Cerca

Cronaca

Novara, due anni di violenze tra le mura di casa: arrestato e condannato a quattro anni per maltrattamenti sulla moglie

Insulti, minacce e aggressioni davanti al figlio minorenne: la denuncia e il lavoro della Squadra mobile hanno spezzato il ciclo dell’abuso

Novara, due anni di violenze tra le mura di casa: arrestato e condannato a quattro anni per maltrattamenti sulla moglie

Novara, due anni di violenze tra le mura di casa: arrestato e condannato a quattro anni per maltrattamenti sulla moglie (immagine di repertorio)

Un arco di quasi due anni segnato da paura, controllo e violenza quotidiana. A Novara un uomo di 33 anni è stato arrestato dalla polizia di Stato e condannato a quattro anni di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, per maltrattamenti e lesioni ai danni dell’allora moglie, che all’epoca dei fatti aveva 31 anni. Una vicenda che restituisce, con drammatica chiarezza, il percorso tipico della violenza domestica: prima le parole e il controllo, poi le minacce, infine le percosse.

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, le condotte si sarebbero protratte dal marzo 2021 al gennaio 2023. La donna ha raccontato di una quotidianità avvelenata da insulti continui, minacce di morte e atteggiamenti aggressivi e possessivi. Frasi come «ti ammazzo, te la farò pagare» non erano sfoghi isolati, ma parte di un clima costante di intimidazione. A questo si aggiungevano aggressioni fisiche, con schiaffi e strattonamenti che in almeno un’occasione le hanno provocato un trauma cranico, un trauma facciale, contusioni alle spalle ed escoriazioni.

Parallelamente, l’uomo esercitava un controllo ossessivo sulla vita della compagna: controllava i messaggi sul telefono, ne monitorava gli spostamenti, arrivando anche a seguirla. Una pressione continua che aveva costretto la donna a modificare le proprie abitudini, fino a farsi accompagnare da terze persone per timore di restare sola e di subire nuove aggressioni. Un isolamento progressivo, tipico delle dinamiche di maltrattamento, che mirava a ridurre ogni spazio di autonomia.

Le indagini della Squadra mobile hanno consentito di ricostruire un quadro ritenuto solido dagli inquirenti, documentando una pluralità di episodi violenti, fisici e verbali, e lo stato di prostrazione e sofferenza in cui la vittima era precipitata. Fondamentale è stata la scelta della donna di allontanarsi dall’abitazione e di presentare denuncia, supportata da un centro antiviolenza, rompendo così il silenzio che spesso accompagna queste situazioni.

All’esito del processo, l’uomo è stato giudicato pienamente colpevole. La sentenza ha riconosciuto anche l’aggravante della presenza del figlio minorenne durante i maltrattamenti, un elemento che la giurisprudenza considera di particolare gravità per l’impatto che la violenza domestica esercita sui minori, anche quando non ne sono vittime dirette. Da qui la condanna a quattro anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici.

Il caso di Novara richiama ancora una volta l’importanza degli strumenti di protezione e di intervento. In Italia è attivo il 1522, numero nazionale gratuito e operativo 24 ore su 24, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, che offre ascolto e orientamento alle vittime di violenza e stalking. Accanto a questo, la polizia di Stato mette a disposizione YOUPOL, un’applicazione che consente di inviare segnalazioni anche in forma discreta, con messaggi, immagini e video, utile soprattutto quando parlare è difficile o rischioso.

Dietro i numeri e le sentenze restano le storie. In questo caso, la denuncia e la rete di protezione hanno interrotto un ciclo di violenza che sembrava senza via d’uscita. Un passaggio che, pur doloroso, ha trasformato la paura in un atto di tutela, restituendo centralità alla sicurezza della vittima e del figlio.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori