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Cronaca

Cuorgné, carabinieri aggrediti durante una lite familiare: due militari finiscono in ospedale

Un intervento per riportare la calma si trasforma in violenza nel tardo pomeriggio di domenica, riaccendendo il tema della sicurezza per chi opera sul territorio

Cuorgné

Cuorgné, carabinieri aggrediti durante una lite familiare: due militari finiscono in ospedale

Doveva essere un intervento di routine per sedare una lite in ambito familiare, si è invece trasformato in un episodio di violenza contro le forze dell’ordine. È accaduto nel tardo pomeriggio di domenica 25 gennaio 2026 a Cuorgné, dove due carabinieri della stazione locale sono stati aggrediti durante un controllo e hanno riportato ferite tali da rendere necessario il ricorso alle cure ospedaliere. L’autore dell’aggressione, un uomo già sottoposto a detenzione domiciliare e con precedenti violazioni, è stato bloccato e arrestato.

I militari dell’Arma erano intervenuti per riportare la calma tra due uomini legati da vincoli di parentela, dopo una segnalazione per una lite degenerata. Una situazione che, almeno in apparenza, rientrava nella normalità degli interventi quotidiani. Ma quando la pattuglia ha cercato di identificare e controllare uno dei presenti, la situazione è precipitata. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine e ristretto ai domiciliari, ha reagito con estrema violenza, colpendo i carabinieri con calci, pugni e spintoni.

Secondo le prime informazioni, i militari coinvolti nell’aggressione sarebbero stati più di due, anche se sono due quelli che hanno riportato le conseguenze più evidenti. La pattuglia è riuscita a contenere l’uomo con non poche difficoltà, procedendo infine all’arresto. L’episodio si è consumato in pochi minuti, ma con un’intensità tale da rendere necessario l’intervento dei sanitari.

I due carabinieri feriti sono stati accompagnati all’ospedale cittadino, dove hanno ricevuto le cure del caso. Le dimissioni sono arrivate con una prognosi di sette giorni per uno e di cinque giorni per l’altro. Le loro condizioni non destano particolare preoccupazione, ma l’episodio conferma quanto possano essere rischiosi gli interventi domestici, spesso sottovalutati perché nati come semplici liti familiari.

La vicenda ha immediatamente riacceso il dibattito sulla sicurezza degli operatori in divisa, chiamati a intervenire in contesti sempre più complessi, spesso in presenza di soggetti già noti alla giustizia. A prendere posizione è stato Leonardo Silvestri, segretario generale del sindacato Usic per Piemonte e Valle d’Aosta, che ha espresso solidarietà ai militari feriti e ha posto l’accento su un tema ricorrente: la percezione di una mancanza di certezza della pena.

«Esprimiamo totale solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione ai colleghi feriti. Tuttavia, non possiamo limitarci alla solidarietà: siamo stanchi di assistere a una sorta di protezione di fatto per chi delinque. Purtroppo, finché parte della magistratura continuerà ad applicare larghe assoluzioni per tenuità del fatto, certi soggetti si sentiranno intoccabili», ha dichiarato Silvestri. Parole che vanno oltre il singolo episodio e che chiamano in causa il sistema nel suo complesso.

Il sindacato chiede interventi strutturali a tutela di chi opera quotidianamente sul territorio, sottolineando come episodi di questo tipo si ripetano con una frequenza sempre più allarmante. Ora la parola passa alla magistratura, chiamata a valutare nel dettaglio la dinamica dei fatti e le responsabilità dell’arrestato. L’uomo, già ristretto ai domiciliari e recidivo nelle violazioni, dovrà rispondere dell’aggressione ai danni dei pubblici ufficiali intervenuti.

L’episodio di Cuorgné si inserisce in un quadro più ampio che vede le forze dell’ordine sempre più spesso bersaglio di aggressioni durante interventi ordinari, soprattutto in ambito domestico. Contesti dove tensioni personali, precedenti giudiziari e situazioni di disagio possono esplodere improvvisamente, trasformando un controllo in un’azione ad alto rischio.

Ai carabinieri feriti sono arrivati messaggi di vicinanza e solidarietà, mentre resta aperta una riflessione più ampia su tutele, strumenti e risposte sanzionatorie per chi indossa una divisa. Una riflessione che, ancora una volta, nasce da un fatto di cronaca locale ma tocca temi che vanno ben oltre i confini di Cuorgné.

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