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Primotecs, sei mesi che cambiano tutto: operai in piazza e politica all’attacco

Tagliata la cassa integrazione, cresce la tensione ad Avigliana: “Così si condanna la fabbrica alla chiusura”

Primotecs, sei mesi che cambiano tutto: operai in piazza e politica all’attacco

Primotecs, sei mesi che cambiano tutto: operai in piazza e politica all’attacco

Davanti ai cancelli della Primotecs di Avigliana si gioca una partita che vale il futuro di oltre 150 lavoratori. Una crisi iniziata mesi fa e che ora rischia di precipitare definitivamente dopo l’ultima decisione arrivata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy: la cassa integrazione non durerà più fino a fine 2026, ma si fermerà al 30 giugno.

Sei mesi in meno che, tradotti nella realtà, significano meno tempo per salvare lo stabilimento, meno tutele per le famiglie e un colpo durissimo alle possibilità di trovare un acquirente.

La reazione è stata immediata. Lunedì 27 aprile lavoratori in sciopero e presidio davanti alla fabbrica, con la presenza di esponenti politici regionali e nazionali. Tra loro le consigliere del Partito Democratico Gianna Pentenero, Nadia Conticelli e Laura Pompeo, che hanno portato la loro solidarietà agli operai.

«La decisione è gravissima e rischia di compromettere definitivamente il futuro della Primotecs – dichiarano –. Sei mesi di ammortizzatori sociali cancellati significano un tempo minore per costruire un percorso industriale credibile e un ulteriore disincentivo per potenziali acquirenti».

La richiesta è chiara: la Regione deve intervenire. «Domani, in Consiglio regionale, chiederemo formalmente che l’assessore al Lavoro Maurizio Marrone riferisca sulla situazione. La Regione non può limitarsi ad assistere».

Una posizione condivisa anche da altri esponenti politici. Il vicecapogruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi, presente al presidio, parla di una situazione ormai insostenibile: «Centocinquanta famiglie non sanno quale sarà il loro destino. Senza ammortizzatori fino a fine anno si condanna lo stabilimento alla chiusura».

Sulla stessa linea la consigliera regionale Valentina Cera, che denuncia il venir meno degli impegni: «Durante il tavolo di crisi era stata garantita la cassa integrazione, che ora invece si interromperà. Ho presentato un’interrogazione urgente».

Al centro della vicenda resta il ruolo del fondo Mutares, proprietario dell’azienda, accusato da più parti di non aver fornito garanzie sul futuro del sito. Un nodo che si intreccia con altre crisi del settore automotive piemontese, come quella della Magna Olsa.

Durissima la posizione della Fiom Cgil Torino, che parla apertamente di “logica predatoria”. «Non accetteremo mai che lo stesso soggetto chiuda uno stabilimento e ne acquisti un altro a pochi chilometri di distanza – afferma il segretario generale Edi Lazzi –. Serve un intervento urgente di Governo e Regione».

La storia della Primotecs è quella di una crisi che si trascina da mesi. A gennaio l’annuncio della possibile chiusura, poi l’accordo per la cassa integrazione fino a fine anno, che sembrava garantire il tempo necessario per una reindustrializzazione. Ora il cambio di rotta improvviso rischia di far saltare tutto.

Il tempo, infatti, è il vero fattore decisivo. Senza ammortizzatori sociali adeguati, mantenere aperto lo stabilimento diventa sempre più difficile. E con una fabbrica ferma o in chiusura, anche l’interesse di eventuali investitori si riduce drasticamente.

Intanto ad Avigliana cresce la tensione. I lavoratori chiedono certezze, le istituzioni sono chiamate a risposte immediate. E la Primotecs diventa sempre più il simbolo di una crisi industriale più ampia, che attraversa il settore automotive e mette in discussione il futuro produttivo del territorio.

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