzio: «Erano due ragazze solari, in paese le conoscevano tutti. Oggi Montegrosso è di nuovo sprofondato nel silenzio e nella sofferenza». Anche Alex era cresciuto lì. «Era un ragazzo ombroso, riservato e taciturno. Frequentava le compagnie di ragazzi del paese, ma restava spesso un po' in disparte. Nessuno può giustificare il suo gesto, ma non mi spiego come sia possibile che nessuno sia riuscito a intercettare il suo disagio». E conclude: «Sono mamma anch'io e non riesco nemmeno a immaginare quello che stanno provando in questo momento le madri coinvolte. Qui ci sono tre famiglie spezzate, e un'intera comunità che fatica a rialzarsi».

Sul piano investigativo resta centrale l’autopsia. Al momento non è possibile stabilire se Zoe sia morta per i pugni, per strangolamento o per il trauma cranico dopo essere stata gettata nel rio Nizza, né se un intervento tempestivo del 118 avrebbe potuto salvarla. Dagli accertamenti preliminari emergono segni di una raffica di colpi, di una stretta al collo e di un trauma alla testa.

È in questo quadro che si inseriscono le dichiarazioni rese da Alex Manna durante la confessione. «Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l'ho buttata giù nel canale, l'ho solo lasciata cadere», avrebbe detto il giovane, ricostruendo i momenti dell’aggressione avvenuta dopo un rifiuto. Nelle stesse ore, Manna avrebbe anche ammesso un tentativo di depistaggio: «Ho detto in giro che poteva essere stato lui perché si sa che è un po' strano. Ho raccontato che ci ha aggrediti e che sono scappato. Mi spiace, ho fatto male», avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm.

Una versione che, secondo quanto riferito, avrebbe trovato riscontro parziale nei racconti di alcuni amici, pur apparendo da subito difficile da sostenere. «Ora che sappiamo la verità, sembra impossibile fosse indifferente, mentre la famiglia, disperata, la cercava», hanno affermato. «Zoe aveva sempre il sorriso addosso, non doveva capitare una cosa del genere proprio a lei», ha detto una delle sorelle della ragazza al Tg3.

Dopo l’aggressione, secondo la ricostruzione, Alex Manna si sarebbe allontanato senza chiamare i soccorsi. Zoe verrà trovata solo ore più tardi.

Dopo il femminicidio si è registrato anche un episodio di forte tensione nella notte. Gli inquirenti stanno valutando l’eventuale apertura di procedimenti per il tentato linciaggio avvenuto a Nizza Monferrato, dove circa trenta persone si sono radunate sotto l’abitazione di un uomo del posto, indicato inizialmente come possibile responsabile dallo stesso Alex Manna nel tentativo di far ricadere la colpa su di lui.

L’uomo, un nordafricano residente in città, è stato svegliato intorno alle due di notte da una folla inferocita. I carabinieri sono intervenuti tempestivamente, mettendolo in salvo e accompagnandolo in caserma più per proteggerlo che perché sospettato. Secondo alcuni testimoni, i militari si sono trovati di fronte a una situazione difficile da gestire, con alcuni giovani già saliti sulle scale del condominio, intenzionati a farsi giustizia da soli.

La persona coinvolta è piuttosto giovane ed è conosciuta in una cittadina di circa diecimila abitanti, dove vive con la famiglia da quando era bambino. In passato aveva avuto alcuni contrasti con coetanei a causa di un carattere particolare, elemento che avrebbe facilitato l’individuazione come sospettato. Negli ultimi tempi avrebbe mostrato segnali di disagio, ma, secondo chi lo conosce, mai tali da renderlo pericoloso: «Forse sopra le righe, ma aggressivo mai». Anche i carabinieri erano a conoscenza delle sue abitudini quotidiane, tra cui il fatto che si alzi molto presto al mattino e vada a dormire presto la sera, circostanza che ha contribuito a escludere un suo coinvolgimento, considerando che l’omicidio sarebbe avvenuto intorno alla mezzanotte.

Sul fronte difensivo, la legale di Alex Manna, l’avvocata Patrizia Gambino del Foro di Asti, ha invitato alla cautela. «Non ho nulla da dichiarare. Servono approfondimenti, ci sono indagini in corso e se ne sta occupando la Procura. La situazione è delicata e in questo momento ogni parola detta potrebbe essere interpretata in modo sbagliato», ha dichiarato all’ANSA. Il giovane, detenuto nel carcere di Alessandria da ieri sera, sarebbe scosso. La sua difensora ha annunciato che lo incontrerà domani.

 

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