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Cronaca
01 Febbraio 2026 - 15:21
Il poliziotto aggredito al corteo Askatasuna
Gli scontri di piazza avvenuti a Torino continuano a produrre strascichi pesanti e ad allargare il fronte delle preoccupazioni sul tema della sicurezza. Secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), agli oltre cento agenti delle forze di polizia rimasti feriti durante i disordini vanno aggiunti anche i numerosi episodi di aggressioni subite negli ultimi giorni dal personale della polizia penitenziaria all’interno delle carceri di Torino, Cassino e Pavia.
A lanciare l’allarme è Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che esprime solidarietà agli agenti coinvolti e definisce “assurde e gravissime” le cifre delle violenze registrate. «Chi aggredisce un appartenente alle forze di polizia attacca lo Stato – afferma – e la risposta deve essere ferma, per evitare emulazioni e garantire la tutela dell’incolumità fisica degli operatori».

Nel comunicato viene ricordata in particolare una violenta aggressione, filmata e diventata virale sui social network, che ha visto una decina di incappucciati scagliarsi contro un solo agente. Un episodio che il SAPPE definisce vile e che rafforza la richiesta di attenzione e protezione non solo per gli agenti feriti a Torino, ma per tutti i Comandi delle Forze di Polizia coinvolti negli scontri.
Il sindacato richiama poi l’attenzione su una situazione che, secondo i dati forniti, resta particolarmente critica nelle carceri italiane. Risse, ferimenti e colluttazioni sarebbero all’ordine del giorno e coinvolgerebbero sempre più spesso il personale di polizia penitenziaria. Nel solo anno 2025, secondo il SAPPE, si sarebbero registrati circa 3.000 eventi critici negli istituti di pena.
Per Capece, uno dei nodi principali resta l’assenza di una posizione unitaria da parte delle forze politiche sul tema della tutela degli agenti. Da qui la richiesta esplicita di provvedimenti legislativi e normativi capaci di garantire una protezione reale a chi opera quotidianamente in contesti ad alto rischio. «Non è più accettabile – conclude – che il lavoro delle forze dell’ordine, e in particolare della polizia penitenziaria, venga sottovalutato o minimizzato, nonostante i rischi concreti e le violenze subite».
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