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Amianto, in Piemonte mille morti l’anno: l’emergenza non si ferma

Dati dell’Osservatorio nazionale amianto: 250 decessi per mesotelioma. Casale Monferrato simbolo di una ferita ancora aperta

Amianto, in Piemonte mille morti l’anno

Amianto, in Piemonte mille morti l’anno: l’emergenza non si ferma (foto di repertorio)

Il Piemonte accelera sulle bonifiche dell’amianto, ma continua a fare i conti con un bilancio pesantissimo: circa 1.000 morti all’anno, di cui 250 per mesotelioma. Numeri che, a distanza di decenni dalla messa al bando della fibra killer, raccontano un’emergenza tutt’altro che superata.

A fotografare la situazione è l’Osservatorio nazionale amianto, alla vigilia della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, sottolineando come la regione resti una delle più colpite in Italia, anche a causa della sua forte storia industriale.

Il punto simbolo di questa tragedia è Casale Monferrato, città legata alla vicenda Eternit, diventata negli anni emblema delle conseguenze sanitarie e ambientali dell’esposizione all’amianto. Una storia che, nonostante i processi e gli interventi di bonifica, continua a produrre effetti nel tempo.

Negli ultimi anni, il Piemonte ha sviluppato strumenti avanzati per affrontare il problema: un Piano regionale amianto tra i più strutturati a livello nazionale, attività di mappatura dei siti contaminati, registri sanitari e programmi di sorveglianza epidemiologica.

A questi si aggiungono interventi concreti di rimozione e bonifica, insieme a contributi economici per cittadini e imprese, e campagne di sensibilizzazione che hanno reso la regione un modello di riferimento.

Eppure, nonostante gli sforzi, il dato più preoccupante resta invariato: la curva dei decessi non scende. Un fenomeno legato anche ai lunghi tempi di latenza delle malattie correlate all’amianto, che possono manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione.

Secondo l’Osservatorio, è necessario fare un ulteriore passo avanti, accelerando gli interventi e rendendo strutturale un piano di azione ancora più capillare. La presenza di materiali contenenti amianto in edifici e infrastrutture rappresenta infatti un rischio che non può essere sottovalutato.

Il tema resta quindi centrale non solo sul piano sanitario, ma anche su quello ambientale e sociale. La sfida è duplice: da un lato completare le bonifiche, dall’altro continuare a monitorare e assistere le persone colpite.

A distanza di anni, l’amianto continua a essere una delle emergenze più complesse del territorio piemontese. Una realtà che impone di non abbassare l’attenzione e di trasformare gli strumenti già esistenti in interventi ancora più efficaci.

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