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27 Aprile 2026 - 14:27
“Prosciutti tedeschi venduti come italiani”: agricoltori torinesi al Brennero contro il falso Made in Italy
Prosciutti “italiani” fatti con carne straniera, latte tedesco trasformato in prodotti tricolori, confetture estere vendute come tipiche. È contro questo sistema che centinaia di agricoltori torinesi sono scesi al valico del Brennero insieme a Coldiretti, dando vita a una mobilitazione nazionale contro il falso Made in Italy alimentare.
Una protesta concreta, non solo simbolica. Al confine, gli agricoltori – affiancati da forze dell’ordine e autorità doganali – hanno controllato alcuni TIR in ingresso in Italia, scoprendo carichi di cosce di maiale provenienti dalla Germania destinate a diventare prosciutto “italiano”, latte importato, cagliate per formaggi, confetture e frutta destinata alla distribuzione nazionale.
Il nodo è tutto nelle regole europee. Oggi, infatti, basta una trasformazione finale – come la salatura o il confezionamento – per poter etichettare un prodotto come italiano, anche se le materie prime arrivano dall’estero. Una pratica che, secondo Coldiretti, alimenta una concorrenza sleale e inganna i consumatori.
Per questo l’organizzazione agricola chiede all’Europa una modifica del Codice doganale e sta coinvolgendo le istituzioni locali in una mobilitazione diffusa. «Martedì scorso una mozione è stata votata all’unanimità anche dal Consiglio regionale del Piemonte – sottolinea Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino – ma ormai sono oltre una cinquantina i Comuni della Città metropolitana che hanno votato mozioni simili e altre saranno votate nei prossimi giorni. Una mobilitazione delle istituzioni che dimostra quanto siano sentite le ragioni a difesa del vero Made in Italy alimentare».

La protesta non riguarda solo l’etichettatura. Al Brennero gli agricoltori hanno denunciato anche le speculazioni sui prezzi di cibo, carburanti e fertilizzanti, spesso giustificate – secondo Coldiretti – con la guerra e le tensioni internazionali, come la situazione nello Stretto di Hormuz.
Una mobilitazione che arriva in un periodo particolarmente delicato per il lavoro agricolo. «Una mobilitazione straordinaria, quella degli agricoltori torinesi insieme ai colleghi di tutta Italia – evidenzia Carlo Loffreda, direttore di Coldiretti Torino – che dimostra quanto le nostre aziende sentano sulla propria pelle il peso della concorrenza sleale, che deprezza i nostri prodotti di qualità soltanto perché importati da Paesi dove non esistono le stesse norme a tutela della salute e dei diritti dei lavoratori».
Al Brennero è stata anche salutata la recente approvazione della legge contro le agromafie, frutto del lavoro dell’Osservatorio guidato dal torinese Giancarlo Caselli.
La battaglia, però, resta aperta. «La battaglia degli agricoltori per la trasparenza e il giusto compenso per il proprio lavoro – conclude Bruno Mecca Cici – è in difesa del nostro lavoro e del futuro delle nostre aziende, ma anche una mobilitazione a sostegno della salute alimentare e della sicurezza dei consumatori».

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