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16 Aprile 2026 - 14:51
Frodi agroalimentari, svolta dopo 11 anni: arriva la nuova legge
Dopo undici anni di attesa, arriva una svolta nella lotta alle frodi agroalimentari. È stata infatti approvata in via definitiva la nuova legge sui reati nel settore, una riforma che introduce strumenti più incisivi per contrastare un fenomeno sempre più complesso e radicato.
Al centro di questo lungo percorso c’è anche il lavoro dell’Osservatorio Agromafie, guidato per anni dal torinese Gian Carlo Caselli, oggi presidente del comitato scientifico della Fondazione. Proprio Caselli ha sottolineato il valore della riforma, parlando di un passaggio “di grande rilievo per il nostro ordinamento”, capace di aggiornare un impianto normativo ormai non più adeguato alle dinamiche attuali.
La nuova legge punta a colmare un vuoto normativo che, per oltre un decennio, ha reso più difficile contrastare le agromafie, ovvero quelle organizzazioni che operano in modo sistematico lungo la filiera alimentare, tra produzione, distribuzione e vendita. Un settore strategico per l’economia italiana, ma anche particolarmente esposto a fenomeni di contraffazione, sofisticazione e sfruttamento.
Uno degli elementi centrali della riforma è il rafforzamento delle pene, soprattutto nei casi in cui le frodi siano riconducibili a strutture criminali organizzate. Un passaggio che segna un cambio di passo importante: non più solo interventi su singoli episodi, ma la possibilità di colpire in modo più efficace sistemi articolati e continuativi.
Accanto all’aspetto repressivo, emerge anche una dimensione culturale. La legge, infatti, riconosce esplicitamente che il cibo non è una merce qualsiasi, ma un bene che richiede una tutela particolare, sia per la sicurezza dei consumatori sia per garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese.
La riforma nasce anche dal lavoro condiviso tra istituzioni e mondo agricolo. In prima linea, insieme alla Fondazione Osservatorio Agromafie, c’è stata Coldiretti, che da anni denuncia l’impatto delle pratiche illegali su un comparto fatto in larga parte di aziende sane.
Soddisfazione è stata espressa anche a livello locale. Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, ha evidenziato come questo risultato rappresenti un riconoscimento concreto per chi lavora onestamente nel settore e un passo decisivo per difendere il Made in Italy agroalimentare da chi tenta di sfruttarlo o falsificarlo.
Dopo oltre un decennio di attesa, dunque, il sistema si dota di nuovi strumenti per affrontare una sfida che non è solo economica, ma anche sociale e culturale. Perché dietro ogni prodotto contraffatto non c’è soltanto un danno commerciale, ma un attacco alla fiducia dei cittadini e alla qualità di una filiera che rappresenta uno dei pilastri dell’identità italiana.

Bruno Mecca Cici
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