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La molecola che “smaschera” i tumori: così diventano visibili e attaccabili dal sistema immunitario

Scoperta rivoluzionaria tra Ifom, Università di Torino e Milano: cambia il paradigma nella lotta contro i tumori resistenti

Macrofago che attacca una cellula cancerosa, illustrazione

Macrofago che attacca una cellula cancerosa, illustrazione

Una molecola sperimentale capace di togliere ai tumori il loro “mantello dell’invisibilità”, rendendoli finalmente riconoscibili dal sistema immunitario e quindi vulnerabili all’immunoterapia. È questa la strategia innovativa messa a punto da una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Cancer Discovery e condotta nei laboratori dell’Ifom, l’Istituto di Oncologia molecolare della Fondazione Airc, in collaborazione con le Università di Torino e Milano.

Al centro dello studio ci sono i cosiddetti tumori “freddi”, ovvero quelle forme che sfuggono al sistema immunitario e risultano quindi difficili da trattare con l’immunoterapia. Grazie a questa nuova molecola, però, questi tumori possono diventare “visibili” e dunque attaccabili dalle difese naturali dell’organismo.

La chiave è il blocco del cosiddetto mismatch repair, il sistema cellulare che corregge gli errori del Dna. Inibendo questo meccanismo, le cellule tumorali iniziano ad accumulare mutazioni che diventano veri e propri segnali per il sistema immunitario. La molecola sperimentale, chiamata NP1867, agisce proprio su una proteina fondamentale di questo sistema, la PMS2.

«È un cambio di paradigma: non colpiamo solo la crescita del tumore, ma ne riscriviamo il dialogo con l'organismo» spiega Alberto Bardelli, direttore scientifico di Ifom e professore ordinario all’Università di Torino.

I risultati, ottenuti su cellule tumorali in coltura e su modelli animali, sono promettenti: le cellule trattate con la molecola hanno accumulato errori genetici diventando riconoscibili per il sistema immunitario e quindi bersagli efficaci per l’immunoterapia.

«Quando questi tumori sono diventati sensibili all'immunoterapia, abbiamo capito che l'approccio non stava solo modificando il Dna, ma stava realmente riprogrammando la relazione tra tumore e sistema immunitario» sottolinea Eleonora Piumatti, prima autrice dello studio e ricercatrice di Ifom.

Si tratta di una svolta potenziale soprattutto per tumori oggi difficili da trattare con l’immunoterapia, come quelli del colon-retto, del seno e del pancreas. Fino ad oggi, infatti, solo i tumori con difetti naturali nel sistema di riparazione del Dna risultavano facilmente riconoscibili dal sistema immunitario. La novità di questa ricerca è aver dimostrato che questa condizione può essere indotta artificialmente.

«È un passo concettuale importante e un cambio di prospettiva con implicazioni molto concrete per il trattamento di tumori oggi ancora resistenti» afferma Giovanni Germano, dell’Università di Milano e coautore dello studio. «È anche un'avventura nata da una scommessa scientifica: che fosse possibile indurre artificialmente la stessa vulnerabilità immunologica che nei tumori con difetto naturale del mismatch repair porta a risposte eccezionali all'immunoterapia. Oggi abbiamo la dimostrazione che quella scommessa era fondata, anche se il percorso verso i pazienti richiederà ulteriori validazioni».

Il lavoro, però, è ancora in fase sperimentale. I prossimi passi saranno lo sviluppo di molecole più adatte all’uso clinico e l’avvio di studi preclinici più avanzati.

«Il prossimo passo sarà sviluppare molecole con proprietà farmacologiche adatte alla somministrazione prolungata in modelli più complessi e avviare studi preclinici più vicini ai pazienti, per definire tempi, dosi e combinazioni terapeutiche ottimali per la sicurezza e l'efficacia» spiegano i ricercatori.

Una scoperta che apre nuove prospettive nella lotta contro il cancro e che potrebbe, in futuro, rendere trattabili anche quei tumori che oggi riescono ancora a nascondersi al sistema immunitario.

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