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20 Aprile 2026 - 11:01
Giandujotto di Torino verso l’IGP: tradizione, territorio e filiera in attesa del riconoscimento europeo
Il giandujotto, simbolo dolciario di Torino conosciuto in tutto il mondo, è sempre più vicino a un riconoscimento ufficiale che ne certifichi l’origine e la qualità. La candidatura a Indicazione Geografica Protetta (IGP) ha ottenuto il via libera dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare ed è ora pronta per il passaggio decisivo alla Commissione europea.
Un traguardo che, se raggiunto, porterebbe il Giandujotto di Torino a diventare la decima IGP del Piemonte, consolidando ulteriormente il legame tra produzioni agroalimentari e territorio. A sostenere con forza la candidatura è Coldiretti Torino, che vede in questo percorso un’opportunità strategica non solo per il settore dolciario, ma per l’intera filiera agricola locale.
Al centro del disciplinare di produzione c’è uno degli ingredienti chiave: la Nocciola Piemonte IGP, che dovrà essere presente in una percentuale compresa tra il 30% e il 45%. Una scelta che non è solo tecnica, ma identitaria, perché richiama una tradizione consolidata e valorizza una delle eccellenze agricole più rappresentative della regione.
“Il disciplinare prevede una grande valorizzazione della nocciola, prodotto d’eccellenza del Piemonte e del Torinese”, sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici. Un elemento che rafforza il legame tra agricoltura e industria dolciaria, creando una filiera che punta sulla qualità e sulla tracciabilità.
La produzione del Giandujotto di Torino, secondo la proposta, sarà limitata all’intero territorio regionale, garantendo così un controllo rigoroso sull’origine e sulle modalità di lavorazione. Un passaggio fondamentale per distinguere il prodotto autentico dalle imitazioni, sempre più diffuse sui mercati internazionali.
Dietro questo riconoscimento, però, non c’è solo la volontà di tutelare un marchio storico. C’è anche un sistema economico complesso, fatto di aziende agricole, trasformatori e artigiani. La coltivazione del nocciolo, in particolare, rappresenta un tassello sempre più rilevante per il territorio torinese.
Negli ultimi anni, infatti, i noccioleti si sono espansi anche in aree dove tradizionalmente non erano presenti. Oggi, nella provincia di Torino, si contano circa 140 ettari coltivati a Nocciola Piemonte IGP, con 58 aziende coinvolte. A livello regionale, la superficie supera i 1.200 ettari, distribuiti tra oltre 350 imprese, con una concentrazione storica nelle Langhe e nel Monferrato.
Una crescita che riflette sia le condizioni climatiche favorevoli sia l’interesse crescente verso una coltivazione che può garantire redditività e qualità. Il nocciolo, inoltre, contribuisce alla valorizzazione del paesaggio, integrandosi con l’ambiente e migliorando l’equilibrio ecologico del territorio.
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L’eventuale riconoscimento IGP del giandujotto potrebbe rafforzare ulteriormente questa filiera, creando nuove opportunità per i produttori locali. “I corilicoltori torinesi stanno contribuendo in modo sensibile a garantire materia prima di qualità per l’industria dolciaria e l’artigianato”, evidenzia Mecca Cici.
Un sistema che punta anche sulla filiera corta, con l’obiettivo di offrire un prodotto sempre più legato al territorio, riducendo la dipendenza da materie prime importate. Un aspetto particolarmente rilevante in un contesto globale segnato da volatilità dei mercati e tensioni sui prezzi.
Ma accanto alle prospettive positive emergono anche criticità. Il settore della corilicoltura, infatti, è sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico e alle dinamiche speculative internazionali.
Le grandinate primaverili, sempre più frequenti, gli attacchi di nuovi insetti e le periodiche siccità stanno mettendo sotto pressione le produzioni, riducendo le rese e aumentando i costi per gli agricoltori. Una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende.
“Quando la speculazione mondiale e il clima fanno crollare le produzioni e il reddito, i problemi degli agricoltori diventano problemi di tutti”, avverte Coldiretti. Un messaggio che richiama l’attenzione dei consumatori, invitati a riconoscere il valore delle produzioni locali e le difficoltà che si nascondono dietro ogni prodotto di qualità.
Il caso della Nocciola Piemonte IGP diventa così emblematico di una sfida più ampia, che riguarda l’intero sistema agroalimentare: coniugare tradizione e innovazione, garantendo al tempo stesso sostenibilità economica e ambientale.
Il giandujotto, in questo scenario, rappresenta molto più di un semplice cioccolatino. È un simbolo culturale, un elemento identitario e un motore economico. Il riconoscimento IGP potrebbe rafforzarne il valore, ma anche aumentare le responsabilità lungo tutta la filiera.
Ora la parola passa all’Europa. La valutazione della Commissione sarà decisiva per stabilire se il Giandujotto di Torino potrà entrare ufficialmente nel sistema delle denominazioni protette.
Nel frattempo, il territorio si prepara. Tra aspettative e consapevolezza delle sfide, il percorso verso l’IGP segna un passaggio importante per una delle eccellenze più rappresentative del Piemonte. Un riconoscimento che, se confermato, non certificherà solo la qualità di un prodotto, ma anche la storia e il lavoro di un’intera comunità.
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