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16 Febbraio 2026 - 16:10
Ducati vola, ma Pecco frena: il dominio continua e Bagnaia ora deve riprendersi la scena
Cinque anni che hanno cambiato la storia recente della MotoGP. La Ducati è passata da inseguitrice ambiziosa a punto di riferimento assoluto del paddock. Tutto comincia nel 2021: il titolo va a Fabio Quartararo, ma il secondo posto di Pecco Bagnaia è il primo segnale di un ciclo che sta per esplodere. Da lì in avanti, Borgo Panigale non si è più voltata indietro.
Nei quattro anni successivi arrivano i trionfi mondiali: due volte con Bagnaia, poi con Jorge Martin e infine con Marc Marquez. Una sequenza impressionante che ha consolidato la superiorità tecnica della Rossa e che, guardando ai valori in pista, sembra poter proseguire anche nel 2026. Dietro questo dominio c’è una firma precisa: quella di Gigi Dall’Igna, direttore generale e mente tecnica del progetto.
Il 2025, in particolare, è stato l’anno della completezza. Non solo vittorie, ma una squadra compatta, capace di portare tutti i piloti al vertice. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Dall’Igna ha fatto un bilancio chiaro: «Senza dubbio, è stato un anno meraviglioso. Direi che gli ultimi anni sono stati tutti anni bellissimi... Tutti i nostri piloti nel 2025 sono riusciti a salire sul podio e quattro di loro hanno vinto una gara. È stato sicuramente un anno meraviglioso». Parole semplici, ma che raccontano un dominio tecnico e organizzativo difficile da scalfire.
Non tutto, però, è stato perfetto. La nota stonata riguarda proprio Pecco Bagnaia. Il piemontese ha chiuso l’ultima stagione al quinto posto in classifica generale, con appena due successi, ad Austin e Motegi. Troppo poco per uno che aveva abituato tutti a lottare per il titolo. Dall’Igna non si nasconde e, sempre alla Gazzetta, ammette: «Non siamo riusciti a mettere Pecco nelle condizioni per dare il meglio di sé come avrebbe potuto. A volte le cose non vanno come vuoi tu, ma come vogliono andare loro. Nessuno rende sempre tutto al meglio. Ma alla fine l’equilibrio è assolutamente positivo».

Una riflessione lucida, che evita processi sommari. In un team vincente può capitare che un ingranaggio non funzioni alla perfezione. L’importante, per Ducati, è che la struttura resti solida. E i numeri dicono proprio questo.
C’è poi il tema delle concessioni, assenti anche per la prossima stagione. Un dettaglio regolamentare che pesa più di quanto sembri. Senza possibilità di test extra e con meno gomme a disposizione, lo sviluppo diventa più complicato. «Sicuramente il fatto di non riuscire a provare e di avere meno gomme a disposizione rende molto più difficile lo sviluppo. Nel 2025 abbiamo azzardato poco. La moto era molto simile alla 2024, poi l'abbiamo sviluppata durante l'anno. Ma avere le concessioni ti permette di sviluppare di più e dare il massimo ai propri piloti. Siamo stati costretti a fare delle prove durante le gare, ma non è il modo migliore per provare. Non c'è mai il tempo a disposizione per fare bene le prove», ha spiegato Dall’Igna alla Gazzetta dello Sport.
Tradotto: Ducati vince, ma lo fa senza vantaggi regolamentari. E questo rende il risultato ancora più pesante. La sensazione è che il ciclo non sia affatto al tramonto. Con una base tecnica solida, piloti competitivi e una guida tecnica esperta, Borgo Panigale si presenta al 2026 con l’etichetta di favorita.
Nel motociclismo nulla è scontato. Ma se c’è una certezza negli ultimi anni, è che per vincere il Mondiale bisogna passare dalla Ducati. E finché la regia resta nelle mani di Dall’Igna, il copione difficilmente cambierà.
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