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Cronaca

Scontri Torino, la Procura valuta la devastazione: rischio fino a 15 anni di carcere

Indagini al massimo livello dopo l’assalto pro Askatasuna

Foto dai social

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La Procura di Torino valuta l’ipotesi di devastazione per gli scontri avvenuti il 31 gennaio nel capoluogo piemontese durante la manifestazione nazionale pro Askatasuna. Un passaggio giudiziario pesantissimo, perché il reato è punito con pene che vanno dagli otto ai quindici anni di carcere, e che segna un evidente irrigidimento dell’inchiesta dopo i fatti che hanno trasformato alcune zone della città in un teatro di guerriglia urbana.

Dopo la prima informativa trasmessa dalla Digos nella tarda mattinata al quinto piano del palazzo di giustizia, i pubblici ministeri hanno iscritto nel registro degli indagati 24 persone, tutte a piede libero. Il più giovane ha 19 anni, il più anziano 45. Le contestazioni, al momento, sono quelle indicate in via preliminare dagli operatori della Questura sulla base delle singole condotte: resistenza e violenza a pubblico ufficiale, travisamento, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e porto di armi improprie.

A questi si aggiungono tre arrestati, comparsi oggi davanti al giudice per l’udienza di convalida. Uno è un grossetano, individuato come uno degli autori della brutale aggressione al poliziotto Alessandro Calista. Gli altri due sono un 31enne e un 35enne residenti nel circondario di Torino, fermati per resistenza. Nel corso dell’audizione, uno di loro ha preso le distanze dalla violenza: «Inorridito» dal pestaggio dell’agente, al quale ha espresso «solidarietà». L’uomo ha sostenuto di essersi trovato «in mezzo agli incidenti» senza avervi preso parte attiva.

L’inchiesta, però, è tutt’altro che chiusa. Mentre in Procura si ragiona sulla possibile contestazione del reato di devastazione, la Digos prosegue il lavoro per identificare altri protagonisti degli scontri e per chiarire se vi sia stata una regia organizzata dietro l’assalto. Gli investigatori affermano che almeno 1.500 dimostranti si sarebbero coordinati, a un certo punto, per attaccare le forze dell’ordine in corso Regina Margherita, a pochi passi dalla palazzina dove fino allo sgombero dello scorso dicembre aveva sede il centro sociale.

Dal fronte antagonista, Askatasuna rivendica l’esito della mobilitazione. In un documento diffuso sul web, il centro sociale sostiene che la manifestazione «è stata un successo politico al di là di tutte le aspettative» grazie ai 50mila scesi in strada «a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni».

Gli accertamenti hanno però messo in luce anche la dimensione internazionale della chiamata alla mobilitazione. L’invito al corteo, rilanciato dai canali della galassia antagonista, è stato raccolto non solo in Italia ma anche all’estero. I controlli di polizia effettuati tra il 29 e il 31 gennaio ai valichi di frontiera, ai caselli autostradali e nelle stazioni ferroviarie hanno portato all’identificazione di 54 stranieri: 35 francesi, 3 turchi, 2 svizzeri, 2 marocchini, 2 spagnoli, 2 polacchi, 1 inglese, 1 tedesco, 1 belga, 1 australiano, 1 greco, 1 sloveno, 1 messicano e 1 nepalese.

Un quadro che, giorno dopo giorno, assume contorni sempre più gravi e che potrebbe portare a uno dei procedimenti giudiziari più duri degli ultimi anni contro il movimento antagonista torinese.

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