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Cronaca

Palazzo Nuovo devastato dopo l’occupazione per Askatasuna: 40mila euro di danni e scritte shock sui muri

UniTo quantifica i costi e ricostruisce quanto accaduto nell’atrio: fino a 1500 persone, impianti oscurati e strutture forzate

Palazzo Nuovo devastato dopo l’occupazione per Askatasuna: 40mila euro di danni e scritte shock sui muri

Palazzo Nuovo devastato dopo l’occupazione per Askatasuna: 40mila euro di danni e scritte shock sui muri

Quarantamila euro. È il conto che l’Università di Torino presenta dopo l’occupazione di Palazzo Nuovo, avvenuta tra mercoledì e sabato della scorsa settimana, nei giorni che hanno preceduto il corteo per Askatasuna. Una cifra che arriva al termine delle prime verifiche effettuate dall’ateneo dopo la riapertura dell’edificio e che fotografa l’impatto concreto dell’occupazione sul principale polo delle facoltà umanistiche.

Secondo quanto ricostruito dall’università, all’interno di Palazzo Nuovo hanno dormito diverse persone, mentre giovedì sera si sarebbe svolta una vera e propria festa che ha concentrato centinaia di partecipanti nell’atrio. I danni contestati riguardano interventi di tinteggiatura, il ripristino dell’impianto di videosorveglianza, che era stato oscurato con vernice rossa, bagni intasati, oltre alle operazioni di pulizia e igienizzazione rese necessarie prima della riapertura al pubblico.

A descrivere la scena è stato il prorettore Gianluca Cuniberti, che ha parlato di una situazione giudicata particolarmente critica sotto il profilo della sicurezza.

Da ieri mattina Palazzo Nuovo ha riaperto regolarmente e le attività universitarie sono riprese, anche se all’interno dell’edificio restano ancora evidenti i segni dell’occupazione. Diverse scritte non sono state ancora rimosse e sulle pareti è comparso anche un nuovo murale con la scritta “Torino partigiana”.

Tra le scritte rimaste, secondo quanto segnalato dall’ateneo, molte sono contro le forze dell’ordine. All’esterno dell’ingresso principale si legge «Fritto misto sionisti e sbirri», mentre all’interno dell’edificio compaiono frasi come «+ sbirri morti + orfani + vedove» e «Se aveste una vita non spiereste la nostra digos boia». Segni che, per l’università, rendono necessario un ulteriore intervento di ripristino.

Sul fronte dei costi, al momento le spese restano a carico dell’ateneo, ma la questione non è chiusa. La decisione definitiva su eventuali azioni successive spetterà al Consiglio di amministrazione, che dovrà esaminare una relazione dettagliata sull’accaduto. Intanto, Palazzo Nuovo torna a essere luogo di studio e lezioni, ma con una ferita ancora visibile, destinata a pesare non solo sul bilancio economico, ma anche sul dibattito politico e istituzionale che da giorni accompagna il caso Askatasuna.

Sulle scritte comparse dopo l’occupazione è intervenuta anche la vicepresidente della Regione Piemonte e assessora al Diritto allo studio universitario, Elena Chiorino, che le ha definite «deprecabili». «Inneggiare alla morte dei poliziotti, agli orfani e alle vedove è puro odio e istigazione alla violenza», ha dichiarato, aggiungendo che «è ancor più grave che sabato qualche esponente politico abbia scelto di farsi fotografare davanti a quel palazzo, teatro di occupazione illegale e imbrattato da slogan di morte». Secondo Chiorino, «chi ha fatto passerelle lì davanti ha legittimato quei comportamenti. Chi istiga all’odio va isolato. Chi lo copre va smascherato».

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che sui social ha parlato di «un manifesto politico esplicito». «Non si tratta soltanto di uno sfregio di spazi pubblici né di una grave offesa alla comunità accademica torinese», ha scritto, «ma della violenza elevata a metodo di azione, dell’aggressione alle forze dell’ordine rivendicata come pratica politica e della negazione delle istituzioni democratiche». La ministra ha annunciato che il Ministero dell’Università e della Ricerca presenterà denuncia «per individuare e perseguire i responsabili di questo gesto inaccettabile», ribadendo che «l’Università è e deve restare un luogo di libertà, di confronto e di rispetto. La violenza non è un’opinione».

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