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22 Aprile 2026 - 17:10
Macrofago che attacca una cellula cancerosa, illustrazione
Una molecola sperimentale capace di togliere ai tumori il loro “mantello dell’invisibilità”, rendendoli finalmente riconoscibili dal sistema immunitario e quindi vulnerabili all’immunoterapia. È questa la strategia innovativa messa a punto da una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Cancer Discovery e condotta nei laboratori dell’Ifom, l’Istituto di Oncologia molecolare della Fondazione Airc, in collaborazione con le Università di Torino e Milano.
Al centro dello studio ci sono i cosiddetti tumori “freddi”, ovvero quelle forme che sfuggono al sistema immunitario e risultano quindi difficili da trattare con l’immunoterapia. Grazie a questa nuova molecola, però, questi tumori possono diventare “visibili” e dunque attaccabili dalle difese naturali dell’organismo.
La chiave è il blocco del cosiddetto mismatch repair, il sistema cellulare che corregge gli errori del Dna. Inibendo questo meccanismo, le cellule tumorali iniziano ad accumulare mutazioni che diventano veri e propri segnali per il sistema immunitario. La molecola sperimentale, chiamata NP1867, agisce proprio su una proteina fondamentale di questo sistema, la PMS2.
«È un cambio di paradigma: non colpiamo solo la crescita del tumore, ma ne riscriviamo il dialogo con l'organismo» spiega Alberto Bardelli, direttore scientifico di Ifom e professore ordinario all’Università di Torino.

I risultati, ottenuti su cellule tumorali in coltura e su modelli animali, sono promettenti: le cellule trattate con la molecola hanno accumulato errori genetici diventando riconoscibili per il sistema immunitario e quindi bersagli efficaci per l’immunoterapia.
«Quando questi tumori sono diventati sensibili all'immunoterapia, abbiamo capito che l'approccio non stava solo modificando il Dna, ma stava realmente riprogrammando la relazione tra tumore e sistema immunitario» sottolinea Eleonora Piumatti, prima autrice dello studio e ricercatrice di Ifom.
Si tratta di una svolta potenziale soprattutto per tumori oggi difficili da trattare con l’immunoterapia, come quelli del colon-retto, del seno e del pancreas. Fino ad oggi, infatti, solo i tumori con difetti naturali nel sistema di riparazione del Dna risultavano facilmente riconoscibili dal sistema immunitario. La novità di questa ricerca è aver dimostrato che questa condizione può essere indotta artificialmente.
«È un passo concettuale importante e un cambio di prospettiva con implicazioni molto concrete per il trattamento di tumori oggi ancora resistenti» afferma Giovanni Germano, dell’Università di Milano e coautore dello studio. «È anche un'avventura nata da una scommessa scientifica: che fosse possibile indurre artificialmente la stessa vulnerabilità immunologica che nei tumori con difetto naturale del mismatch repair porta a risposte eccezionali all'immunoterapia. Oggi abbiamo la dimostrazione che quella scommessa era fondata, anche se il percorso verso i pazienti richiederà ulteriori validazioni».
Il lavoro, però, è ancora in fase sperimentale. I prossimi passi saranno lo sviluppo di molecole più adatte all’uso clinico e l’avvio di studi preclinici più avanzati.
«Il prossimo passo sarà sviluppare molecole con proprietà farmacologiche adatte alla somministrazione prolungata in modelli più complessi e avviare studi preclinici più vicini ai pazienti, per definire tempi, dosi e combinazioni terapeutiche ottimali per la sicurezza e l'efficacia» spiegano i ricercatori.
Una scoperta che apre nuove prospettive nella lotta contro il cancro e che potrebbe, in futuro, rendere trattabili anche quei tumori che oggi riescono ancora a nascondersi al sistema immunitario.
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