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26 Aprile 2026 - 19:14
A Chivasso il quartiere a nord della ferrovia oggi si è preso la scena. Centinaia di persone in strada, passo dopo passo, per una camminata che è andata ben oltre l’iniziativa sportiva.
La prima edizione di “Nord Ferrovia in Cammino”, organizzata dal Comitato Nord Ferrovia insieme a Fand Chivasso, ha portato in strada un pezzo di città che da anni chiede attenzione. Ritrovo alle 8.30 in via Bradac, poi il percorso di circa quattro chilometri, controlli glicemici gratuiti, volontari, famiglie, anziani, ragazzi. E soprattutto presenza. Tanta.
Non era scontato. Non era nemmeno solo un evento.
Il colpo d’occhio, tra le vie del quartiere e lungo i tratti del percorso, dice più di qualsiasi comunicato: file compatte di persone, gruppi organizzati, volontari con le pettorine, momenti di sosta e socialità. Un quartiere che si muove insieme, letteralmente.
Il messaggio è arrivato chiaro già dalle parole del portavoce Andrea Rigoni, prima della partenza: «Abbiamo voluto fortemente questa giornata per accendere un po’ di luce su questa zona di Chivasso. Troppo spesso ci siamo sentiti ai margini, ma oggi dimostriamo che questa parte di città è viva».
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Alcuni dei partecipanti alla camminata
Non è una frase di circostanza. È una linea politica.
Perché il Nord Ferrovia, negli ultimi mesi, non è stato solo teatro di iniziative aggregative. È stato soprattutto un luogo di tensione civica. Le proteste per la sicurezza di via Blatta, l’incrocio definito “fuori controllo”, le promesse rimaste sulla carta, la sensazione – dichiarata apertamente dai residenti – di essere un quartiere lasciato indietro. E poi la vicenda dell’ex scuola Marsan, con l’amianto, le richieste di bonifica, gli anni che passano e le decisioni che non arrivano.
Dentro questo contesto, la camminata cambia significato.
Non cancella i problemi. Ma li incornicia in modo diverso.
Il Comitato lo ha scritto senza mezzi termini nel proprio messaggio: una giornata che trasforma un quartiere “dimenticato” in uno spazio vissuto, attraversato, condiviso. È qui che sta il punto. Non nella retorica della “famiglia” o della “partecipazione”, ma nella dimostrazione concreta che quel pezzo di città esiste, si organizza e sa mobilitarsi.
E i numeri contano. Perché quando centinaia di persone partecipano a un’iniziativa nata dal basso, il segnale arriva anche dove spesso si risponde con tempi lunghi e atti incompiuti.
Accanto al Comitato, il ruolo di Fand Chivasso è stato operativo e visibile: controlli sanitari, organizzazione, presenza costante. Una collaborazione che ha dato struttura a un evento che, alla prima edizione, poteva facilmente restare simbolico. Non è successo.
C’è un altro elemento che emerge dalle immagini della giornata: la composizione del pubblico. Non solo residenti storici, ma famiglie, volontari, cittadini arrivati anche da altre zone. Non una protesta chiusa, ma un’iniziativa aperta. Questo allarga il perimetro del messaggio.
Il Nord Ferrovia non è solo un problema locale. È una questione cittadina.
E allora la domanda si sposta. Non più “cosa manca”, ma “cosa si fa adesso”.
Perché eventi come questo funzionano fino a un certo punto se restano isolati. Diventano invece rilevanti quando si inseriscono in un percorso. Il Comitato lo ha detto chiaramente: questa è la prima edizione. Non un episodio.
Il rischio, per chi governa, è sottovalutare il passaggio. Leggere la giornata come un momento positivo, senza coglierne il significato politico. Sarebbe un errore.
Perché oggi il Nord Ferrovia ha fatto qualcosa di semplice e difficile insieme: ha riempito le strade. E quando un quartiere riempie le strade non sta solo camminando. Sta dicendo che c’è.
E che non intende più restare ai margini.
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