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Cronaca

Bambini fatti dormire a terra e cantine trasformate in bagni: le denunce choc sugli alloggi ATC di Regio Parco

Da anni segnalazioni e proteste nel complesso di edilizia popolare, al centro nuove denunce politiche su sicurezza, minori e assegnazioni bloccate

Case popolari sotto assedio

Case popolari sotto assedio a Regio Parco, tra occupazioni abusive e attese infinite chi vive negli alloggi ATC di via Ghedini chiede risposte

La situazione all’interno del complesso ATC di via Ghedini 12, nel quartiere Regio Parco, torna al centro della cronaca dopo l’ennesima segnalazione arrivata dai residenti e rilanciata in ambito politico. Da tempo, spiegano gli abitanti, alcune palazzine sarebbero interessate da occupazioni abusive, danneggiamenti alle parti comuni e da un clima di forte tensione sociale che rende difficile la convivenza quotidiana, soprattutto per le persone anziane che vivono negli alloggi popolari.

Secondo quanto denunciato, il problema non sarebbe episodico ma strutturale e prolungato negli anni, con segnalazioni ripetute su alloggi sottratti agli aventi diritto, degrado degli spazi comuni e continue richieste di intervento alle istituzioni. Negli ultimi giorni, in particolare, si sarebbero verificati nuovi episodi legati all’occupazione di un ulteriore appartamento, con una situazione definita “critica” dai residenti, anche per la presenza di minori all’interno degli alloggi occupati, elemento che di fatto complica qualsiasi intervento immediato di sgombero.

Sul posto, come confermato, sono intervenute più volte le forze dell’ordine insieme al personale ATC, chiamati dai residenti per contenere momenti di forte esasperazione e prevenire problemi di ordine pubblico. Interventi che, tuttavia, non avrebbero risolto alla radice una vicenda che continua a trascinarsi senza una soluzione definitiva, alimentando la sensazione di abbandono da parte delle famiglie che attendono da anni un alloggio regolarmente assegnato.

La vicenda ha assunto anche un rilievo politico. Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha rilanciato pubblicamente una serie di interrogativi rivolti alla Città di Torino e agli assessorati competenti, chiedendo chiarimenti sui mancati sgomberi, sul ruolo dei servizi sociali e sulla tutela dei minori coinvolti in contesti di illegalità abitativa. Al centro delle domande c’è il tema della sicurezza, ma anche quello della legalità nelle assegnazioni degli alloggi pubblici e del rispetto delle graduatorie.

La richiesta è quella di un intervento deciso che consenta di liberare gli alloggi occupati, ripristinare le condizioni di vivibilità negli edifici e garantire che le case popolari vengano assegnate a chi ne ha effettivamente diritto, dopo anni di attesa. Viene inoltre sollecitata una maggiore presenza dei servizi sociali nei casi in cui siano coinvolti dei minori, affinché vengano valutate soluzioni adeguate sotto il profilo della tutela e dell’inserimento scolastico.

Nel dibattito rientra anche il ruolo dell’ATC, chiamata a gestire una situazione complessa in un contesto urbano già fragile. Proprio all’agenzia territoriale viene riconosciuto l’impegno del personale sul campo, spesso chiamato a operare in condizioni difficili, insieme alle forze dell’ordine, per contenere situazioni di emergenza e garantire un minimo di sicurezza agli inquilini regolari.

Resta però irrisolto il nodo principale: quanto ancora dovranno attendere le famiglie in graduatoria e quanto tempo servirà per riportare stabilità in un complesso che da anni convive con degrado, conflitti e promesse di interventi mai arrivati a compimento. Una vicenda che, ancora una volta, riaccende il dibattito sulla gestione dell’edilizia popolare a Torino e sulla capacità delle istituzioni di dare risposte concrete a chi vive quotidianamente questi problemi.

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